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Controlli serrati nei campi rom di Napoli: rifiuti pericolosi e veicoli abbandonati a Poggioreale

Napoli – Durante i controlli effettuati nel campo rom di via Grimaldi, nel quartiere Poggioreale, i militari hanno dovuto affrontare la questione della sicurezza ambientale. Sono stati rinvenuti e sequestrati ben 500 metri quadrati di rifiuti speciali pericolosi e non, oltre a due veicoli in stato di abbandono, subito rimossi.

L’operazione tra sicurezza e attenzione umanitaria

Le attività hanno portato all’identificazione di 47 persone, di cui 7 già note alle forze dell’ordine. L’operazione, oltre a contrastare il degrado e i possibili illeciti legati allo smaltimento illegale di rifiuti, si inserisce in un percorso di monitoraggio continuo che punta a tutelare sia la legalità sia le condizioni di vita delle famiglie presenti nei campi.

Rider in piazza a Napoli: «Giù le mani da Glovo». Scontro tra Ugl e Cgil

Napoli – Una piazza divisa, due visioni opposte del lavoro. Napoli è stata teatro venerdì 20 marzo di una manifestazione di rider organizzata dalla Ugl, che ha trasformato il cuore della città in un campo di tensione sindacale.

I lavoratori del food delivery — radunati in piazza Dante e poi confluiti in corteo fino a piazza del Plebiscito, sede della prefettura — hanno scandito slogan inequivocabili: “Non vogliamo il contratto”, “Giù le mani da Glovo”, “Lottiamo per restare liberi. Viva l’autonomia”.

Con loro il segretario generale Ugl Paolo Capone, che ha rivendicato il diritto dei rider a scegliere il lavoro autonomo senza essere inquadrati come dipendenti: «Non può esistere che qualcuno voglia ridurre questa categoria a lavoratori dipendenti contro la loro volontà».

La Cgil contro la Ugl: “Assalto squadrista con petardi”

La giornata, però, ha preso una piega ben più tesa. La Cgil Napoli e Campania ha denunciato pubblicamente «cori ostili e petardi esplosi nei pressi della sede della Camera del lavoro metropolitana», parlando apertamente di «vile strumentalizzazione» da parte della Ugl.

Per il sindacato di sinistra, la protesta ha assunto «le sembianze di un assalto squadrista, con minacce urlate e petardi esplosi». La Cgil non arretra sulla sua posizione: il contratto siglato da Ugl con Glovo e Deliveroo è definito «pirata», e il sindacato ribadisce che la propria battaglia per i diritti dei rider «è giusta e di civiltà», citando le recenti indagini della Procura di Milano come prova di quello che considera «una forma legalizzata di sfruttamento e caporalato».

Domenico: il 14 aprile la messa presieduta dal cardinale Battaglia

La famiglia di Domenico ha annunciato che la messa in suffragio si terrà il prossimo 14 aprile, alle ore 19, nella parrocchia Maria Santissima della Stella a Nola. L’ordinario sarà presieduto dall’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, in un momento solenne di preghiera e raccoglimento.

Un altro momento di preghiera

Oggi è previsto un altro momento di preghiera in memoria di Domenico, ma in forma strettamente privata, riservato alla cerchia più stretta dei parenti e degli amici più vicini.

Il ringraziamento ai giornalisti

La famiglia Caliendo ha voluto ringraziare particolarmente i giornalisti e gli operatori dell’informazione “per il lavoro svolto egregiamente in questi giorni, ma soprattutto per la vicinanza e per l’enorme sensibilità e il rispetto dimostrato in questi giorni così complessi, mostrando un’umanità non scontata e non passata certamente inosservata”.

Fiume Sarno, nuovi sigilli anti-inquinamento: sequestrata azienda di macellazione a Sant’Antonio Abate

Scarichi illegali e rifiuti incontrollati: stop al ciclo produttivo inquinante

Sant’Antonio Abate – I militari del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale (NIPAF) di Napoli hanno eseguito un sequestro preventivo d’urgenza nei confronti di un’azienda specializzata nella produzione di carni e prodotti di macellazione, situata nel comune di Sant’Antonio Abate (NA).

L’operazione rientra nelle attività investigative pianificate e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, in collaborazione con il Comando Regionale Carabinieri Forestale, finalizzate a contrastare le cause di inquinamento del fiume Sarno e dei suoi affluenti.

Scarichi illegali e rifiuti incontrollati: stop al ciclo produttivo inquinante

Si inserisce nel Protocollo d’intesa siglato il 17 dicembre 2025 tra le Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, le Procure Generali di Napoli e Salerno, l’ARPAC e le forze di polizia giudiziaria specializzate in materia ambientale.Gli accertamenti hanno evidenziato gravi violazioni al Testo Unico Ambientale (d.lgs. 152/2006): inosservanza dell’autorizzazione integrata ambientale (art. 29-quattordecies, comma 3 lett. b);
scarico di acque reflue industriali senza titolo autorizzativo (artt. 124 e 137);
deposito incontrollato di rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi (artt. 192, 255 comma 1.1 e 255-ter comma 1).

In particolare, è emerso che le acque di processo derivanti dalla macellazione venivano convogliate direttamente nella condotta fognaria comunale, bypassando completamente l’impianto di depurazione aziendale, che risultava non funzionante.

Inoltre, sono stati rinvenuti ingenti quantitativi di rifiuti solidi speciali (anche pericolosi) depositati in aree non autorizzate e in violazione delle norme vigenti.Per interrompere la prosecuzione dei reati e prevenire ulteriori danni ambientali, i Carabinieri hanno posto i sigilli all’intero plesso aziendale, alla condotta di scarico (immediatamente tombata), a sei vasche interrate e alle zone utilizzate come deposito temporaneo di rifiuti.L’intervento si aggiunge agli altri già eseguiti nell’ambito del piano “Rinascita Sarno”, che mira a debellare le fonti di inquinamento cronico del fiume, uno dei corsi d’acqua più compromessi d’Europa. Le indagini proseguono per verificare eventuali responsabilità penali e per identificare ulteriori criticità lungo il bacino idrografico.

Droga in carcere, scoperto passaggio durante il colloquio: arrestata una donna

Ancora un colpo al traffico di stupefacenti all’interno degli istituti penitenziari. Nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, nella giornata del 19 marzo, la Polizia Penitenziaria ha intercettato un tentativo di introduzione di droga durante un colloquio tra un detenuto e la sua compagna.

L’episodio si è verificato nell’area destinata agli incontri con i familiari, dove gli agenti hanno notato movimenti sospetti. Secondo quanto ricostruito, il detenuto avrebbe ricevuto furtivamente un oggetto dalla donna, nascondendolo negli slip nel tentativo di eludere i controlli.

Il sequestro: cocaina nascosta e droga in casa

La successiva perquisizione personale ha permesso di rinvenire un involucro sottovuoto contenente 62 grammi di cocaina, risultato positivo al test rapido. La sostanza è stata immediatamente sequestrata.

L’attività investigativa è poi proseguita con una perquisizione nell’abitazione della donna, dove sono stati trovati ulteriori 70 grammi di hashish. Per lei è scattato l’arresto e il trasferimento nel carcere di Secondigliano.

Il ruolo della Polizia Penitenziaria

L’operazione, condotta dal personale in servizio e coordinata dal comandante di reparto, conferma l’attenzione costante sul fronte della sicurezza interna e del contrasto ai traffici illeciti nelle carceri.

Determinante si è rivelata la vigilanza degli agenti in servizio nella sala colloqui, considerata uno dei punti più sensibili per il rischio di introduzione di sostanze vietate.

I sindacati: “Fondamentale il lavoro degli agenti”

Sull’episodio sono intervenuti i rappresentanti del Si.N.A.P.Pe, che hanno espresso apprezzamento per l’operazione.

Luigi Vargas, segretario generale aggiunto, ha sottolineato come “la Polizia Penitenziaria rappresenti un baluardo contro l’illegalità che tenta di infiltrarsi negli istituti”, evidenziando la professionalità del personale coinvolto.

Sulla stessa linea Pasquale Gallo, segretario nazionale, che ha ribadito la necessità di riconoscere formalmente il lavoro degli agenti, chiedendo un adeguato riconoscimento premiale per il personale impegnato.

Infine Giuseppe Del Gaudio ha parlato di “risposta operativa efficace”, ribadendo la necessità di valorizzare il lavoro quotidiano degli operatori.

La richiesta: più risorse e strumenti

Il sindacato ha infine rilanciato la richiesta di maggiori investimenti in tecnologie e organico, ritenuti indispensabili per rafforzare l’attività di contrasto ai traffici illeciti negli istituti penitenziari.

Un intervento che, secondo il Si.N.A.P.Pe, rappresenta un ulteriore segnale della capacità di risposta dello Stato nella difesa della legalità anche all’interno delle carceri.

GoWave supera i test a bordo della Rosaria Lauro: nuovo device per la mobilità integrata

Un passo avanti nella mobilità integrata e nella connettività avanzata: il device GoWave, sviluppato dalla start up Shipping Factory del Gruppo Space Factory, ha superato con successo i test di qualifica a bordo della nave “Rosaria Lauro” della compagnia Alilauro.

GoWave è un orchestratore di nuova generazione che combina connettività satellitare multi-orbita e terrestre, consentendo di ottimizzare i provider di connessione in base alla posizione, ridurre i costi e garantire continuità operativa, sicurezza informatica e gestione avanzata dei dati a bordo di mezzi mobili come navi, piattaforme e veicoli speciali. La tecnologia integra failover geo-aware e cost-aware, bonding su link a bassa latenza, satellite roaming multi-provider e componenti AI per la cybersecurity con elaborazione edge.

I test a bordo della “Rosaria Lauro”, realizzati in collaborazione con il Gruppo Lauro, seguono le prove già condotte in laboratorio e su imbarcazioni, e si inseriscono nell’accordo commerciale tra Shipping Factory e Telespazio, società del gruppo Leonardo leader nei servizi satellitari e nei sistemi di geoinformazione e navigazione.

«I test di stamattina confermano la dinamicità della nostra Regione nel settore dell’innovazione spinta – spiega Riccardo Monti, Board di Shipping Factory –. Prodotti come GoWave, che integrano intelligenza artificiale, cybersecurity e gestione delle connessioni Sat/5G, sono il frutto di un lavoro tecnico di altissimo livello e di una visione chiara dei trend del mercato».

Salvatore Lauro, presidente del Gruppo Lauro, sottolinea l’impatto della tecnologia sul settore marittimo: «Abbiamo creduto sin dall’inizio nel progetto GoWave, convinti che migliorerà le performance delle nostre unità e rappresenterà un tassello fondamentale per la navigazione del futuro».

Shipping Factory fa parte del Gruppo Space Factory, noto per le tecnologie innovative per il rientro controllato di satelliti e per microsatelliti come IRENESAT-ORBITAL, dotati della tecnologia di protezione termica IRENE®. Il Gruppo Lauro, con circa 50 navi e cinque milioni di passeggeri all’anno, punta a integrare sempre più innovazioni tecnologiche nelle proprie rotte nel Golfo di Napoli.

Villaricca, garage trasformato in officina abusiva: arrestato 44enne

Un garage apparentemente abbandonato nascondeva un’attività illegale. A Villaricca, i carabinieri della locale stazione, durante un pattugliamento nella zona rurale, hanno scoperto in via Corigliano un garage trasformato in una vera officina abusiva. La porta mostrava vetri rotti e ruggine, mentre all’interno i militari hanno trovato banchi da lavoro, scaffali disordinati e tutto il materiale necessario per riparazioni meccaniche e di carrozzeria.

All’arrivo dei carabinieri, un uomo di 44 anni, il titolare dell’attività, ha cercato di giustificare l’uso del garage sostenendo che si trattasse di oggetti personali, ma le spiegazioni non hanno convinto. La zona esterna, invece, era stata adibita a discarica a cielo aperto, aggravando la situazione.

Tutto il materiale è stato sequestrato e il 44enne incensurato è stato arrestato per reati di natura ambientale. È ora in attesa di giudizio, mentre i carabinieri hanno sottolineato l’importanza dei controlli per prevenire attività abusive e pericolose sul territorio.

Casavatore, scatta la trappola per l’estorsore: manette dopo l’inseguimento

Casavatore – Un tentativo di estorsione finito con le manette ai polsi e una denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. È questo il bilancio dell’operazione condotta ieri dagli agenti del Commissariato di Afragola, che hanno tratto in arresto un 52enne residente a Casavatore, accusato di aver preteso denaro da un cittadino per restituirgli beni di sua proprietà.

Il ricatto del capannone

La vicenda ha avuto inizio nei giorni scorsi, quando la vittima è stata contattata dall’indagato. La richiesta era chiara e illegittima: per poter recuperare del materiale custodito all’interno di un capannone – locale di cui la vittima non detiene più la proprietà – era necessario pagare una somma di denaro. Un vero e proprio riscatto forzoso che ha spinto la persona offesa a rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine.

La trappola e l’appuntamento

Sotto la guida investigativa dei poliziotti di Afragola, è scattato il piano per incastrare il 52enne. Seguendo le indicazioni degli operatori, la vittima ha finto di assecondare le richieste dell’estorsore, concordando un luogo e un orario per la consegna della busta con i contanti. L’obiettivo era agire in totale sicurezza, senza destare i sospetti dell’uomo.

Il blitz e la resistenza

Ieri pomeriggio, al momento dello scambio, gli agenti si sono appostati in zona, pronti a intervenire. Il 52enne è giunto sul posto a bordo della propria auto, ha ritirato il denaro pattuito e ha tentato di allontanarsi velocemente. In quel momento è scattato il blitz: i poliziotti hanno sbarrato la strada al veicolo e, nonostante l’indagato abbia opposto una strenua resistenza per evitare il fermo, sono riusciti a bloccarlo.

Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato tratto in arresto e messo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Napoli Est, al via la cura delle aree verdi nel Rione Villa a San Giovanni a Teduccio

Un nuovo volto per il Rione Villa a San Giovanni a Teduccio. Da ieri sono partiti i lavori di cura e manutenzione delle aree verdi di piazza Capri, piazza Procida e piazza Ischia, in un’iniziativa che unisce rigenerazione urbana e partecipazione sociale. L’intervento nasce dall’accordo tra l’associazione Est(ra)Moenia e 100x100Naples e rappresenta il primo progetto di cura del verde a Napoli Est per la realtà guidata da Ettore Morra.

L’intesa prevede l’affidamento senza fini di lucro di circa 5.000 metri quadrati di spazi pubblici, nell’ambito della convenzione sottoscritta con il Servizio Verde Pubblico del Comune e la Sesta Municipalità. Gli interventi, programmati con cadenza bisettimanale per i prossimi tre anni, includeranno manutenzione dei prati, potatura delle piante, sistemazione dei cordoli e interventi stagionali mirati.

«Questo intervento rappresenta per noi un tassello fondamentale di un disegno più ampio – afferma Ambrogio Prezioso, presidente di Est(ra)Moenia –. La rigenerazione urbana passa dalla cura quotidiana dei luoghi e dalla costruzione di presenze stabili. Il Rione Villa è strategico per San Giovanni a Teduccio, vicino al polo universitario e alla fermata della metropolitana, e vogliamo collegare questo lavoro ad altri progetti sul territorio, come la campagna per la riapertura del Supercinema Teatro SuperNest, chiuso da 44 anni».

«Portare 100x100Naples a Napoli Est significa restituire dignità ai luoghi e costruire relazioni con le comunità che li abitano – spiega Ettore Morra –. Questo intervento va oltre la manutenzione del verde: attiva un processo di rigenerazione complessivo, in cui piazze e spazi pubblici diventano punti di aggregazione e stimolo culturale. A breve partirà anche un progetto dedicato ai bambini».

Le aree, oggi segnate da degrado e abbandono, trovano così nuova vita grazie a un impegno costante che combina cura del verde, progettualità culturale e partenariato pubblico-privato, restituendo al quartiere piazze più vivibili e spazi di comunità.

«Tutti apparteniamo ai Mazzarella e ai Licciardi»: il summit alla Masseria Cardone e l’accordo sulle truffe

Ci sono affari che impongono di seppellire, almeno temporaneamente, decenni di guerre di camorra. Quando Ciro Mazzarella capisce che il futuro del crimine non è più solo nelle estorsioni o nelle piazze di spaccio, ma viaggia sui circuiti telematici delle carte di credito, sa di dover fare un passo falso, o meglio, un passo oltre il proprio territorio.

Ha incassato il via libera dal cugino Michele Mazzarella e ha ascoltato le perizie tecniche del suo consulente, Gennaro Brusco. Ma per entrare nel business delle frodi bancarie serve la “materia prima”: i dati. E a Napoli, il monopolio dei dati è nelle mani della Masseria Cardone. Nelle mani del clan Licciardi.

Le oltre 900 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Luca Della Ragione con la quale sono finiti in carcere dodici esponenti di spicco della cosca mentre altri quattro hanno ricevuto il divieto di dimora in Campania e altri 16 sono indagati a piede libero, descrivono un avvicinamento cauto.

Ciro Mazzarella manda i suoi emissari, il genero Aniello Evangelista e Marco Ostroschi (detto zAnna bianca), nel cuore del territorio nemico per chiedere un’udienza ad Antonio Licciardi. L’incontro si fa. E Mazzarella ottiene ciò che vuole: l’accesso a Gennaro Cuomo, alias o’ spillo, l’uomo che gestisce il traffico di carte per conto dei Licciardi.

Il listino prezzi e il summit a “La Birreria”

È la sera del 12 marzo 2022. Le microspie piazzate dagli investigatori nell’appartamento di Ciro Mazzarella registrano il resoconto di un summit operativo appena concluso. Sono le 22:00. Attorno al tavolo ci sono Ciro, la moglie Carmela Di Martino, la figlia, e i due generi, Salvatore Quintiliano ed Aniello Evangelista.

Evangelista è appena tornato dalla Masseria Cardone, dove ha incontrato Cuomo nei pressi del centro commerciale “La Birreria”. Fa il suo resoconto ai vertici della famiglia. La trattativa è stata serrata e o’ spillo ha imposto le sue regole commerciali.

«Volevamo prenderne cinquanta – riferisce Evangelista, ricostruendo l’incontro – ma mi ha forzato ad acquistare un pacchetto unico da 90 carte».

Il prezzo è fissato: 100 euro al pezzo. Un investimento totale di 9.000 euro che il clan decide di rateizzare. Dalle intercettazioni emerge la contabilità spicciola della truffa: Evangelista ha versato 5mila euro in contanti come anticipo, garantendo che i restanti 4mila sarebbero stati saldati l’indomani, domenica 13 marzo. La consegna materiale del “plico” è fissata per lunedì 14 marzo, sempre alla Masseria Cardone.

Il sovrapprezzo per i dati sensibili

Ma una carta clonata, da sola, serve a poco se non si hanno gli strumenti per aggirare l’anagrafica bancaria. Ed è qui che il listino di Cuomo si arricchisce. Con un sovrapprezzo di circa 30 euro a carta, o’ spillo garantisce un servizio “premium”: codici fiscali e numeri di telefono associati a ogni singola tessera. È il kit perfetto per eludere i blocchi di sicurezza.

Un servizio che, come concordato tra gentiluomini del crimine, verrà pagato “a babbo morto”: Cuomo incasserà il sovrapprezzo solo dopo che il gruppo Mazzarella avrà iniziato a lavorare e monetizzare le carte. È un’apertura di credito fiduciaria impressionante. Ma dietro c’è un malinteso di fondo: Gennaro Cuomo non sa che Evangelista lavora per i Mazzarella. Pensa di rifornire cani sciolti.

«Se l’avesse saputo – si ascolta nelle registrazioni delle 23:00 della stessa sera – avrebbe interrotto ogni rapporto. I Licciardi non avrebbero mai acconsentito che un loro referente favorisse i Mazzarella».

Eppure, a un livello più alto, l’accordo c’è. Il 16 marzo, parlando con la moglie, Ciro Mazzarella rievoca il suo incontro proprio con Antonio Licciardi e detta la nuova linea geopolitica della criminalità napoletana:

«Gli dissi: io o’ panzini… stammi a sentire, al fratello noi queste cose non le facciamo… ma purtroppo tutti quanti apparteniamo al Licciardi, tutti apparteniamo ai Contini e tutti apparteniamo ai Mazzarella…».

1.continua

(nella foto da sinistra in alto Ciro Mazzarella, Antonio Licciardi, Michele Mazzarella e Alberto Mazzarella; in basso sempre da sinistra Gennaro Busco, Emanuele Brusco, Ferdinando Coronella e Marco Ostroschi)

 

 

Mi batte il corazon: esordio da record per la commedia di Peppe Iodice

Esordio col botto per “Mi batte il corazon”, la commedia con protagonista Peppe Iodice, che ha conquistato il pubblico già dal primo giorno di programmazione. Secondo i dati Cinetel, il film ha registrato la miglior media copia, con 1.194 euro, risultando il primo italiano per incassi e il secondo assoluto sul totale delle uscite.

Sale piene e spettatori coinvolti hanno accolto con entusiasmo la storia diretta da Francesco Prisco: il film racconta la vicenda di un giornalista di una piccola emittente locale, che conduce una vita ordinaria fino a morire d’infarto. Ma durante il suo funerale si risveglia nella bara e affronta un inferno personale fatto di burocrazia assurda, confessioni esplosive e momenti di tenerezza, scoprendo che le seconde opportunità servono soprattutto a conoscersi davvero.

«Per me è un risultato clamoroso – ha detto Iodice –. Vedere il pubblico riempire le sale, ridere e divertirsi con il film già dal primo giorno è un’emozione enorme. Mi batte il corazon è nato con l’idea di regalare leggerezza e far stare bene le persone, e ricevere questo affetto così forte dal pubblico è la soddisfazione più grande».

Soddisfazione anche per Andrea e Alessandro Cannavale di Run Film, produttori e distributori dell’opera: «Le sale piene e l’entusiasmo del pubblico sono il segnale più bello per un film che punta sulla comicità e sull’energia di Peppe Iodice. È un risultato che ci rende orgogliosi e conferma il grande legame tra Peppe e il suo pubblico».

Accanto a Iodice, il cast include Ivana Lotito, Francesco Procopio, Yari Gugliucci, Ivan Castiglione, Gianni Ferreri, Maria Bolignano, Francesco Mastandrea, Nicola Bello, Gianni Parisi, Alan De Luca, con le partecipazioni di Antonio Milo e Gigi Savoia e l’esordio cinematografico delle figlie di Iodice, Sofia e Gloria. La colonna sonora è affidata ad Adriano Pennino, con brani di Gigi D’Alessio e Gabriele Esposito, a suggellare un mix di comicità, emozione e musica che ha già conquistato il pubblico italiano.

A Napoli una strada intitolata a Ilaria Alpi: memoria e coraggio a Scampia

Scampia celebra la memoria e il coraggio. Questa mattina, lungo la parallela di via Baku che conduce all’Istituto comprensivo statale «10º Ilaria Alpi-Carlo Levi», una strada è stata ufficialmente intitolata alla giornalista Ilaria Alpi, assassinata insieme al cineoperatore Miran Hrovatin nel 1994 in Somalia, mentre lavorava come inviata del Tg3.

«È importante che questo evento si sia svolto a Scampia per testimoniare la memoria, il rispetto e l’affetto della nostra città nei confronti di questa donna e del suo operatore, uccisi 32 anni fa a Mogadiscio», ha sottolineato la vicesindaca Laura Lieto. «È anche un’occasione per ribadire il sostegno alla libertà di stampa e al diritto all’informazione. Questo è un tempo difficile per chi fa inchiesta, soprattutto nei teatri di guerra alle porte dell’Europa, e per questo assume ancora più significato l’intitolazione di questa strada a Ilaria Alpi».

Alla cerimonia erano presenti anche gli studenti dell’istituto, che hanno esposto disegni raffiguranti la giornalista con la scritta «giornalista coraggiosa». «Per i nostri ragazzi Ilaria Alpi è un’amica, la conoscono bene», ha spiegato la dirigente scolastica Sandra Santomauro. «Abbiamo fatto nostro lo slogan che caratterizzava il suo lavoro di inchiesta: “a schiena dritta”».

Giuliana Cacciapuoti, arabista e curatrice dell’archivio Alpi, ha ricordato come il lavoro della giornalista continui a parlare alle nuove generazioni: «L’archivio mostra la grandissima capacità investigativa di Ilaria Alpi e quanto i temi che affrontava siano ancora oggi di grande attualità. Intitolare una strada a lei è un segno significativo, al quale i giovani possono ispirarsi per essere cittadini consapevoli e impegnati nel nome della verità e della giustizia».

Epatite A a Napoli, casi aumentati di 41 volte rispetto all’ultimo triennio. Stop ai frutti di mare crudi

Napoli fronteggia un’impennata preoccupante dei casi di epatite A. Dal primo gennaio a oggi, nel territorio dell’Asl Napoli 1 Centro sono stati registrati 65 casi di infezione da virus A, un aumento dieci volte superiore alla media decennale e 41 volte quella degli ultimi tre anni. Il dato emerge dal Dipartimento di Prevenzione dell’Asl, che ha segnalato l’andamento al Comune di Napoli.

La distribuzione dei casi mostra un’accelerazione preoccupante: 3 a gennaio, 19 a febbraio e 43 solo nei primi 19 giorni di marzo. Di fronte a questa impennata, il sindaco Gaetano Manfredi ha adottato un’ordinanza che vieta il consumo di frutti di mare crudi nei negozi e raccomanda ai cittadini di evitarli anche a casa. La misura arriva in coordinamento con il rafforzamento dei controlli da parte della Regione lungo l’intera filiera dei molluschi bivalvi, considerati tra i principali veicoli di trasmissione del virus.

L’epatite A, malattia a trasmissione orofecale, può diffondersi tramite cibi o acqua contaminati o contatti ravvicinati con persone infette. I sintomi includono febbre, nausea, dolori addominali, urine scure e ittero, anche se nei bambini può presentarsi senza manifestazioni evidenti. La vaccinazione resta il principale strumento di prevenzione, affiancata da igiene personale e attenzione alla cottura degli alimenti.

Panico nella notte a Marcianise: mitra e kalashnikov in sella alle moto. Ma era un video per i social

Scene da far west in piena notte a Marcianise, che per qualche minuto si è trasformata nel set involontario di quella che sembrava una vera e propria incursione criminale.

Automobilisti terrorizzati hanno inondato di chiamate il centralino del 112: “Ci sono uomini armati in moto”. A scatenare il panico in via Fuccia, nella zona del mercato, sono stati due centauri che sfrecciavano nel buio brandeggiando pericolosamente armi automatiche. Un incubo a occhi aperti per chi transitava in strada, convinto di essersi trovato nel mezzo di un commando pronto a fare fuoco.

L’intervento dei carabinieri e la scoperta

In una manciata di minuti, le gazzelle del Nucleo Operativo e Radiomobile della locale Compagnia sono piombate sul posto a sirene spiegate. I militari si sono trovati di fronte automobilisti impauriti e sotto shock, ma la realtà dei fatti si è rivelata ben diversa da un agguato di camorra, seppur grave sul piano dell’ordine pubblico.

I protagonisti della folle corsa armata erano un ventiduenne e un trentaseienne, entrambi originari della provincia di Salerno. I due non stavano preparando un reato di sangue, ma stavano semplicemente registrando un video a effetto, destinato a raccogliere visualizzazioni sui propri canali social.

L’arsenale finto e la denuncia

I militari dell’Arma hanno bloccato i finti killer e avviato immediatamente i controlli. Le verifiche si sono allargate a un furgone Ford Tourneo parcheggiato in zona, noleggiato nel Salernitano da una società riconducibile a uno dei fermati. Durante la perquisizione del veicolo è spuntato fuori l’arsenale utilizzato per la sceneggiata: due pistole mitragliatrici, un fucile d’assalto tipo Kalashnikov e una pistola a tamburo.

Si trattava di armi sceniche, ma talmente realistiche da ingannare chiunque. A peggiorare la situazione e a rendere l’inganno perfetto, la totale assenza del tappo rosso identificativo, obbligatorio per legge.

Tutto l’equipaggiamento è finito sotto sequestro penale in attesa del trasferimento all’Ufficio Corpi di Reato. Per i due “registi” improvvisati è scattata una inevitabile denuncia a piede libero per procurato allarme, con il fascicolo ora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria.

Mariglianella, ingerisce ovuli di cocaina durante il controllo: arrestato 37enne

Mariglianella – Una pattuglia dei carabinieri impegnata nel controllo del territorio ha notato due auto ferme in un parcheggio semi-deserto nei pressi di un distributore di carburanti, in via XI Settembre. L’attenzione dei militari è stata attirata da uno dei veicoli, con la luce interna accesa.

Avvicinandosi per un controllo, i carabinieri hanno visto una mano sporgere da una delle vetture con qualcosa stretto nel pugno. A quel punto è scattato l’intervento: una delle due auto si è data alla fuga, mentre nell’altra è rimasto un 37enne già noto alle forze dell’ordine.

Controlli serrati in via XI settembre

L’uomo ha tentato di sottrarsi al controllo colpendo un militare con la portiera e barricandosi all’interno dell’auto. Nel tentativo di eliminare le prove ha ingerito due ovuli di cocaina, ma è stato rapidamente bloccato. Durante la perquisizione, i carabinieri hanno trovato addosso al 37enne 13 dosi di cocaina già confezionate per la vendita e 90 euro in contanti.

L’uomo è stato arrestato con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. Attualmente si trova in attesa di giudizio.

Sant’Agnello, occupò il sagrato della chiesa con 5 camion: imprenditore a processo

La Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha disposto la citazione a giudizio di Salvatore Langellotto, attualmente detenuto per altra causa in esecuzione di una condanna definitiva.

L’uomo dovrà comparire davanti al giudice monocratico del Tribunale di Torre Annunziata per rispondere dei reati di invasione di terreni ed edifici e danneggiamento, contestati per fatti avvenuti il 30 dicembre 2023 a Sant’Agnello.

Secondo l’accusa, Langellotto avrebbe occupato arbitrariamente il sagrato della chiesa dei Santi Prisco e Agnello parcheggiando cinque camion riconducibili alla società “Napoli Uno”. I mezzi sarebbero stati introdotti nell’area — di proprietà comunale e solitamente chiusa con catena e lucchetto — senza alcuna autorizzazione.

Le manovre dei veicoli, stando alla ricostruzione degli inquirenti, avrebbero inoltre provocato la paralisi del traffico veicolare nella zona. Non solo: i camion furono poi benedetti dal parroco e lo stesso Langellotto diffuse il video della cerimonia su diverse piattaforme social.

La prima udienza del processo è fissata per il 15 settembre 2026.

Le altre accuse: aggressione e stalking

Langellotto è già imputato, sempre davanti al Tribunale di Torre Annunziata, in un altro procedimento per minacce e lesioni aggravate ai danni di Claudio d’Esposito, presidente del WWF Terre del Tirreno. L’episodio risale al 26 marzo 2023, quando l’attivista sarebbe stato aggredito e picchiato riportando la frattura di una costola e lesioni giudicate guaribili in oltre quaranta giorni.

Alla base dell’aggressione, secondo la Procura, vi sarebbero contrasti legati alle denunce presentate da d’Esposito in materia ambientale, ritenute lesive degli interessi imprenditoriali dell’imputato nel settore edilizio.

Nello stesso procedimento, Langellotto è accusato anche di stalking nei confronti del giornalista del Fatto Quotidiano Vincenzo Iurillo. Tra aprile 2023 e gennaio 2024, l’uomo avrebbe posto in essere una serie di minacce e molestie tali da provocare nella vittima un grave e perdurante stato d’ansia, costringendola a modificare le proprie abitudini di vita e incidendo anche sull’attività professionale.

Le presunte condotte persecutorie sarebbero collegate proprio all’attività giornalistica di Iurillo, in particolare agli articoli sull’aggressione a d’Esposito e all’inchiesta sulla vicenda dei camion benedetti sul sagrato della chiesa.

Per questo procedimento, il pubblico ministero ha chiesto una condanna complessiva a cinque anni di reclusione. La prossima udienza è prevista per il 24 marzo 2026, quando è attesa la discussione della difesa.

Villaricca, con un morso stacca l’orecchio al proprietario di casa: arrestato un inquilino

Villaricca – Scene da violenza estrema, con un epilogo che richiama uno degli episodi più controversi della storia del pugilato mondiale. Ma stavolta non siamo su un ring né davanti a un pubblico: accade tutto in un appartamento di Villaricca, nell’area nord di Napoli.

Quando i carabinieri arrivano sul posto, si trovano davanti a una situazione caotica e sanguinosa: un uomo ferito gravemente all’orecchio e diversi residenti ancora sotto shock per quanto appena accaduto.

L’emergenza acqua e le tensioni tra inquilini e proprietario

Il contesto è quello di una crisi idrica che da oltre una settimana interessa la zona di Villaricca 2. Un problema noto, su cui – secondo quanto riferito – stanno intervenendo Regione e Comune, ma che non è stato ancora completamente risolto.

Nel condominio coinvolto, di proprietà di un 63enne, la mancanza d’acqua continua a creare disagi. Gli inquilini, esasperati, si confrontano con il proprietario senza riuscire a chiarire le responsabilità: non è evidente se il disservizio dipenda da problemi strutturali dello stabile o da fattori esterni.

La tensione cresce rapidamente fino a sfociare in una discussione accesa lungo la rampa delle scale, che in pochi istanti degenera in uno scontro fisico.

L’aggressione e il morso all’orecchio

Secondo una prima ricostruzione, il 63enne avrebbe colpito con un pugno uno degli affittuari, un uomo di 33 anni. La reazione è immediata e brutale: il più giovane si avventa sul proprietario e gli strappa parte dell’orecchio con un morso.
Una violenza improvvisa che lascia i presenti attoniti e trasforma il litigio in un episodio di estrema gravità.

All’arrivo dei militari, la situazione è ormai degenerata. Il 63enne viene soccorso e trasferito in ospedale, dove resta sotto osservazione per la lesione riportata, descritta come uno “strappo di parte del padiglione auricolare”.
Il 33enne viene invece arrestato e posto agli arresti domiciliari, in attesa di giudizio. Dovrà rispondere dell’accusa di lesioni personali aggravate.

Un episodio simbolo di una tensione crescente

L’accaduto evidenzia come una situazione di disagio prolungato, come la mancanza di servizi essenziali, possa trasformarsi in un detonatore di conflitti. In questo caso, la frustrazione quotidiana si è tradotta in una violenza fuori controllo, con conseguenze pesanti sul piano umano e giudiziario.

Avellino, catturati 5 componenti della «banda della marmotta»

Avellino – Due assalti messi a segno nel giro di pochi mesi, con la tecnica esplosiva della “marmotta”, e ora cinque misure cautelari eseguite dai carabinieri. È il bilancio dell’operazione scattata all’alba del 20 marzo, su disposizione del gip del Tribunale di Avellino, su richiesta della Procura irpina.

Nel mirino degli investigatori è finito un gruppo composto da cinque giovani di origine pugliese, tra i 21 e i 29 anni, alcuni già noti alle forze dell’ordine. Le accuse, allo stato delle indagini preliminari, sono pesanti: concorso in furto aggravato, danneggiamento e detenzione e trasporto di materiale esplosivo.

Uno degli indagati risulta attualmente irreperibile ed è attivamente ricercato.

Il primo colpo: Gesualdo nel mirino

Il primo episodio contestato risale a settembre 2024, quando la banda avrebbe preso di mira lo sportello automatico della Bper a Gesualdo.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo avrebbe agito utilizzando la cosiddetta tecnica della “marmotta”: un ordigno artigianale inserito nello sportello ATM per provocarne l’esplosione e accedere al denaro contante.

Un’azione rapida e violenta, che ha causato ingenti danni alla struttura bancaria.

Il secondo assalto: esplosione a Lacedonia

Il secondo colpo è stato messo a segno nel dicembre dello stesso anno a Lacedonia, ai danni di un ATM della BPM.

Anche in questo caso, la modalità operativa sarebbe stata identica: esplosivo per forzare lo sportello e fuga immediata dopo il blitz. Un copione ormai consolidato, che ha fatto scattare l’allarme tra le forze dell’ordine per la recrudescenza di episodi simili in tutta l’area.

Le indagini: telecamere, telefoni e tracciamenti

L’attività investigativa è partita proprio dall’aumento degli attacchi agli ATM tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025.

I carabinieri del comando provinciale di Avellino hanno avviato un’indagine articolata, basata sull’analisi dei sistemi di videosorveglianza, dei flussi telefonici e telematici, sul tracciamento dei veicoli e su comparazioni antropometriche.

Un lavoro incrociato che ha permesso di identificare i cinque indagati e di collegarli ai due assalti irpini.

I sospetti: possibili altri colpi fuori regione

Gli investigatori non escludono che la banda possa essere responsabile di ulteriori attacchi simili avvenuti in Abruzzo e Molise.

Un’ipotesi su cui sono in corso ulteriori accertamenti, mentre proseguono le ricerche del quinto componente del gruppo, al momento sfuggito alla cattura.

Giudice di Pace di Marano, rogo doloso: arrestato il presunto piromane

Marano  – Un incendio doloso che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti, fermato solo dall’arrivo tempestivo dei Vigili del Fuoco. A distanza di settimane, i finanzieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 32 anni, residente a Giugliano in Campania, ritenuto il responsabile del rogo che la notte del 24 febbraio scorso ha danneggiato gli uffici del Giudice di Pace di Marano di Napoli.

L’attacco in piena notte

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’azione criminale è stata meticolosamente pianificata. Tra l’1.50 e le 2.40 di quella notte, due soggetti con il volto travisato si sono arrampicati su un lato dell’edificio, raggiungendo una finestra del primo piano. Dopo aver infranto il vetro, hanno versato all’interno il liquido contenuto in una tanica, appiccando immediatamente il fuoco.

L’incendio si è propagato rapidamente nell’intera stanza. Sul posto sono intervenuti subito i finanzieri del Gruppo di Giugliano in Campania, che già conoscevano bene la struttura: nel dicembre scorso, infatti, avevano eseguito un sequestro dell’intero edificio per gravi violazioni della sicurezza sul lavoro, su disposizione della Procura.

La fuga e le tracce

Le indagini si sono avvalse di un’attenta analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti nei pressi degli uffici e lungo le principali arterie cittadine. Grazie alle immagini, i militari sono riusciti a ricostruire il tragitto dei due piromani, individuando l’auto con cui si sono dati alla fuga subito dopo il rogo.

La perquisizione decisiva

Il blitz a casa del 32enne ha fornito agli inquirenti gli elementi di prova ritenuti decisivi. All’interno dell’abitazione, i finanzieri hanno trovato e sequestrato capi di abbigliamento compatibili con quelli indossati dagli attentatori nella notte dell’incendio. Nel bagagliaio dell’auto, invece, è spuntata la tanica. Identica per forma, colore e dimensioni a quella utilizzata per versare il liquido infiammabile, l’oggetto – pur essendo destinato a contenere un additivo per motori diesel – emetteva ancora un forte odore di benzina.

Bancarotta fraudolenta, due imprenditori rinviati a giudizio: danno da oltre 26 milioni di euro

Due imprenditori sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta al termine di un’articolata attività investigativa. Secondo quanto emerso, le condotte contestate avrebbero causato danni per oltre 26 milioni di euro, di cui più di 18 milioni a carico dell’Erario.

Sequestri a garanzia dei risarcimenti

Dopo il decreto che dispone il giudizio, la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip un provvedimento di sequestro conservativo su beni immobili e quote societarie riconducibili agli imputati. La misura è finalizzata a preservare le garanzie patrimoniali necessarie per il ristoro del danno arrecato.