Nel mirino l’articolo 122 del Codice civile
La richiesta di Di Sarli si concentra sull’articolo 122 del Codice civile, che disciplina l’annullamento del matrimonio in presenza di specifici vizi del consenso, tra cui determinate forme di violenza ed errore.
La norma appartiene al Codice civile del 1942. Secondo la donna, il quadro legislativo non risponderebbe adeguatamente a vicende come la sua e avrebbe bisogno di essere aggiornato per tenere conto delle trasformazioni sociali e delle forme di inganno che possono incidere sulla scelta di sposarsi.
«La mia richiesta è una lotta di civiltà. Non può restare senza riforma l’articolo 122 del Codice civile», sostiene Di Sarli, contestando l’inadeguatezza di una disciplina che considera ancora legata a un impianto normativo risalente.
La questione giuridica, tuttavia, è più specifica della sola durata del divorzio: l’annullamento del matrimonio e lo scioglimento del vincolo sono istituti differenti, con presupposti e conseguenze distinti. È proprio su questa distinzione che si concentra la richiesta di una revisione legislativa, affinché situazioni di grave inganno possano ricevere una valutazione adeguata nell’ambito delle norme applicabili.
L’appello a Meloni e Nordio: «Non deve accadere ad altri»
La nuova iniziativa punta ora direttamente al governo. Di Sarli chiede un’udienza alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e sollecita l’attenzione del ministro della Giustizia Carlo Nordio, auspicando l’apertura di un confronto sulle modifiche necessarie al diritto di famiglia e sull’efficienza della giustizia civile.
L’obiettivo dichiarato è impedire che altre persone debbano attraversare un percorso tanto lungo per ottenere una soluzione definitiva a una vicenda matrimoniale segnata da un presunto raggiro.
La donna ha raccontato la propria esperienza anche nel libro Rosso Amarone, nato proprio dalla necessità di mettere nero su bianco quanto accaduto e di trasformare una storia individuale in uno strumento di sensibilizzazione.
«Voglio che ciò che è accaduto a me non accada ad altri», è il senso del suo appello. E aggiunge che continuerà a battersi finché avrà la forza, perché quanto vissuto ha rappresentato per lei una ferita profonda.
Il divorzio è arrivato, ma la battaglia di Agnese Di Sarli non si considera conclusa. Adesso la richiesta è rivolta al legislatore: intervenire sulle norme e sui tempi della giustizia affinché la fine di un matrimonio non debba trasformarsi, quando si denuncia un inganno all’origine del consenso, in un’attesa lunga tredici anni.



