«Antonio Amato è estraneo all’inchiesta e qualsiasi ricostruzione accusatoria nei suoi confronti è infondata». È questa la posizione espressa dall’avvocato Paolo Simonetti, legale dell’imprenditore e vicepresidente dell’Unione industriali di Napoli, dopo le notizie relative a un presunto coinvolgimento nell’indagine sugli appalti per la realizzazione dell’Alta velocità Napoli-Bari.
In una nota, il difensore contesta integralmente la rappresentazione della posizione del suo assistito e respinge ogni ipotesi di responsabilità rispetto ai fatti riportati. «Nessun atto giudiziario relativo alla vicenda è stato notificato al dottor Amato», sottolinea Simonetti, che definisce quindi priva di fondamento qualsiasi ricostruzione nella quale all’imprenditore venga attribuita una partecipazione a condotte di falsa fatturazione.
Il legale invita inoltre a distinguere il contenuto di un’ipotesi investigativa da un fatto già accertato. «Amato respinge ogni rappresentazione di una mera ipotesi d’indagine come fatto già verificato», afferma nella nota.
L’ipotesi investigativa
Secondo quanto riportato da Repubblica Napoli e ripreso da diverse testate, Antonio Amato risulterebbe inserito nell’elenco dei circa cinquanta indagati dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Henry John Woodcock e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Napoli.
A suo carico sarebbe stata prospettata un’ipotesi di false fatturazioni collegata all’acquisto di un’imbarcazione da diporto. Il fatto risalirebbe all’estate di tre anni fa. Per l’imprenditore la Procura avrebbe inoltre chiesto l’applicazione della misura del divieto di dimora nel Comune di residenza.
Si tratta, allo stato, di contestazioni collocate nella fase delle indagini preliminari e ancora sottoposte alle valutazioni dell’autorità giudiziaria. Ogni eventuale responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi competenti, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il nodo dell’interrogatorio preventivo
Un elemento sottolineato dalla difesa riguarda il fatto che il nome di Amato non compare tra i venti indagati per i quali il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’interrogatorio preventivo, passaggio previsto prima della decisione sulle richieste di misure cautelari.
La mancata convocazione, secondo la ricostruzione riportata dal quotidiano, potrebbe indicare che il gip non abbia ritenuto sussistenti, per questo specifico capitolo, gli elementi necessari per procedere oltre nell’esame della richiesta. Si tratta tuttavia di una valutazione da considerare con prudenza, perché l’assenza dall’elenco degli interrogatori non equivale automaticamente a un’archiviazione né consente, da sola, di definire l’esito della posizione dell’indagato.
L’inchiesta è più ampia e comprende diversi filoni, con contestazioni che riguarderebbero, a vario titolo, presunti episodi di corruzione, false fatturazioni, impiego irregolare di lavoratori e rapporti con soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata. La difesa precisa che Amato non sarebbe coinvolto in questi ulteriori capitoli.
La posizione della difesa
«Antonio Amato non figura tra i venti indagati per i quali il gip ha disposto l’interrogatorio preventivo», ribadisce l’avvocato Simonetti. Il legale esclude inoltre qualsiasi collegamento del suo assistito con gli altri filoni dell’indagine e contesta le modalità con cui la sua posizione è stata rappresentata.
«Il dottor Amato ribadisce la propria estraneità a qualsiasi condotta illecita», conclude il difensore.
Le notizie sul caso sono riportate da fonti di stampa e dalla nota diffusa dalla difesa; la posizione dell’imprenditore resta quindi da valutare nell’ambito degli atti ufficiali dell’inchiesta



