Oggi l'esame sui telefonini

Omicidio del giornalista, la famiglia: «Vogliamo la verità». Si cercano gli «invisibili»

L'avvocata delle sorelle della vittima accoglie con favore la decisione del Gip. Proseguono gli accertamenti tecnici su DNA e telefoni per far luce sui contatti della vittima con la comunità degli "invisibili" di Eboli.
Ascolta questo articolo ora...
Caricamento in corso...
Aggiungi Cronache della Campania come fonte preferita Aggiungi

Eboli – Arriva un primo punto fermo nelle indagini sulla drammatica scomparsa di Luigi “Luca” Esposito, il giornalista ucciso in circostanze su cui la Procura di Salerno sta cercando di fare piena luce. L’udienza si è conclusa con la convalida del fermo a carico di Ridha Rahmouni, il 26enne di origine tunisina individuato dalle forze dell’ordine e gravemente indiziato del delitto.

Un passaggio procedurale cruciale, accolto con cauto sollievo dai familiari della vittima.

«Vogliamo verità e giustizia»

«La convalida del fermo è un primo passo importante. La famiglia chiede verità e giustizia per Luigi», ha commentato l’avvocata Annalisa Califano, legale di Ida e Francesca Esposito, sorelle del cronista.

Le indagini, intanto, proseguono a ritmo serrato. Oltre alla misura cautelare, le sorelle della vittima attendono il nulla osta per la restituzione della salma: «Si resta in attesa del dissequestro per poter dare all’amato fratello l’ultimo saluto», ha aggiunto l’avvocata Califano.

Le perizie: attesa per DNA e cellulari

Sul fronte investigativo, la giornata odierna segna l’inizio degli accertamenti tecnici irripetibili. Viene conferito infatti l’incarico al consulente di parte che dovrà analizzare i dispositivi informatici e i telefoni cellulari sia della vittima che dell’indagato. I risultati di questa perizia informatica, decisiva per ricostruire gli ultimi contatti della vittima, non saranno depositati prima di un paio di mesi.

Tempi lunghi anche per i riscontri scientifici sulle tracce biologiche: per i risultati del DNA toccherà attendere circa trenta giorni.

Il contesto: i riflettori sulla comunità degli “invisibili”

Gli inquirenti si stanno concentrando anche sulle dichiarazioni rese dal giovane tunisino durante gli interrogatori. In particolare, si cercano riscontri sull’ipotesi che Esposito frequentasse o fosse in contatto con alcuni lavoratori stranieri presenti nella piana di Eboli.

Un mondo sommerso fatto di emarginazione e degrado, dove l’indagato stesso è stato rintracciato dai carabinieri all’interno di un casolare diroccato. Quegli stessi soggetti che il Procuratore Capo di Salerno, Raffaele Cantone, ha definito senza mezzi termini gli “invisibili”: persone costrette a condizioni di vita degradanti e a lavori umilianti nell’ombra della legalità.

RIPRODUZIONE RISERVATA

Primo piano