Il testimone che prima nega, poi arretra
L’inchiesta ruota attorno al testimone: nelle intercettazioni dice di aver “visto tutta la scena” e indica nomi e ruoli; quando viene sentito dal PM, inizialmente nega, poi – dopo l’ascolto delle registrazioni – cambia versione e ammette di aver assistito, pur cercando di ridimensionare le identificazioni.
Il Gip legge questo zig-zag come il segno della paura: nelle stesse conversazioni compaiono riferimenti a minacce, ritorsioni, e all’incendio dell’auto e al furto di un mulo denunciati dal testimone.
La posizione del boss: “suggestiva”, ma non basta (per ora)
Nell’ordinanza compare anche Francesco Di Martino, detto “Ciccio” (o “craparo/pecoraio”): non viene colpito dalla misura, perché – annota il provvedimento – l’ipotesi che fosse presente sulla scena viene definita “suggestiva”, ma gli elementi a conferma della sua presenza al momento del delitto sono ritenuti “alquanto labili”.
Resta però un nome centrale nel contesto descritto: per gli atti, il territorio e i rapporti interni ruotano attorno a equilibri, gerarchie e frizioni che l’inchiesta prova a decifrare.
Il convitato di pietra: il corpo che non c’è
Resta l’aspetto più doloroso e, investigativamente, più spinoso: il cadavere non è stato trovato.
È proprio questa assenza, però, a rafforzare la cornice della lupara bianca delineata dagli atti: l’omicidio come “sparizione”, la violenza come amministrazione del silenzio, la negazione perfino del lutto.
E in filigrana, nelle conversazioni captate e nelle dichiarazioni riportate, torna l’ossessione di chi resta: “scoperchiarlo”, ritrovarlo, restituire un corpo a una storia rimasta sospesa.




Notizia molto2 dura e stranamente con tanti buchi e poco chiaró, gli carabinieri han fatte l’ordine ma il corpo non si trova e la mamma resta senza corpe per piangere. Speriamo la verita escA presto,e la giustizia facciano il suo lavoro,ma ci sono ancora troppinodi, famigglia divisa e tante domande senza responso.