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Cantone nuovo procuratore di Salerno: via libera dal plenum del Csm

Il Consiglio superiore della magistratura ha dato il via libera definitivo: Raffaele Cantone è il nuovo procuratore della Repubblica di Salerno. La decisione è arrivata nel corso del plenum, con quattro astensioni.

A non votare a favore della nomina sono stati il consigliere togato Andrea Mirenda e i componenti laici Daniela Bianchini, Isabella Bertolini e Claudia Eccher. Il resto del plenum ha approvato la designazione dell’attuale procuratore di Perugia, magistrato di lungo corso noto per le inchieste sulla criminalità organizzata e per il passato da presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione.

Le altre nomine approvate

Contestualmente, il Csm ha definito anche altri incarichi di vertice in Campania:Maurizio Cardea sarà il nuovo procuratore aggiunto del Tribunale di Salerno.
Giancarlo Novelli è stato nominato procuratore aggiunto a Napoli.
A Nocera Inferiore, il nuovo procuratore della Repubblica sarà Luigi Alberto Cannavale.

Le nomine arrivano dopo il passaggio in commissione e confermano la linea di rotazione degli incarichi direttivi nelle procure campane. Cantone, originario di Napoli e con un curriculum di primo piano nella lotta alla corruzione e alla camorra, lascerà quindi Perugia per assumere la guida dell’ufficio requirente salernitano

.La decisione del plenum chiude una procedura che aveva visto già l’unanimità della quinta commissione del Csm e rappresenta un passaggio atteso per la Procura di Salerno.

(nella foto da sinistra Raffaele Cantone, Maurizio Cardea, Luigi Alberto Cannavale e Giancarlo Novelli)

Daniela Santanchè lascia il governo. La lettera: «Obbedisco, ma con amarezza»

La ministra del Turismo Daniela Santanchè ha rassegnato le dimissioni dal governo guidato da Giorgia Meloni, affidandole a una lettera indirizzata direttamente alla presidente del Consiglio.

«Cara Giorgia, ti rassegno, come hai ufficialmente auspicato, le mie dimissioni dal ruolo di ministro che avevi voluto affidarmi e che credo di avere svolto al meglio delle mie possibilità e senza alcuna controindicazione», scrive Santanchè nel passaggio iniziale della missiva.

L’ormai ex ministra ringrazia la premier per «i riconoscimenti e la fiducia dimostrati in questi anni di guida del ministero del Turismo», sottolineando però di aver voluto chiarire pubblicamente che la decisione arriva su esplicita richiesta della presidente del Consiglio.

“Passo indietro solo su tua richiesta”

Nel testo Santanchè evidenzia di aver sempre sostenuto che si sarebbe dimessa solo a fronte di una richiesta diretta del capo del governo e leader del partito.

«Ho voluto che fosse chiaro che eri tu a chiedermi di lasciare questo ruolo – scrive – perché mi sarei dimessa solo di fronte a una tua esplicita e pubblica richiesta».

Una precisazione che, spiega la ministra, serve a tutelare la propria «onorabilità», chiarendo che il passo indietro non è stato spontaneo ma legato alla valutazione politica della leadership.

“Il mio certificato penale è immacolato”

Nel passaggio centrale della lettera Santanchè rivendica la propria posizione giudiziaria, ricordando che allo stato attuale non risultano condanne né procedimenti arrivati a processo.

«Ad oggi il mio certificato penale è immacolato – sottolinea – e per la vicenda della cassa integrazione non vi è nemmeno un semplice rinvio a giudizio».

Il riferimento al referendum e al caso Delmastro

L’ex ministra ricorda anche il confronto avuto con la premier nelle ore precedenti alle dimissioni, spiegando di aver inizialmente chiesto che il suo passo indietro non venisse collegato ad altre vicende politiche.

«Ieri, forse bruscamente, ti ho rappresentato la mia non disponibilità a dimettermi immediatamente – scrive – perché volevo che la decisione fosse separata dai commenti sul referendum».

Santanchè aggiunge di non voler diventare «il capro espiatorio di una sconfitta che non è stata determinata da me», richiamando anche i risultati ottenuti in Lombardia e nel suo municipio.

Nella lettera viene citato anche il caso dell’onorevole Andrea Delmastro Delle Vedove, definito «una vicenda contingente e assai diversa», rispetto alla quale – osserva – «anche lui paga un prezzo alto».

“Obbedisco, ma resta amarezza”

Il messaggio si chiude con un tono personale e politico insieme.

«Chiarito questo non ho difficoltà a dire “obbedisco” e a fare quello che mi chiedi», scrive Santanchè alla premier, senza nascondere tuttavia «un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale».

«Nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri – conclude – ma tengo di più alla nostra amicizia e al futuro del nostro movimento».

Notte di paura al Vomero: auto si ribalta dopo una curva a folle velocità

Il bollettino di guerra sulle strade di Napoli si arricchisce di un nuovo, grave episodio. Stavolta il fronte è quello del Vomero, dove via Palizzi – con i suoi tornanti insidiosi – rischia di trasformarsi in una pista da corsa non autorizzata, specialmente nelle ore notturne.

L’incidente: mezzanotte di terrore

A raccontare quanto accaduto nella notte sono i residenti della zona. Intorno a mezzanotte, un’auto che sfrecciava a velocità sostenuta ha perso il controllo poco dopo la curva davanti alla fermata Palazzolo della funicolare di Chiaia, all’altezza del civico 21. Il veicolo si è ribaltato, terminando la sua corsa contro alcune auto in sosta, che sono rimaste gravemente danneggiate. Sul posto sono intervenuti i vigili urbani e un’ambulanza.

A denunciare l’accaduto è Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari ed ex presidente della Circoscrizione Vomero, allertato dagli stessi abitanti.

“Preoccupazione giustificata”

“C’è molta, giustificata preoccupazione – sottolinea Capodanno – anche alla luce dei due incidenti con tre morti avvenuti in 24 ore a Napoli e finiti alla ribalta della cronaca. Persone investite mentre attraversavano la strada. I residenti di via Palizzi temono lo stesso destino: sia di notte che di giorno, auto e moto sfrecciano a velocità pericolose, specialmente in prossimità della curva dove si trova la stazione della funicolare”.

La richiesta: strisce rialzate davanti alla stazione

La protesta dei cittadini si traduce ora in una precisa richiesta di intervento. “I residenti chiedono – spiega Capodanno – di realizzare, davanti alla stazione Palazzolo e prima della curva, delle strisce pedonali rialzate. Un’infrastruttura semplice ma efficace, che consentirebbe ai viaggiatori di attraversare in tutta tranquillità per raggiungere l’ingresso dell’impianto a fune”.

L’appello: una “Zona 30” per fermare le stragi

Ma non solo. L’altra richiesta avanzata dal comitato è l’istituzione di una “Zona 30” in via Palizzi, con limite di velocità fissato a 30 chilometri orari.

“È quanto già avviene in molte città europee – aggiunge Capodanno – nelle aree residenziali e ad alto traffico pedonale. Non si tratta solo di ridurre gli incidenti, ma anche di abbattere l’inquinamento acustico. A Londra, ad esempio, l’introduzione delle Zone 30 ha portato a un calo delle vittime del 41,9% e a una riduzione del rumore tra i 3 e i 5 decibel”.

L’appello al sindaco e al prefetto

Alla luce dell’ultimo grave episodio, Capodanno lancia un appello diretto al sindaco Gaetano Manfredi e al prefetto di Napoli, Michele di Bari, chiedendo un intervento tempestivo.

“È necessario attivare in tempi rapidi tutti i provvedimenti per garantire la sicurezza nell’attraversamento dei residenti di via Palizzi e di tutti coloro che ogni giorno utilizzano la stazione Palazzolo della funicolare Chiaia – conclude Capodanno –. Non si può più aspettare”.

Salerno, rigettata l’Aia alle Fonderie Pisano: la Regione Campania dice no all’impianto

La Regione Campania ha notificato il decreto di rigetto dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) alle Fonderie Pisano di Salerno. Il provvedimento, si legge in una nota dell’ente, è stato adottato “al termine di un procedimento rigoroso, fondato su valutazioni tecniche e giuridiche puntuali”.

La decisione viene definita “un passaggio decisivo” che segna un cambio di passo netto nella gestione dell’impianto, in linea con l’indirizzo politico del presidente della Regione, Vincenzo Fico, incentrato sulla tutela dell’ambiente e della salute delle cittadine e dei cittadini.

Nella scia della Corte europea

La Regione sottolinea che l’atto si colloca “nel solco tracciato dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo”, che ha riconosciuto un danno alla vita privata e familiare delle persone residenti nei territori interessati dall’impianto, richiamando le istituzioni al dovere di intervenire e porre rimedio a una situazione protrattasi per anni.

“La Regione agisce dunque per senso di responsabilità e lealtà istituzionale, dando attuazione a un principio di diritto che rappresenta per noi un faro imprescindibile”, si legge ancora nella nota.

Il ruolo dell’Assessorato all’Ambiente

Determinante, prosegue la Regione Campania, è stato il lavoro dell’Assessorato all’Ambiente guidato dall’assessora Claudia Pecoraro e l’impegno dei dirigenti e degli uffici regionali, che hanno condotto un’istruttoria approfondita.

Dagli esiti dell’istruttoria è emersa, secondo l’amministrazione regionale, l’impossibilità di garantire il rispetto delle Best Available Techniques (Bat) e dei limiti emissivi previsti dalla normativa europea.

Le parole dell’assessora Pecoraro

“Con il decreto di rigetto dell’Aia compiamo un passo importante – dichiara l’assessora Claudia Pecoraro – non solo per affermare la centralità della salute e dell’ambiente, ma per dare concreta attuazione a un obbligo morale e giuridico. Dopo anni in cui non si è riusciti a individuare soluzioni realmente sostenibili, abbiamo il dovere di intervenire”.

Allo stesso tempo, aggiunge Pecoraro, “siamo pienamente consapevoli delle ricadute sui lavoratori e sulle lavoratrici, e il nostro impegno è garantire percorsi di tutela e futuro”. La Regione Campania, conclude la nota, sceglie di agire con responsabilità, nel rispetto delle istituzioni e dei diritti fondamentali, per restituire qualità della vita ai territori e costruire un futuro “finalmente compatibile con la salute delle comunità”.

Avellino, tenta la fuga e getta droga: denunciato 30enne

Avellino – Alla vista dei carabinieri ha tentato una fuga improvvisata, cercando di liberarsi della droga durante l’inseguimento. Un tentativo che non è bastato a evitare il fermo. Un trentenne di Grottaminarda, già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Benevento con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale.

I fatti risalgono al pomeriggio di ieri, durante un servizio di controllo alla circolazione stradale. I militari hanno intimato l’alt all’auto guidata dall’uomo, che però, una volta sceso dal veicolo, ha provato a dileguarsi a piedi. Ne è nato un breve inseguimento, al termine del quale il 30enne è stato raggiunto e bloccato. Durante la fuga, secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe tentato di disfarsi di un involucro contenente circa due grammi tra cocaina ed eroina, subito recuperato dai carabinieri.

La successiva perquisizione domiciliare ha permesso di rinvenire anche una modica quantità di hashish, oltre a un bilancino di precisione e materiale ritenuto utile per il confezionamento delle dosi. Tutto è stato posto sotto sequestro. Per il trentenne è scattata la denuncia in stato di libertà. Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori sviluppi legati all’attività di spaccio.

Napoli, dopo la tragedia nuovi attraversamenti rialzati su corso Garibaldi

Napoli – Dopo le tragedie che hanno scosso il centro cittadino, arriva la risposta delle istituzioni. La polizia municipale ha annunciato l’installazione di nuovi attraversamenti pedonali rialzati su alcune delle strade più pericolose, a partire da corso Garibaldi e corso Vittorio Emanuele.

La decisione arriva all’indomani di una serie di incidenti mortali che hanno provocato la morte di tre pedoni nel giro di appena ventiquattr’ore. Tra questi, le due sorelle ucraine travolte nella notte tra domenica e lunedì proprio su corso Garibaldi, un episodio che ha riacceso i riflettori sulla sicurezza stradale in città.

Il responsabile dell’Infortunistica stradale della Municipale, Vincenzo Cirillo, ha spiegato che «saranno installati quattro attraversamenti pedonali rialzati su corso Garibaldi» e altri quattro su corso Vittorio Emanuele, dove già ne esistono due. Un intervento che punta a rallentare il traffico e rendere più sicuri i punti di attraversamento.

Intanto, cresce la rabbia tra cittadini e istituzioni. Sul posto dove ha perso la vita il professore Italo Ferraro si è recato anche il deputato Francesco Emilio Borrelli, che denuncia una situazione ormai fuori controllo: «Nonostante le strisce pedonali con segnali luminosi e il limite di 30 chilometri orari, in tanti corrono in modo assurdo. I genitori sono costretti a scortare i figli per attraversare».

Il parlamentare parla apertamente di emergenza sicurezza e annuncia iniziative di protesta: «Questa strage non finirà mai se si continua a sottovalutare il fenomeno. Stiamo organizzando una protesta delle strisce pedonali con attraversamenti simultanei per richiamare l’attenzione». E aggiunge: «Gli abitanti della zona accompagnano bambini e anziani sulle strisce per paura di essere investiti».

Nel mirino anche le norme del codice della strada, ritenute insufficienti a contrastare comportamenti pericolosi. «Le attuali regole – sottolinea Borrelli – hanno peggiorato la situazione, rendendo più difficile installare autovelox e dissuasori e consentendo ai neopatentati di guidare auto potenti».

Parole dure anche sull’automobilista responsabile dell’investimento mortale su corso Garibaldi: «Guidava sotto effetto di alcol, aveva precedenti e gli era già stata ritirata la patente. È il prototipo del criminale della strada». La città prova ora a reagire con interventi concreti, ma resta aperta la questione più ampia della sicurezza e dei controlli, in un contesto in cui la percezione di pericolo tra i cittadini appare sempre più alta.

Paolo Caiazzo al Teatro CortéSe con Sit Down Comedy

Una comicità che cambia ritmo ma non perde incisività. Paolo Caiazzo approda al Teatro CortéSe con “Sit Down Comedy”, in scena venerdì 27 e sabato 28 marzo alle ore 21, all’interno della settima stagione diretta da Anna Sciotti, in collaborazione con Ente A.R.T.I. Teatro e Musica APS e con la consulenza artistica di Giuseppe Giorgio.

Il titolo è già una dichiarazione d’intenti, un gioco ironico sul tempo che passa e sulla trasformazione personale e artistica. «Ormai ho una certa età, non posso più fare la stand-up, quindi farò la sit-down comedy!» scherza Caiazzo, offrendo al pubblico la chiave di lettura di uno spettacolo che mescola leggerezza e introspezione.

Seduto ma mai fermo, l’attore costruisce una narrazione che prende forma da frammenti di vita quotidiana, immagini, video e notizie che scorrono nei dispositivi digitali e diventano materia teatrale. Il palcoscenico si trasforma così in uno spazio fluido, dove la comicità si intreccia a una riflessione più ampia sulle contraddizioni e fragilità del presente.

Non solo risate, ma anche uno sguardo lucido e disincantato sulla realtà. Lo spettacolo si sviluppa come una conversazione con il pubblico, un racconto che attraversa generazioni e sensibilità, alternando momenti di pura comicità a passaggi più intimi e riconoscibili. Per il pubblico dei Colli Aminei si preannuncia un’esperienza che va oltre l’intrattenimento, capace di restituire al teatro il suo ruolo di specchio della vita. Caiazzo accompagna gli spettatori in un viaggio tra ironia e consapevolezza, dimostrando ancora una volta come il sorriso possa essere anche uno strumento per comprendere il proprio tempo.

Ercolano, evade dai domiciliari per andare dal fabbro: arrestato

Ercolano – Doveva restare in casa, ma ha deciso di uscire per una visita di cortesia. Una scelta che gli è costata cara. I carabinieri della tenenza di Ercolano hanno arrestato per evasione Salvatore Scava, 47enne già sottoposto agli arresti domiciliari.

È un pomeriggio come tanti in Traversa Panto, all’interno di una piccola bottega artigiana. Il fabbro è al lavoro quando il suono del campanello segnala l’ingresso di qualcuno. È un volto noto, un vicino di casa che passa spesso per scambiare qualche parola. Una scena ordinaria, almeno fino all’arrivo dei carabinieri. All’esterno, infatti, una pattuglia è impegnata proprio nel controllo del 47enne. I militari bussano alla porta della sua abitazione, ma lui non c’è.

Scattano le ricerche immediate nei dintorni, finché lo sguardo cade sulla bottega poco distante, con la porta aperta. Entrano e lo trovano lì, tra una chiacchiera e l’altra, mentre il titolare osserva la scena senza capire. L’uomo non oppone resistenza e segue i carabinieri all’esterno. Per lui scatta l’arresto con l’accusa di evasione. Al termine delle formalità, il 47enne è stato nuovamente sottoposto agli arresti domiciliari, in attesa di giudizio.

Giugliano, quarto arresto in poche ore: stretta dei carabinieri sui roghi

Giugliano in Campania – Prosegue senza sosta la stretta dei carabinieri contro i roghi nella Terra dei Fuochi. In poche ore è scattato il quarto arresto, segno di un’azione mirata a contrastare un fenomeno che continua a minacciare ambiente e salute.

In manette è finito un 44enne di Castel Volturno, già noto alle forze dell’ordine, ritenuto responsabile – insieme ad altri due soggetti, un 45enne di nazionalità nigeriana e una donna italiana di 41 anni – dell’incendio divampato nei giorni scorsi in via Vicinale Trenga, a Giugliano.

A incastrare l’uomo sono state le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Nei filmati, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si vedrebbe chiaramente il 44enne mentre alimenta le fiamme gettando ulteriori rifiuti sul rogo, contribuendo a far propagare l’incendio.

L’episodio si inserisce in un contesto più ampio di controlli e operazioni condotte dalla Squadra intervento operativo del 10° Reggimento Campania, impegnata in prima linea nella lotta ai reati ambientali in un territorio da anni segnato dall’emergenza dei roghi illegali. Dopo l’arresto, l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari, in attesa di comparire davanti all’autorità giudiziaria.

Finto ispettore al telefono, svuotati i conti aziendali: truffa da 96mila euro

Un sms apparentemente inviato dal circuito di pagamento Nexi, poi la telefonata di un sedicente operatore e infine quella, decisiva, di un falso ispettore di polizia con sul display il numero della Questura di Novara. È così che una donna, moglie del titolare di un’azienda del territorio novarese, è stata convinta a effettuare bonifici istantanei per oltre 96mila euro verso conti indicati dai truffatori.

La truffa informatica, scoperta dalla polizia di Stato di Novara, è stata messa a segno attraverso la tecnica dello spoofing telefonico, un sistema che consente ai malviventi di far comparire sul telefono della vittima numeri istituzionali o comunque ritenuti affidabili, così da rendere più credibile il raggiro.

Il finto poliziotto e i bonifici

L’indagine è partita dalla denuncia presentata il 26 febbraio 2026 da un imprenditore novarese. Secondo la ricostruzione degli investigatori, tutto è iniziato con un messaggio che segnalava un presunto tentativo di frode bancaria.

Dopo aver contattato il numero riportato nell’sms, la donna ha parlato con un falso operatore, il quale l’ha avvertita che sarebbe stata ricontattata da personale della polizia. Poco dopo è arrivata una nuova chiamata: sul display compariva il numero della Questura di Novara, ma in realtà si trattava di una chiamata contraffatta.

L’uomo al telefono, presentandosi come ispettore di polizia, ha sostenuto che fosse in corso una frode sui conti aziendali e che fosse necessario mettere immediatamente al sicuro il denaro. Seguendo le indicazioni ricevute, la vittima ha disposto diversi bonifici istantanei per una somma complessiva superiore a 96mila euro.

Il recupero del denaro

Dopo la denuncia, gli agenti hanno avviato subito gli accertamenti riuscendo a intervenire tempestivamente su alcuni conti correnti sui quali parte del denaro era ancora presente. L’attività investigativa ha consentito di recuperare circa 36mila euro e di sequestrare diversi rapporti bancari utilizzati per movimentare le somme sottratte.

La pista fuori regione

Le verifiche hanno inoltre permesso di individuare più soggetti coinvolti nella gestione dei conti usati per ricevere e smistare il denaro. Alcuni di loro risulterebbero residenti in Campania e nel Lazio.
Le indagini proseguono ora per identificare gli effettivi utilizzatori dei conti correnti e ricostruire l’intera rete criminale dietro la truffa.

Vandalizzata sala teatro a Giugliano. il Sindaco: «Responsabili pagheranno»

Giugliano – «Vandalizzata una struttura che sta per essere restituita alla città, dopo un percorso lungo, fatto di lavoro e risorse pubbliche. Colpirla oggi significa colpire un bene di tutti». È quanto denuncia sui social il sindaco di Giugliano, Diego D’Alterio.

La notte dell’incursione

L’altra notte alcune persone sono entrate all’interno del teatro di piazza Municipio, a Giugliano. Una struttura appena rimessa a posto ma non ancora consegnata alla città.

«Decisiva la segnalazione dei cittadini»

«Voglio, però, partire da un fatto incoraggiante: sono stati alcuni cittadini a segnalare subito movimenti sospetti. Questa collaborazione è stata decisiva. E deve essere di esempio per tutti», prosegue il sindaco.

Indagini in corso

La Polizia Municipale, fa sapere ancora D’Alterio, «è intervenuta in pochi minuti. Gli agenti hanno avviato i rilievi e stanno portando avanti le indagini. Sono già state acquisite le immagini di videosorveglianza. Da queste immagini emerge con chiarezza l’azione intrusiva di un gruppo di persone, di giovanissimi età».

«Non è una bravata»

«Non possiamo definirla una bravata. Sono gesti che danneggiano un luogo pubblico e mancano di rispetto al nostro lavoro. Quello spazio sta per essere riconsegnato alla città. È un segnale di rinascita per il centro. Non consentiremo a nessuno di sporcare questo percorso. E chi ha sbagliato, sarà individuato e pagherà», conclude.

Litorale casertano liberato dall’abusivismo: sequestri e demolizioni, restituiti migliaia di metri di costa

Caserta – Decine di immobili abusivi, stabilimenti balneari irregolari e attività economiche sequestrate lungo il litorale casertano, con migliaia di metri quadrati di costa restituiti alla collettività. È il bilancio dell’azione giudiziaria condotta negli ultimi due anni nei comuni di Castel Volturno, Mondragone, Sessa Aurunca e Cellole, presentato nel corso di una conferenza stampa negli uffici della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

L’operazione è stata coordinata dalla Procura generale presso la Corte d’Appello di Napoli guidata dal procuratore generale Aldo Policastro, in collaborazione con la Procura sammaritana diretta da Pierpaolo Bruni. L’intervento ha preso di mira l’abusivismo edilizio sul demanio marittimo, le concessioni illegittime e le attività economiche legate alla criminalità organizzata.

Secondo quanto emerso dalle indagini, l’azione repressiva – portata avanti in sinergia da Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Carabinieri e Guardia Costiera – rappresenta un precedente a livello nazionale, perché ha interessato in modo sistematico un intero tratto costiero.

Tra i dati più significativi figura il sequestro di circa 80 immobili abusivi realizzati su aree demaniali a Castel Volturno, in località Bagnara. Tra questi anche 43 abitazioni costruite senza autorizzazioni da esponenti del clan Belforte di Marcianise, che avevano realizzato un vero e proprio villaggio vacanze privato.

«Come Procura generale siamo intervenuti per coordinare le attività di repressione degli abusi edilizi e delle numerose violazioni nella gestione del demanio marittimo – ha spiegato Policastro – dalle concessioni scadute o illegittime fino agli stabilimenti gestiti da soggetti condannati per camorra. Oggi queste aree tornano alla politica e alla collettività».

Nel corso delle indagini sono stati sequestrati anche lidi abusivi, impianti per la depurazione, strutture per la pesca e numerose altre opere realizzate senza autorizzazioni, sottraendo di fatto porzioni di costa all’uso pubblico.

Accanto a Policastro erano presenti il procuratore di Santa Maria Capua Vetere Pierpaolo Bruni, l’aggiunto Graziella Arlomede, il direttore marittimo della Campania, ammiraglio Giuseppe Aulicino, il comandante provinciale dei carabinieri di Caserta Manuel Scarso, quello della Guardia di Finanza Nicola Sportelli e il capo della Squadra Mobile di Caserta Massimiliano Russo.

«Noi reprimiamo per offrire opportunità – ha aggiunto Policastro – non siamo contro l’imprenditoria, ma vogliamo favorire quella onesta dopo decenni in cui questo territorio è stato abbandonato e saccheggiato dalla criminalità».

Il procuratore Bruni ha invece sottolineato «le numerose sacche di illegalità scoperte e contrastate», ricordando tra l’altro il sequestro di tre stabilimenti balneari a Castel Volturno gestiti da soggetti legati alla camorra.

L’aggiunto Arlomede ha evidenziato il ruolo decisivo della collaborazione tra procure e forze dell’ordine in un territorio complesso come quello del litorale domizio, «crocevia di interessi criminali anche internazionali».

Un monito è arrivato anche dalla Guardia di Finanza. Il comandante provinciale Sportelli ha spiegato che sono state analizzate 242 concessioni demaniali rilasciate agli stabilimenti balneari: «Da oggi i Comuni non potranno più dire di non sapere se un lido era abusivo o gestito da un soggetto condannato per camorra».

«Il segnale più importante – ha concluso il comandante dei carabinieri Scarso – è che lo Stato si riappropria dei propri territori». Mentre il capo della Squadra Mobile Russo ha sintetizzato il senso dell’operazione con una frase: «Lo Stato è in questa stanza».

Camorra, scarcerato il ras dell’usura del clan Contini: Giuseppe De Rosa ‘o buffon libero dopo 10 anni

Napoli – Ha scontato la sua pena ed è tornato in libertà. Giuseppe De Rosa, noto negli ambienti criminali come ’o Buffon, elemento di spicco del clan Contini, ha lasciato il carcere dopo dieci anni di detenzione.

Il suo profilo emerge prepotentemente dalle inchieste che negli anni scorsi hanno decimato i vertici dell’Alleanza di Secondigliano, restituendo uno spaccato brutale sulla gestione del mercato dell’usura nel cuore di Napoli.

La tragedia del civilista: “Non toccate i miei figli”

Il nome di De Rosa e del gruppo Di Carluccio si intreccia con una delle pagine più nere della cronaca giudiziaria recente: il suicidio di un avvocato civilista avvenuto nel 2014. Il professionista, inizialmente attratto dalla prospettiva di riciclare ingenti capitali del clan nel settore immobiliare, aveva dissipato le somme ricevute per spese personali.

Un errore fatale che ha scatenato la rappresaglia psicologica dei boss. Le intercettazioni agli atti descrivono un uomo ridotto allo stremo: “Ho lo sfratto, non ho i soldi per le scarpe da calcio ai miei figli… mi sono venduto la catenina per pagare l’Enel”. Nonostante le suppliche, il clan non ha mai allentato la presa, arrivando a minacciare di morte il figlio allora 17enne dell’avvocato, fino a spingere il legale all’estremo gesto.

Dalle cappelle gentilizie ai messaggi di morte

Il potere intimidatorio dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, superava ogni limite del sacro. In un caso documentato, un imprenditore strozzato dai debiti è stato costretto a cedere al clan la cappella gentilizia di famiglia nel cimitero di Poggioreale, dovendo procedere all’esumazione e allo spostamento dei resti dei propri cari per soddisfare le pretese dei creditori.

Le conversazioni intercettate confermano un linguaggio improntato alla violenza gratuita. Anche per residui minimi, come una tranche da 180 euro, Giuseppe De Rosa non esitava a utilizzare toni ultimativi: “Non è per i soldi, è per il principio”. Messaggi ed sms offensivi ( “Sei una lota” ) servivano a ricordare alle vittime che dalla morsa dell’Alleanza non si esce vivi, se non pagando il conto fino all’ultimo centesimo o, come purtroppo accaduto in più occasioni, con la vita stessa.

Napoli, Hiv trasmesso a moglie e amica: assolto

Napoli— Assolto perché “il fatto non costituisce reato”. Si chiude così, davanti alla Corte d’Assise di Napoli, il processo a carico di Nicola Conte, 65 anni, originario di Ischia, accusato di aver trasmesso consapevolmente il virus Hiv attraverso rapporti sessuali non protetti.

Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo avrebbe infettato sia la moglie — attualmente in cura — sia un’amica della donna, deceduta nel novembre 2017 a causa dell’Aids. Conte era imputato per omicidio volontario con dolo eventuale.

Le accuse cadute e la riapertura del caso

Nel corso del procedimento sono però cadute in prescrizione le accuse di violenza sessuale, contestata nei confronti dell’amica della moglie, e di lesioni ai danni della consorte. Il fascicolo era stato riaperto anni dopo dai magistrati della IV sezione “fasce deboli” della Procura di Napoli.

Durante la requisitoria dello scorso 11 marzo, il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 24 anni di carcere. In aula erano stati anche proiettati i video-denuncia della vittima: immagini forti, registrate dal letto d’ospedale, in cui la donna — immigrata polacca — raccontava con fatica la malattia e le violenze subite.

Una testimonianza che non è bastata, però, a sostenere l’impianto accusatorio fino alla condanna.

Napoli, blitz dei Falchi a Calata Trinità Maggiore: arrestata spacciatrice 45enne

Napoli – Non si ferma la pressione della Polizia di Stato sulle piazze di spaccio del centro storico partenopeo. Nell’ambito dei servizi straordinari di controllo del territorio predisposti dalla Questura per smantellare le reti del narcotraffico cittadino, i “Falchi” della Squadra Mobile hanno portato a termine un nuovo arresto nella serata di ieri.

Il controllo in strada

L’operazione è scattata in Calata Trinità Maggiore, dove gli agenti hanno intercettato una donna di 45 anni, napoletana con precedenti specifici. Durante la perquisizione sul posto, la sospettata è stata trovata in possesso di un vero e proprio kit per lo spaccio: 22 involucri di cocaina, per un peso complessivo di circa 22 grammi, e un bilancino di precisione pronto all’uso.

La perquisizione domiciliare

Il rinvenimento della droga in strada ha spinto i poliziotti a estendere le verifiche all’abitazione della donna. Il sospetto che la casa potesse fungere da base logistica è stato confermato dai fatti: all’interno dell’appartamento, gli uomini della Mobile hanno sequestrato altri due bilancini di precisione e materiale vario destinato al confezionamento delle dosi, segno di un’attività di spaccio ben avviata.

Per la 45enne, le cui iniziali non sono state rese note, sono scattate immediatamente le manette con l’accusa di detenzione illecita di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. L’operazione si inserisce in un più ampio piano di contrasto alla criminalità diffusa che la Polizia sta attuando con particolare intensità nelle zone a maggior afflusso turistico e residenziale della città.

Meta, arrestato il «ladro che sanguinava»: il DNA lo inchioda dopo 4 anni

Meta – I Carabinieri della Compagnia di Sorrento hanno eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti di un pregiudicato 47enne di Meta, gravemente indiziato di furto in abitazione aggravato.

L’operazione, disposta dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura, chiude un’indagine partita da una traccia di sangue lasciata sul luogo del colpo.

Il furto “insanguinato” del febbraio 2022

Il reato risale al 6 febbraio 2022 a Sant’Agnello.  Il ladro si era introdotto in un appartamento forzando la porta d’ingresso principale con un attrezzo da scasso, verosimilmente una smerigliatrice elettrica.

Durante l’operazione l’uomo si sarebbe procurato accidentalmente delle lesioni, perdendo abbondante sangue.Le tracce ematiche furono rinvenute sulle superfici e sugli indumenti nella camera da letto dei proprietari, mentre il malvivente rovistava nei mobili. Dal’abitazione vennero portati via circa 15 mila euro in contanti.

I Carabinieri della Stazione di Sorrento, intervenuti subito dopo il furto, repertarono il materiale biologico e lo inviarono al RIS di Roma. La Sezione Biologia effettuò l’estrazione e l’analisi del profilo genetico: il confronto con il database ha fornito una corrispondenza con elevatissimo grado di probabilità riconducibile al 47enne di Meta.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata, ha permesso di costruire un quadro indiziario solido, basato esclusivamente su prove scientifiche oggettive raccolte sul posto.La misura cautelareIl Gip ha ritenuto pienamente integrati i gravi indizi di colpevolezza e attuali le esigenze cautelari, disponendo per l’indagato gli arresti domiciliari presso la propria abitazione a Meta.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine, è quindi finito ai domiciliari a distanza di oltre quattro anni dal colpo. Un caso emblematico di come le moderne tecniche di indagine genetica consentano di risolvere reati anche a distanza di tempo, trasformando una “sbavatura” del ladro nella sua firma inconfondibile.

Medici nei guai nel Cilento, stop per un anno a due sanitari: accuse di truffa e false cartelle cliniche

È stata eseguita questa mattina dai finanzieri della Compagnia di Vallo della Lucania un’ordinanza di misura cautelare interdittiva emessa dal gip su richiesta della Procura vallese. Il provvedimento riguarda due medici, entrambi destinatari del divieto di esercitare attività sanitaria o parasanitaria, in proprio o presso strutture pubbliche e private, per la durata di un anno.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i due professionisti sarebbero coinvolti in una vicenda che ruota attorno ad attività chirurgiche svolte in una clinica privata convenzionata con il Sistema sanitario nazionale.

Il medico con contratto di esclusiva

Il primo filone dell’indagine riguarda uno dei due medici raggiunti dalla misura interdittiva. Stando agli accertamenti, il sanitario avrebbe eseguito interventi chirurgici presso una clinica privata convenzionata pur essendo dipendente di un’azienda ospedaliera pubblica con rapporto di esclusività.

Proprio in virtù di quel vincolo, il medico avrebbe continuato a percepire dall’ospedale pubblico un’indennità mensile aggiuntiva non dovuta. Per questa ipotesi di indebita percezione è stato disposto anche il sequestro di circa 36.500 euro, somma che, secondo l’accusa, sarebbe stata incassata illecitamente tra gennaio  2023 e marzo2025.

La contestazione sulla scheda di dimissione

Nell’inchiesta viene contestato allo stesso medico anche un episodio specifico relativo alla documentazione sanitaria di un paziente. In un caso, secondo la Procura, avrebbe modificato la scheda di dimissione aggiungendo a mano l’indicazione di un ulteriore intervento chirurgico che in realtà non sarebbe mai stato eseguito.
Un’accusa che si inserisce nel quadro dei reati ipotizzati di falsità in atti pubblici commessa da pubblici ufficiali.

Le cartelle cliniche ritenute false

Il secondo medico colpito dalla misura interdittiva, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe invece agito in concorso con il collega. Nella sua qualità di primo operatore di sala operatoria presso la clinica privata, avrebbe redatto false cartelle cliniche omettendo di indicare, in numerosi casi, la presenza e l’attività chirurgica svolta dal medico dipendente della struttura pubblica con vincolo di esclusività.

Le omissioni contestate riguarderebbero documentazione sanitaria compilata in un arco temporale compreso tra gennaio 2023 e marzo 2025.

Il terzo medico e il sequestro

L’indagine coinvolge anche un terzo medico. Nei suoi confronti non è stata applicata una misura interdittiva, ma è stato disposto il sequestro di circa 16.000 euro per l’ipotesi di truffa aggravata.

Secondo gli inquirenti, anche lui, pur essendo legato da un rapporto di esclusività con una struttura sanitaria pubblica fuori regione, avrebbe preso parte a interventi chirurgici eseguiti nella stessa clinica privata tra gennaio  2024 e marzo 2025.

L’operazione rappresenta l’esito di un’attività investigativa della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Vallo della Lucania, che punta a fare luce sui rapporti tra incarichi esclusivi nel servizio pubblico e attività svolte in regime privato convenzionato.

Cena di Classe debutta al cinema: il film che racconta una generazione smarrita e il bisogno di ritrovarsi

Da oggi nelle sale la commedia di Francesco Mandelli che unisce ironia, nostalgia e verità. Tra i protagonisti spicca Giovanni Esposito, atteso il 28 marzo al Cinema Nexus del Maximall di Pompei.

Arriva oggi nelle sale italiane Cena di Classe, la nuova commedia diretta da Francesco Mandelli che prova a fare qualcosa di più di un semplice film leggero: raccontare una generazione intera attraverso una reunion, qualche risata, molte ferite nascoste e quella sensazione che il tempo sia passato più in fretta del previsto.

Il film parte da una situazione che in tanti conoscono bene, almeno in teoria: ritrovarsi dopo anni con gli ex compagni di scuola. Ma stavolta non si tratta solo di una rimpatriata. Al centro della storia c’è infatti un gruppo di ex liceali che si ritrova a quasi vent’anni di distanza, dopo la scomparsa di un amico. Da quel momento, quella che poteva sembrare una cena come tante diventa un viaggio dentro ciò che resta dei sogni, delle illusioni e dei rapporti mai davvero chiusi.

Ed è proprio qui che Cena di Classe trova la sua forza. Perché non si limita a far sorridere: mette davanti allo spettatore una domanda scomoda ma reale. Che fine hanno fatto le persone che pensavamo di diventare? E soprattutto: quanto ci siamo allontanati dagli altri, oltre che da noi stessi?

Una commedia che parla di rapporti umani in un’epoca sempre più individualista

Il film si inserisce perfettamente in quel trend, sempre più evidente negli ultimi anni, di opere che tornano a mettere al centro i rapporti sociali, il senso di comunità e il bisogno di interazione umana autentica. In un’epoca in cui prevalgono spesso individualismo, isolamento e chiusura in sé stessi, pellicole come questa sembrano voler lanciare un messaggio chiaro: i legami umani contano ancora, eccome.

E non è un dettaglio da poco. Perché il cinema, quando intercetta i sentimenti collettivi, riesce anche a raccontare il tempo in cui viviamo meglio di tanti discorsi. Cena di Classe, sotto la superficie della commedia, parla proprio di questo: della voglia di ritrovarsi, di confrontarsi, di fare i conti con il passato e di capire se esiste ancora uno spazio vero per le relazioni in un presente spesso dominato dalla distanza emotiva.

Giovanni Esposito sorprende e lascia il segno

Tra gli elementi più riusciti del film c’è senza dubbio la prova di Giovanni Esposito, che interpreta Nando con un equilibrio notevole tra ironia e intensità. La sua presenza in scena dà spessore al racconto e regala uno dei contributi più convincenti dell’intera pellicola.

Esposito riesce a rendere credibile ogni sfumatura del personaggio, passando con naturalezza dai momenti più comici a quelli più profondi. Il risultato è una performance che si fa ricordare e che conferma, ancora una volta, la crescita artistica di un attore capace di sorprendere anche quando cambia registro.

Per chi ha seguito il suo percorso recente, il collegamento con Nero viene quasi spontaneo. Lì Giovanni Esposito aveva mostrato un volto diverso, più cupo e drammatico, in un progetto che aveva segnato una tappa importante della sua evoluzione. Con Cena di Classe conferma invece la sua versatilità, dimostrando di sapersi muovere con efficacia anche dentro una commedia che però non rinuncia alla profondità.

Il 28 marzo incontro speciale con Giovanni Esposito al Cinema Nexus di Pompei

Per il pubblico campano ci sarà anche un’occasione speciale per vivere il film in maniera ancora più diretta. Giovanni Esposito sarà infatti presente in sala il 28 marzo alla proiezione di Cena di Classe al Cinema Nexus, all’interno del Maximall di Pompei.

Un appuntamento che aggiunge valore all’uscita del film e che permette agli spettatori di incontrare da vicino uno dei protagonisti più apprezzati della pellicola. Un modo diverso di vivere il cinema, non solo come visione, ma anche come esperienza condivisa.

Perché Cena di Classe può colpire il pubblico

Il punto è che Cena di Classe riesce a parlare a tanti perché racconta qualcosa che, in forme diverse, riguarda tutti. Il confronto con il passato. Le promesse non mantenute. I rapporti lasciati in sospeso. La distanza tra ciò che volevamo essere e ciò che siamo diventati davvero.

Per questo il film non è solo una commedia generazionale, ma anche uno specchio emotivo. Ci ricorda che dietro ogni incontro, ogni ritorno, ogni cena tra ex compagni, c’è sempre qualcosa di più profondo: il bisogno di sentirsi ancora parte di qualcosa.

E forse è proprio questo il motivo per cui il film arriva nel momento giusto. Perché oggi, in un mondo che ci spinge sempre più spesso a chiuderci, storie come questa ricordano l’esatto contrario: che i rapporti umani, anche quando sono complicati, restano essenziali.

Con Cena di Classe, Francesco Mandelli porta al cinema una storia capace di alternare comicità, malinconia e riflessione, trovando un equilibrio che può intercettare un pubblico ampio. E con un Giovanni Esposito particolarmente convincente, il film acquista ancora più forza.

Una commedia che fa sorridere, ma soprattutto pensare. Perché in fondo tutti, prima o poi, ci ritroviamo davanti alla stessa domanda: cosa è rimasto di noi, di quello che eravamo, e di chi avevamo accanto?

Epatite A, la Campania morsa dal virus: oltre 70 ricoveri al Cotugno, task force in tutta la Regione

Napoli – Non si ferma l’ondata di epatite A che sta attraversando la Campania. Il quadro epidemiologico aggiornato a mercoledì 25 marzo delinea una situazione definita “stazionaria” ma di estrema vigilanza. Il fulcro dell’emergenza resta l’ospedale Cotugno di Napoli, centro di riferimento per le malattie infettive, dove solo nel mese di marzo si sono registrati 73 ricoveri, con cinque pazienti attualmente assistiti in pronto soccorso.

La geografia del contagio: da Sessa Aurunca al Vallo di Diano

Il virus non risparmia le altre province. La situazione più delicata si registra nel Casertano, con oltre 50 casi e un picco localizzato nel comune di Sessa Aurunca. Segue il Salernitano con circa 25 contagi: qui l’allerta è massima, tanto che a Sala Consilina sono state già imposte restrizioni nelle mense scolastiche, vietando il consumo di frutta fresca per gli studenti a scopo precauzionale.

Numeri più contenuti, ma comunque monitorati con attenzione, si registrano nelle zone interne: una decina di positivi sia nell’area di Avellino che nel Sannio.

Vertice in Prefettura: scatta il piano di coordinamento

Per arginare la diffusione del virus, il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha convocato d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. All’incontro, svoltosi in piena sintonia con il presidente della Regione Roberto Fico, hanno partecipato i vertici delle forze dell’ordine, i rappresentanti delle Asl e il Dipartimento Salute.

La strategia d’urto definita durante il vertice si muove su tre binari:

Monitoraggio costante dei flussi epidemiologici;

Potenziamento della campagna vaccinale su tutto il territorio regionale;

Gestione dei posti letto attraverso un coordinamento stretto tra le strutture ospedaliere campane.

Nas e task force: controlli serrati sulla filiera alimentare

Mentre i medici lavorano nei reparti, i Nas sono impegnati sul campo per risalire all’origine del focolaio. Sono in corso campionamenti capillari per individuare eventuali partite di cibo contaminate. Una task force dedicata sta setacciando mercati, locali pubblici e l’intera filiera distributiva per contrastare l’abusivismo alimentare e garantire il rispetto dei più rigidi standard igienici.

L’attenzione resta alta, in attesa che i controlli sui campioni prelevati possano fornire risposte definitive sulla causa scatenante di questo focolaio.

Napoli, aggredisce e rapina una ragazza in Piazza Municipio: 19enne arrestato dalla Polizia

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Napoli – Un intervento lampo della Polizia di Stato ha permesso ieri pomeriggio di trarre in arresto un 19enne napoletano, già noto alle forze dell’ordine, con l’accusa di rapina.

Tutto è avvenuto nei pressi di Piazza Municipio, dove una ragazza in evidente stato di agitazione e con vistose lesioni al volto ha fermato una volante del Commissariato Decumani. La giovane ha raccontato agli agenti di essere stata appena aggredita da un ragazzo, il quale le aveva sottratto con la forza il telefono cellulare prima di darsi alla fuga.

Grazie alla descrizione dettagliata fornita dalla vittima, i poliziotti hanno avviato immediatamente le ricerche, riuscendo a individuare e bloccare il sospettato a breve distanza dal luogo della rapina. Il giovane è stato trovato in possesso del cellulare appena rubato.

L’indagato è stato tratto in arresto, mentre la refurtiva è stata restituita alla legittima proprietaria.