Napoli – Ha lasciato gli arresti domiciliari per tornare a una libertà vigilata, con il solo obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Si alleggerisce la posizione cautelare di Antonio G., il 48enne imputato con le pesantissime accuse di tentato omicidio e lesioni personali aggravate ai danni del fratello maggiore di 55 anni.
Dopo cinque mesi trascorsi nella casa della compagna, l’uomo potrà varcare la soglia di casa: l’istanza presentata dal suo difensore di fiducia, l’avvocato Massimo Viscusi, ha infatti trovato l’accoglimento dei giudici, che hanno sostituito i domiciliari con l’obbligo di firma presso il commissariato di San Giovanni a Teduccio. Per il 48enne resta tuttavia un vincolo stringente: dovrà mantenere una distanza di sicurezza di almeno 500 metri dalla vittima.
Il movente: la faida familiare e l’asse ereditario sparito
All’origine della violenta aggressione, avvenuta nell’aprile dello scorso anno, vi sarebbe una profonda e logorante faida familiare legata a motivi economici. Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, il 48enne avrebbe scoperto alcune presunte irregolarità nella ripartizione di un testamento, accorgendosi della scomparsa di una consistente quota dell’asse ereditario.
Convinto che dietro quel “buco” patrimoniale vi fosse la mano del fratello – con il quale i rapporti erano ormai deteriorati da tempo – l’imputato avrebbe maturato un profondo risentimento, culminato poi nella spedizione punitiva.
L’agguato sotto casa e il dramma del coma
La tensione accumulata è esplosa nel modo più drammatico sotto l’abitazione della vittima. Il 48enne avrebbe atteso il rientro del fratello per poi tendergli un vero e proprio agguato, scagliandosi contro di lui con violenza inaudita e colpendolo ripetutamente alla testa e agli arti con una mazza da baseball.
Le condizioni del 55enne apparvero subito disperate: trasportato d’urgenza in ospedale, fu sottoposto a un delicato e complesso intervento chirurgico alla testa e mantenuto per giorni in coma farmacologico. Solo dopo un mese di ricovero e un lungo periodo trascorso in una struttura di riabilitazione la vittima ha potuto far ritorno a casa, pur portando ancora i segni di quella drammatica giornata.
Un quadro complesso: i nodi del processo al via il 15 ottobre
Sullo sfondo di una vicenda drammatica emergono anche le ombre di una forte fragilità personale. L’imputato soffrirebbe infatti da anni di gravi disturbi depressivi, elemento che la difesa potrebbe valorizzare per chiarire il contesto emotivo e psicologico in cui è maturata l’aggressione.
Intanto il percorso della giustizia va avanti. Il processo a carico di Antonio G. riprenderà il prossimo 15 ottobre dinanzi al Tribunale penale collegiale: un’udienza cruciale in cui è prevista l’escussione della parte offesa, chiamata a ricostruire in aula i drammatici momenti dell’agguato. Ma l’avvocato Massimo Viscusi, difensore dell’imputato, annuncia battaglia in aula.



