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Arzano, inaugurato il nuovo campetto di calcio della Parrocchia Cristo Redentore

Festa ad Arzano: inaugurato il nuovo campetto di calcio della Parrocchia Cristo Redentore. Una mattinata di festa, comunità e grande partecipazione per l’inaugurazione del nuovo campo di calcio e dello spazio polivalente della Parrocchia Cristo Redentore (in Via Don Cesare Errichiello). Un affidamento da parte dell’amministrazione Vitagliano fortemente voluto per offrire ai giovani e ai bambini del quartiere un punto di ritrovo sicuro, sano e strutturato, volto a promuovere lo sport come strumento di inclusione, educazione e crescita sociale.

Il saluto di Don Davide Trapani

A fare gli onori di casa è stato il parroco, Don Davide Trapani, che ha accolto con emozione i parrocchiani e le rappresentanze istituzionali, sottolineando l’importanza di restituire alla comunità spazi di aggregazione capaci di sottrarre i ragazzi dalla strada e dalla solitudine digitale.

Presenti istituzioni e forze dell’ordine

Accanto alla comunità parrocchiale e alle famiglie del territorio, ha presenziato una nutrita delegazione dell’amministrazione e del consiglio comunale, guidata dal Sindaco Giuseppe Vitagliano e composta dagli assessori, Antonio Camarca,Tommaso Bianco, Santina Iodice, Carmela Ferrara, Tommaso Marino, Simona Pinto e Mario Russiello. Presenti all’evento anche i rappresentanti del Consiglio Comunale con il Presidente Luigi Rosati, la consigliera Daniela D’Angelo, Francesco Fabozzi e il consigliere Fabio Gallo, oltre al Comandante della Polizia Locale, il colonnello Luigi Maiello, a testimoniare la vicinanza e l’attenzione delle forze dell’ordine alla sicurezza dei giovani e del territorio.

Dopo la benedizione del campo da parte del parroco e il classico taglio del nastro, la giornata si è conclusa con le prime battute da parte dei giovani, primi veri protagonisti di questa nuova struttura che promette di diventare un pilastro per il tempo libero e la socializzazione ad Arzano.

Le parole del Sindaco Vitagliano

“L’inaugurazione di questo campo di calcio non è solo la consegna di una struttura sportiva, ma un segnale forte di speranza e ripartenza per tutta la comunità. Quando si restituisce uno spazio di aggregazione ai nostri giovani, vince l’intera comunità. Lo sport trasmette valori fondamentali come il rispetto, la disciplina e lo spirito di squadra, togliendo i ragazzi dalla strada e offrendo loro un’alternativa sana. Un plauso va alla Parrocchia Cristo Redentore e a Don Davide per l’impegno costante verso il nostro territorio: le istituzioni saranno sempre al fianco di chi lavora per il bene dei nostri ragazzi.”
P.B.

Napoli, baby rapinatori in fuga, inseguimento da film: arrestati due minorenni

Napoli – Un inseguimento lungo e pericoloso, due minorenni finiti in manette e una serie di rapine sulle quali gli investigatori stanno cercando di fare luce. È il bilancio dell’intervento condotto dalla Polizia di Stato tra Villaricca, Arzano e Secondigliano, conclusosi con l’arresto di due ragazzi di 16 e 17 anni, entrambi incensurati.

I due sono accusati di rapina aggravata e porto di armi od oggetti atti a offendere. Secondo la ricostruzione degli agenti, avrebbero agito a bordo di uno scooter, con il passeggero armato di una pistola, poi risultata essere una replica priva del tappo rosso.

Ma il quadro investigativo potrebbe non essere ancora completo. Gli inquirenti stanno infatti verificando se i due minorenni possano essere coinvolti anche in altri episodi registrati negli ultimi mesi nella zona. Un’ipotesi che dovrà trovare riscontri nelle indagini.

La prima segnalazione e il nuovo colpo al distributore

Tutto è cominciato nel pomeriggio di ieri, quando alla Sala operativa è arrivata la segnalazione di una rapina commessa ai danni di un distributore di carburante a Villaricca. A entrare in azione, secondo quanto riferito, erano stati due uomini con il volto travisato.

Gli agenti del commissariato di Secondigliano si sono messi sulle loro tracce, intercettandoli nella zona industriale di Arzano, all’interno di un altro distributore di carburanti.

Qui il passeggero dello scooter, armato di pistola, avrebbe minacciato un addetto al rifornimento, riuscendo a impossessarsi di una somma di denaro. È stato a quel punto che la situazione è precipitata, dando il via a un inseguimento che si sarebbe protratto fino al quartiere di Secondigliano.

Il passeggero tenta la fuga a piedi: bloccato dopo una colluttazione

Una volta raggiunta la zona di Secondigliano, il passeggero è sceso dallo scooter e ha tentato di allontanarsi a piedi. I poliziotti sono però riusciti a raggiungerlo e a bloccarlo dopo una colluttazione.
Durante il controllo, il giovane sarebbe stato trovato in possesso di oltre mille euro in contanti e di un taglierino. Il conducente dello scooter, invece, ha proseguito la fuga, accelerando e trascinando un agente, che ha riportato lesioni.

La fuga non si è conclusa neppure dopo il primo fermo. È scattato un secondo inseguimento, durante il quale il conducente avrebbe compiuto manovre pericolose per la circolazione stradale, mettendo a rischio gli altri utenti della strada.

La fuga tra le strade di Napoli e il recupero della pistola

Gli agenti hanno continuato a inseguire il giovane fino a via Comunale della Luce, a Napoli, dove sono riusciti a bloccarlo non senza difficoltà e dopo un’altra colluttazione. Anche il secondo minorenne è stato sottoposto a controllo: aveva con sé 290 euro in contanti.

Nel corso della fuga, inoltre, il conducente si sarebbe disfatto della pistola, lanciandola in un terreno di via Ferrara, ad Arzano. L’arma, una replica priva del tappo rosso, è stata successivamente recuperata dalla polizia.
Al termine degli accertamenti, entrambi i ragazzi sono stati arrestati. Attualmente si trovano nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei, a disposizione dell’autorità giudiziaria minorile.

Due insospettabili, gli investigatori cercano riscontri su altri colpi

L’aspetto che più colpisce della vicenda riguarda il profilo dei due arrestati. Stando alle informazioni emerse, entrambi provengono da famiglie descritte come estranee agli ambienti criminali, frequentano regolarmente le scuole superiori e non hanno precedenti di polizia.

Elementi che rendono ancora più delicato il lavoro degli investigatori, chiamati ora a ricostruire l’eventuale ruolo dei due giovani in altri episodi.

Gli accertamenti proseguono per verificare possibili collegamenti con una ventina di rapine e assalti segnalati nell’area nord di Napoli negli ultimi mesi. Al momento, tuttavia, eventuali responsabilità dei due minorenni in altri colpi restano da accertare e non possono essere considerate dimostrate sulla base dei soli arresti.

L’inseguimento e il recupero della pistola rappresentano un punto di partenza per gli investigatori, che stanno cercando di capire se dietro i due episodi contestati possa esserci un quadro più ampio. Saranno le verifiche investigative a stabilire se i due ragazzi siano responsabili soltanto dei fatti per i quali sono stati arrestati o se possano emergere ulteriori elementi a loro carico.

Vecchio Pellegrini, infermiere aggredito al Pronto soccorso: schiaffo al volto e minacce di morte

Napoli – Un altro episodio di violenza contro il personale sanitario riaccende l’allarme sulla sicurezza dei Pronto soccorso napoletani. Questa volta a essere preso di mira è stato un infermiere in servizio all’ospedale Vecchio Pellegrini, nel centro di Napoli, colpito al volto da un paziente e minacciato di morte dopo avergli spiegato che non era possibile assegnargli un letto destinato ai casi di emergenza.

L’aggressione, come riporta l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate,  si è verificata durante la notte, mentre il personale stava prestando assistenza all’uomo, arrivato in ospedale lamentando nausea e vomito. Una situazione che si è rapidamente trasformata in un episodio di violenza fisica e verbale, culminato con l’intervento della Polizia di Stato e la denuncia dell’aggressore.

La richiesta di un letto e lo schiaffo all’infermiere

Secondo la ricostruzione dell’accaduto, il paziente, già conosciuto dal personale sanitario e dalle forze dell’ordine anche per precedenti comportamenti aggressivi, era stato preso in carico e sistemato su una poltrona-letto, in modo da consentire la somministrazione della terapia necessaria.

La tensione è esplosa al momento di effettuare un prelievo di sangue. L’uomo avrebbe preteso di essere trasferito su un letto vero e proprio, ma l’infermiere gli ha spiegato che i pochi posti ancora disponibili erano riservati ai pazienti con gravi difficoltà respiratorie, poiché collegati alle postazioni fisse per l’ossigenoterapia.

Una spiegazione legata alle esigenze assistenziali del reparto che non è bastata a placare il paziente. Al contrario, l’uomo avrebbe reagito sferrando un violento schiaffo al volto del sanitario, per poi rivolgergli pesanti minacce di morte.

«Non ho nulla da perdere, mi farei anche vent’anni di galera pur di romperti la testa», avrebbe urlato, secondo quanto riferito nella ricostruzione dell’episodio.

Minacce anche agli agenti intervenuti in ospedale

La situazione non si è risolta neppure con l’arrivo della Polizia di Stato, intervenuta nel Pronto soccorso per riportare la calma. L’uomo avrebbe continuato a manifestare un atteggiamento aggressivo, arrivando a minacciare anche gli agenti.

I poliziotti lo hanno quindi denunciato all’autorità giudiziaria. La sua posizione sarà ora valutata nelle sedi competenti, mentre per l’infermiere è stato necessario ricorrere alle cure mediche dopo l’aggressione.
Il bilancio per il lavoratore è di un trauma facciale e di un importante stato di shock psicologico. La prognosi indicata è di dieci giorni.

L’episodio riporta al centro una questione che riguarda quotidianamente chi lavora nei reparti di emergenza: la difficoltà di garantire assistenza in condizioni di forte pressione, con risorse e posti disponibili limitati, senza che le esigenze organizzative e cliniche si trasformino nel pretesto per minacce o aggressioni.

Il bilancio del 2026: 21 episodi per l’Asl Napoli 1

I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno. L’aggressione del Vecchio Pellegrini è indicata come la 21ª registrata nel 2026 nell’ambito dell’Asl Napoli 1 Centro. Considerando anche gli episodi segnalati nell’Asl Napoli 2 Nord, il totale sale a 34 aggressioni dall’inizio dell’anno.

Un dato che alimenta la preoccupazione degli operatori sanitari, spesso esposti a episodi di intimidazione proprio nei luoghi in cui dovrebbero essere garantite le condizioni necessarie per assistere i pazienti e affrontare le emergenze.

La denuncia dell’aggressore rappresenta un primo passaggio sul piano giudiziario, ma resta il problema della prevenzione: evitare che medici, infermieri e altri professionisti siano costretti a lavorare in un clima di paura, con conseguenze sulla loro sicurezza e sul funzionamento dei servizi.

Il prefetto Di Bari: «Ferma condanna per l’aggressione»

È intervenuto anche il prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha espresso la più ferma condanna per l’episodio, manifestando solidarietà e vicinanza all’infermiere aggredito e all’intera categoria degli operatori sanitari.

Il rappresentante del Governo ha inoltre ringraziato il personale della Polizia di Stato per la tempestività dell’intervento, sottolineando che la tutela dei Pronto soccorso e dei presidi ospedalieri dell’area metropolitana continua a essere oggetto di particolare attenzione da parte delle istituzioni.

La questione è stata affrontata in diverse riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alle quali hanno partecipato anche i direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, insieme ai rappresentanti degli ordini professionali interessati. Al centro degli incontri, la definizione di strategie operative e di misure concrete per proteggere il personale sanitario.

Presidi di polizia, vigilanza e videosorveglianza

Tra gli interventi indicati dalla Prefettura figurano il potenziamento e l’estensione dei presidi fissi di polizia negli ospedali e nei Pronto soccorso maggiormente esposti al rischio di aggressioni, con l’obiettivo di assicurare una presenza tempestiva e svolgere anche una funzione deterrente.

Previsto inoltre il rafforzamento della vigilanza privata attraverso le guardie giurate, per aumentare il controllo degli ingressi e delle sale d’attesa. A queste misure si aggiungono collegamenti diretti con le forze dell’ordine per velocizzare le richieste di intervento e sistemi di videosorveglianza collegati alle sale operative di Polizia e Carabinieri, così da consentire il monitoraggio in tempo reale delle situazioni critiche.

La Prefettura ha ribadito l’impegno a verificare costantemente l’efficacia dei dispositivi già attivati e a valutare ulteriori misure di sicurezza.

Resta, tuttavia, una domanda che accompagna ogni nuovo episodio: come impedire che chi entra in ospedale per ricevere assistenza finisca per mettere in pericolo proprio le persone chiamate a garantirla?

Montella d’autunno: la zuppa di castagne che racconta l’Alta Irpinia

Tra i boschi dei Monti Picentini e i castagneti dell’Alta Irpinia, le castagne di Montella diventano una zuppa rustica, profumata e adatta ai primi freddi.

A Montella l’autunno cambia il paesaggio con gradualità. Le pendici dei Monti Picentini si tingono di rame e di giallo, l’aria si fa più umida nei pressi dei corsi d’acqua e i sentieri che attraversano i boschi conducono dentro un ambiente dove il castagno non è soltanto una presenza vegetale. È parte dell’identità agricola dell’area, del lavoro stagionale e di una cucina costruita su ingredienti capaci di nutrire senza appesantire.

La Castagna di Montella IGP è legata ai territori di Montella e di altri comuni dell’Irpinia, in provincia di Avellino. La sua polpa chiara e consistente, il gusto dolce e la buona tenuta in cottura la rendono adatta a ricette diverse: dai dolci alle preparazioni salate, fino alle zuppe in cui la castagna sostituisce o affianca cereali e legumi.

Il paesaggio del castagno in Alta Irpinia

Montella si trova nell’Alta Valle del Calore, in un’area interna della Campania segnata da rilievi, vallate e boschi dei Monti Picentini. Qui il clima autunnale invita a una cucina raccolta, fatta di pentole sul fuoco, pane da accompagnare al fondo della zuppa e ingredienti conservati con cura per affrontare l’inverno.

Il castagneto offre una scena concreta: foglie spesse sul terreno, ricci aperti, tronchi scuri e una luce filtrata che arriva a chiazze fino ai sentieri. La raccolta richiede attenzione e pazienza; in cucina, la stessa materia cambia consistenza secondo il trattamento. Lessata, la castagna diventa morbida e farinosa; cotta lentamente con brodo e patate, acquista una cremosità naturale, con una dolcezza che chiede contrappunti sapidi e aromatici.

Per questo la ricetta proposta è una zuppa di castagne, patate e funghi. Non è necessario attribuirle un’origine unica o una codificazione rigida: è una preparazione domestica coerente con la cucina dell’entroterra campano, dove prodotti del bosco e dell’orto possono incontrarsi nella stessa pentola. Il rosmarino, l’aglio e il pepe ne definiscono il profilo senza coprire il carattere della castagna.

La zuppa di castagne, patate e funghi

Le dosi indicate sono per quattro persone. È preferibile utilizzare castagne fresche di Montella, sane e integre; fuori stagione si possono impiegare castagne già cotte, regolando i tempi perché non si sfaldino troppo.

  • 500 g di castagne fresche
  • 300 g di patate
  • 250 g di funghi, preferibilmente porcini o altri funghi adatti alla cottura
  • 1 cipolla piccola
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 foglia di alloro
  • 1 litro circa di brodo vegetale
  • olio extravergine d’oliva, sale e pepe
  • pane casereccio, per accompagnare

Per cominciare, incidere le castagne sul lato bombato e lessarle in acqua leggermente salata per circa trenta minuti, verificando la cottura con la punta di un coltello. Devono ammorbidirsi senza diventare completamente sfatte. Scolarle, lasciarle intiepidire e privarle della buccia e della pellicina interna. Questa fase è più semplice quando i frutti sono ancora caldi.

In una casseruola scaldare qualche cucchiaio di olio con la cipolla tritata, l’aglio e il rosmarino. Unire le patate tagliate a dadini regolari e lasciarle insaporire per alcuni minuti. Aggiungere quindi i funghi puliti e affettati, mescolando con delicatezza per non romperli. Quando la loro acqua sarà in parte evaporata, versare il brodo caldo e aggiungere la foglia di alloro.

Dopo circa dieci minuti di cottura, unire le castagne. Proseguire a fuoco moderato per altri quindici o venti minuti, finché le patate saranno morbide e una parte delle castagne avrà iniziato a sciogliersi nel liquido. Per ottenere una consistenza più cremosa, prelevare un mestolo di zuppa, frullarlo e rimetterlo nella pentola. Il risultato deve restare rustico: non una vellutata uniforme, ma un brodo denso con pezzi riconoscibili.

Regolare di sale, completare con pepe macinato al momento e lasciare riposare la zuppa per qualche minuto prima di servirla. Il rosmarino va dosato con misura, perché il suo profumo resinoso può dominare la dolcezza della castagna. Nel piatto, un filo d’olio a crudo e una fetta di pane tostato aggiungono profumo e consistenza. Chi preferisce un gusto più deciso può unire, senza esagerare, qualche briciola di pane raffermo rosolata in padella.

Un piatto lento tra boschi e vallate

La zuppa trova il suo equilibrio nella temperatura: calda, ma non bollente, così da percepire la differenza tra la patata morbida, il fungo più elastico e la castagna che si scioglie lentamente. Il primo sorso porta una dolcezza discreta, subito sostenuta dal brodo e dall’aroma del sottobosco.

Servirla dopo una passeggiata nei dintorni di Montella significa lasciarla dialogare con il luogo senza trasformarla in un semplice ricordo gastronomico. L’Alta Irpinia chiede tempo: per attraversare i sentieri, osservare i versanti, riconoscere il lavoro dei castagneti e comprendere perché un frutto raccolto in autunno possa diventare una riserva di sapore per i mesi freddi.

Quando il giorno accorcia e la luce scende sulle vallate dei Monti Picentini, la pentola fumante restituisce la misura più concreta di questo paesaggio. La castagna di Montella, raccolta nei boschi e portata in cucina, conserva così il legame diretto con il territorio: non un ornamento del piatto, ma la sua voce principale.

Concorso pubblico all’Università della Campania Luigi Vanvitelli: 1 posto di Collaboratore amministrativo in tempo indeterminato (Campania)

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Scadenza per candidarsi: 27 Ottobre 2026. È consigliabile completare la domanda con anticipo e verificare eventuali orari limite o aggiornamenti nella pagina ufficiale.

All’Università degli Studi della Campania – Luigi Vanvitelli è indetta una procedura concorsuale pubblica per un posto di Collaboratore nell’Area dei Collaboratori, Settore amministrativo. Si tratta di un’assunzione a tempo indeterminato con sede operativa in Campania. La candidatura è aperta fino al 27 ottobre 2026 e la domanda va presentata online tramite il Portale INPA (Portale del Reclutamento).

Di cosa si tratta

Il concorso è finalizzato a selezionare un Collaboratore nell’Area dei Collaboratori, Settore amministrativo, che supporti i processi amministrativi relativi alle attività sia generali dell’Ateneo sia legate alla didattica. In pratica, la figura contribuisce a gestire pratiche, modulistica, archivi e flussi di lavoro che fanno da supporto alle segreterie, ai Dipartimenti e alle strutture di Ateneo. Si tratta di una posizione tipica del personale di area amministrativa nelle università italiane, con responsabilità orientate all’efficienza dei procedimenti interni, al rispetto delle scadenze e al raccordo tra studenti, docenti e uffici.

Secondo le informazioni disponibili, la selezione avviene tramite concorso pubblico, per esami. Le attività svolte in questa funzione includono il sostegno alle attività amministrative quotidiane e al supporto delle attività didattiche, che possono riguardare la gestione di pratiche, protocolli, registri e documentazione varia necessaria al funzionamento dei Dipartimenti e delle strutture di Ateneo. È una posizione che richiede buone capacità organizzative, attenzione ai dettagli, capacità di lavorare in team e di interfacciarsi con diverse anime del mondo accademico.

La figura professionale

Chi occupa un ruolo di Collaboratore nell’Area amministrativo si occupa di task“di staff” tipici dei processi amministrativi universitari. Tra le attività comuni vi sono la raccolta e l’elaborazione di documenti, la gestione di pratiche di carattere amministrativo, la collaborazione nella definizione e nel monitoraggio di procedure interne, l’assistenza nella didattica e nel flusso di informazioni tra Dipartimenti, Segreterie e studenti. Le competenze richieste in modo generale includono:
– precisione nella gestione documentale e nel protocollo;
– capacità di utilizzo di strumenti informatici e gestione dei dati;
– orientamento al servizio al pubblico interno ed esterno;
– capacità di lavorare in team anche in contesti complessi e con scadenze stringenti.

È importante distinguere questa descrizione generale dai requisiti ufficiali del bando: i dettagli specifici su titoli di studio, eventuali anni di esperienza, cittadinanza o requisiti particolari sono riportati nel testo del bando. In questa fase, i lettori possono usare questa sezione come orientamento sul profilo professionale tipico di chi lavora nell’area amministrativa di un ateneo.

Requisiti

Secondo le informazioni disponibili, i requisiti specifici non sono completamente riportati nella scheda pubblica accessibile. Per conoscere esattamente quali titoli di studio sono richiesti, eventuale esperienza pregressa, requisiti di cittadinanza o di idoneità, occorre consultare il bando integrale e gli allegati pubblicati dall’Università. Si consiglia di verificare attentamente nel testo del concorso (codice di riferimento 2026dpta002) e sui pdf allegati sul Portale INPA. In assenza di dati ufficiali, non è possibile elencare requisiti precisi qui; incoraggiamo i candidati a verificare la pagina ufficiale del bando per i dettagli completi.

Contratto, posti e sede

Numero di posti: 1. Tipo di contratto: tempo indeterminato. Sede: Campania, con riferimenti all’Università degli Studi della Campania – Luigi Vanvitelli (Napoli, Caserta, Salerno o Avellino come sedi di Dipartimenti e strutture possono essere specificate nel bando). L’assegnazione sarà definita dall’Ateneo in conformità alle esigenze organizzative e alle disponibilità dipartimentali.

Come funziona la selezione

La procedura è un concorso pubblico, per esami. Questo significa che la valutazione dei candidati avverrà attraverso prove concorsuali (tipicamente scritto e/o orale) volte a verificare competenze e conoscenze attinenti al ruolo. L’esito finale dipenderà dal punteggio ottenuto nelle prove e dall’eventuale valutazione dei titoli, come previsto dal bando. Per restare aggiornati, i candidati dovranno attenersi alle indicazioni pubblicate dall’INPA e dall’Università, includendo l’ordine di svolgimento delle prove e le tempistiche precise.

Per quanto riguarda la candidatura, la domanda va presentata online tramite il Portale INPA (Portale del Reclutamento). Di solito, le istruzioni prevedono la creazione di un profilo utente, la compilazione del modulo di domanda e l’allegazione di eventuali documenti richiesti dal bando. È fondamentale seguire fedelmente le indicazioni fornite dal Portale e dal testo ufficiale del bando, poiché ogni concorso può prevedere documenti specifici e scadenze stringenti.

Scadenza e come candidarsi

Scadenza ufficiale: 27 ottobre 2026 alle 23:59. Le candidature devono essere inviate online tramite il Portale INPA. È essenziale rispettare l’orario di chiusura per evitare esclusioni automatiche. Il testo del bando e gli allegati definiscono i documenti da presentare e la procedura di inoltro, quindi si raccomanda di consultare subito la sezione Concorsi del Portale INPA e la pagina ufficiale dell’Università per i dettagli. Se la pagina non riporta programmi o moduli specifici, continua a seguire le indicazioni del bando integrale.

Cosa controllare prima di inviare la domanda

  • Verificare la scadenza: 27 ottobre 2026 alle 23:59.
  • Leggere il bando integrale e gli allegati PDF per requisiti, titolo di studio, eventuali punteggi e documenti da allegare.
  • Preparare i documenti richiesti e avere a portata di mano eventuali certificazioni o attestazioni richieste dal bando.
  • Creare o accedere al proprio profilo sul Portale INPA e seguire con attenzione le istruzioni per l’inoltro della domanda online.
  • Anche se non sempre indicato esplicitamente, verificare se è necessario presentare documenti probatori o autocertificazioni, e se serve allegare copie di documenti d’identità o stati di servizio.

Se mancano informazioni chiave come i requisiti specifici o la sede esatta del Dipartimento, il suggerimento è chiaro: consultare immediatamente il bando ufficiale e gli allegati pubblicati dall’Università degli Studi della Campania – Luigi Vanvitelli su INPA. Non si devono fare supposizioni: i dettagli veri sono nel testo ufficiale.

Fonte originale dell’offerta: Vai all’annuncio o bando ufficiale.

Casoria e Arzano, rapine a due distributori: si indaga sul collegamento

Due rapine ai distributori di carburante tra Casoria e Arzano, con modalità analoghe e un possibile collegamento sul quale sono in corso accertamenti.

Nel tardo pomeriggio di ieri, i carabinieri della sezione radiomobile di Casoria sono intervenuti presso un impianto in via Pietro Nenni. Secondo una prima ricostruzione, due sconosciuti arrivati in scooter avrebbero minacciato con una pistola il titolare dell’attività, sottraendogli 500 euro.

La seconda rapina ad Arzano

Un secondo distributore è stato preso di mira in viale Remo de Feo, nel comune di Arzano. Anche in questo caso, con modalità analoghe, sarebbe stato portato via l’incasso, il cui ammontare è ancora da quantificare.
L’ipotesi è che ad agire siano stati gli stessi autori della rapina di Casoria, ma il collegamento tra i due episodi resta da verificare.

Le indagini sui responsabili

Non si registrano feriti e non sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco. Le indagini sono in corso per ricostruire la dinamica delle due rapine, accertare l’eventuale responsabilità degli stessi autori e individuare le persone coinvolte.

Cimitero di Poggioreale, crollo della congrega della Resurrezione: lavori fermi e cancelli chiusi tra le proteste dei parenti

A distanza di tempo dal 17 ottobre 2022, data in cui al cimitero di Poggioreale crollò una facciata della congrega della Resurrezione, la struttura pericolante risulta ancora sbarrata e mai riaperta al pubblico. Tra transenne rimosse, cancelli chiusi con catenacci e cartelli di pericolo, l’area antistante l’ingresso versa nel degrado, ricoperta da rifiuti e foglie secche.

Forte è il malcontento dei cittadini e dei familiari dei defunti, impossibilitati a recarsi sulle tombe dei propri congiunti: «Sono quattro anni che non possiamo andare a trovare i nostri cari e portare un fiore», denuncia Maurizio Boddi del comitato familiari dei defunti davanti alle telecamere della Tgr Campania, ricordando come dopo aver rimosso le barriere cadute «non si è fatto più niente».

Nonostante la Soprintendenza abbia dato il via libera all’avvio degli interventi già nel mese di febbraio scorso, a distanza di circa otto mesi i cantieri non sono ancora partiti. La responsabilità della messa in sicurezza grava sull’arciconfraternita, che incontra difficoltà operative. Vincenzo Santagada, assessore con delega ai cimiteri del Comune di Napoli ha spiegato che al momento non sarebbe stato ancora individuato un servizio idoneo o una cooperativa incaricata per la traslazione dei resti mortali, operazione propedeutica e indispensabile prima di poter procedere alla messa in sicurezza dell’intero edificio.

Resta incertezza anche sul perfezionamento dei contratti con le imprese affidatarie. Di fronte allo stallo, emerge tra le proposte l’intervento sostitutivo da parte dell’amministrazione locale: l’ipotesi è che il Comune di Napoli realizzi direttamente le opere necessarie agendo in danno nei confronti dei soggetti inadempienti. Una soluzione che, d’intesa con la nuova dirigenza, verrà sottoposta ad attenzione e verifica per sbloccare la situazione.

”Se mi vuoi sparare, spara’: la sfida choc tra baby gang in piazza Mercato

Napoli – «Ti devo sparare». «Se mi vuoi sparare, spara». Non c’è spazio per la paura, solo per una folle e cieca spavalderia, nei fotogrammi e negli audio congelati dalle telecamere di sorveglianza nel cuore di Napoli. È la notte dello scorso 17 maggio quando Piazza Mercato, teatro storico di commerci e di passaggio, si trasforma nel palcoscenico di un Far West metropolitano.

A fronteggiarsi non sono due fazioni contrapposte della malavita organizzata, ma due giovanissimi legati da frequentazioni comuni e legami di parentesi criminali: da una parte Salvatore Armens, diciottenne napoletano, dall’altra un quindicenne che non ha esitato a sfidarlo apertamente davanti al branco.

Dalle risate alla pistola: la dinamica choc ripresa dalle telecamere

Tutto è cominciato come una serata qualunque tra coetanei. Una decina di amici chiacchierano, ridono e scherzano in strada. Armens è arrivato in sella a una Yamaha, con indosso pantaloni neri e un giubbotto blu. Le immagini registrate dai sistemi di sicurezza di un esercizio commerciale della zona mostrano un clima disteso, quasi goliardico.

Poi, improvvisamente, qualcosa si rompe. Nasce una discussione futile, animata, che culmina in una spinta decisa del quindicenne nei confronti del maggiorenne. Un affronto imperdonabile nei codici non scritti della strada. Il minore arriva persino a sollevare la maglietta all’amico più grande, scoprendo la pistola che Armens porta con sé.

Ma la reazione non è di terrore: il quindicenne sfida apertamente il rivale, pronunciando quella frase agghiacciante prima di subire i due colpi che lo centrano all’anca e alla coscia destra. L’arma viene estratta con disinvoltura, “scarrellata” in pochi secondi sotto gli occhi attoniti dei presenti, i cui disperati tentativi di mediazione risulteranno inutili.

L’omertà in ospedale: la finta rapina per coprire il clan

Soccorso e trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare, il quindicenne se la caverà con trenta giorni di prognosi. Ma alle forze dell’ordine racconta una versione di comodo: dichiara di aver subito una rapina finita male nel dedalo del centro antico. Una menzogna grossolana che crolla miseramente di fronte alla fredda implacabilità dei video e degli audio sequestrati dagli investigatori, uniti alle informazioni raccolte sul campo.

Il ferito, a sua volta imparentato con soggetti noti alle forze dell’ordine e contiguo agli ambienti dei Contini, sceglie la via dell’omertà per proteggere il suo aggressore e il codice del silenzio che governa le nuove leve della criminalità cittadina.

Il blitz dei Falchi e le ombre dei clan sul centro antico

All’alba di ieri, gli agenti della sezione Falchi della Squadra Mobile della Questura, guidati dal dirigente Mario Grassia, hanno chiuso il cerchio arrestando Salvatore Armens su ordinanza di custodia cautelare. Il giovane, condotto nel carcere di Secondigliano e indagato per lesioni personali aggravate dal metodo mafioso (resta comunque valido il principio di innocenza fino a condanna definitiva), porta un cognome pesante: è nipote di un personaggio legato all’Alleanza di Secondigliano per il narcotraffico, con radici familiari ben piantate tra il Rione Sanità e Forcella.

L’episodio riaccende drammaticamente i riflettori sulla sicurezza a Piazza Mercato, già scossa da una sequenza preoccupante di episodi di micro e macrocriminalità negli ultimi mesi. Solo lo scorso 5 ottobre, un altro minorenne era rimasto ferito da una coltellata durante una presunta rapina finita nel mirino della Mobile: una pista, anche in quel caso, che gli inquirenti non smettono di scavare per capire se dietro la violenza di strada si celi ben altro.

Incendio in via Brin: aria sotto controllo secondo Arpac

Napoli-  L’Arpac ha pubblicato i dati preliminari del monitoraggio dell’aria, dopo l’incendio che l’altra mattina ha coinvolto un capannone in via Brin a Napoli indicando che le concentrazioni di diossine, furani e policlorobifenili diossina-simili rilevate non superano i valori di riferimento fissati dalla comunità scientifica.

Dal punto di vista delle sostanze inquinanti prese come indicatore microbico-ambientale, le emissioni rilevate non appaiono in grado di provocare una tossicità immediata in rapporto ai parametri standard indicati dagli esperti.

Tuttavia, la dimensione ambientale dell’evento non esaurisce l’impatto della situazione sul territorio. L’emergenza espone anche questioni concrete di carattere sociale ed economico, in particolare per chi vive nelle immediate vicinanze dell’area interessata e per i lavoratori impiegati nel contesto industriale colpito. Le ricadute tipiche di eventi di questo tipo includono disagi logistici, spostamenti temporanei, difficoltà nell’accesso ai servizi e ripercussioni sull’attività lavorativa locale. Anche quando i pollini diossinici restano entro limiti, resta cruciale considerare le esigenze quotidiane di chi deve gestire l’alloggio, la mobilità e la continuità delle mansioni lavorative coinvolte.

 

Oroscopo oggi 18 ottobre 2026 a cura di Paolo Tedesco

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Ecco l’oroscopo di domenica 18 ottobre 2026, segno per segno, con le indicazioni per amore, lavoro, salute e finanze, arricchito dal consiglio astrologico del giorno e da un commento finale. Il quadro astrale della giornata è segnato dal Primo Quarto di Luna in Capricorno, previsto per le 18:13, un momento che invita a dare concretezza alle intenzioni e a fare chiarezza nelle dinamiche relazionali e professionali.

La Luna, nel suo passaggio in Capricorno, si scontra con Saturno e il Sole, ma al contempo offre un sostegno a Venere e Mercurio, creando un clima in cui è importante fare precisazioni e rendere più chiari i propri obiettivi.

♈ Ariete

  • Amore: La giornata può presentare qualche complicazione con l’altro sesso; è necessaria pazienza. Tuttavia, la configurazione astrale favorisce una sensazione di quiete interiore, permettendoti di agire con maggiore efficacia e di mostrare anche il tuo lato più vulnerabile.

  • Lavoro e Finanze: In ambito economico è bene camminare con i piedi di piombo. Nonostante ciò, godrai di grande agilità mentale e capacità di lavoro.

  • Salute: Il riposo è imprescindibile per la tua salute oggi.

  • Consiglio astrologico del giorno: Concentrati su ciò che puoi effettivamente fare e dedicati all’amore, assecondando il tuo spirito di conquista.

♉ Toro

  • Amore: I figli, se ne hai, ti procurano momenti di intensa felicità. L’amore attraversa un periodo di intensità e passione crescenti.

  • Lavoro e Finanze: Oggi potresti ricevere la restituzione di un denaro prestato tempo fa. La tua creatività faciliterà molto il lavoro. Attenzione a non montarti la testa in ambito lavorativo.

  • Salute: Ti senti forte, vitale e con molta energia.

  • Consiglio astrologico del giorno: Non trascurare i dettagli e concediti un’esperienza che ti permetta di guardare la vita da una prospettiva diversa, magari da condividere con il partner.

♊ Gemelli

  • Amore: Cerca di porre fine a una relazione negativa. La giornata sarà facile e serena perché Mercurio e la Luna si accordano per conciliare emozioni e idee.

  • Lavoro e Finanze: Dal punto di vista finanziario non hai problemi, ma evita di sperperare per non pentirtene. Per ora, lascia perdere nuove alternative professionali.

  • Salute: Devi curare l’alimentazione se vuoi rendere di più.

  • Consiglio astrologico del giorno: Chiarisci le tue disponibilità, lasciando spazio al gioco e alla leggerezza per evitare piccoli intoppi.

♋ Cancro

  • Amore: Incontra vecchi compagni, potrebbe nascere l’amore. Il coinvolgimento affettivo è intenso e cerchi nel partner un riferimento stabile.

  • Lavoro e Finanze: Potresti avere grandi spese impreviste. Qualcosa avrà ripercussioni sul tuo status lavorativo. Affronta con serietà un problema di lavoro che stai sottovalutando.

  • Salute: Evita di ossessionarti con il tuo fisico.

  • Consiglio astrologico del giorno: Dì ciò che nessuno ha il coraggio di dire.

♌ Leone

  • Amore: L’armonia amorosa è presente nella tua vita. La situazione affettiva è importante.

  • Lavoro e Finanze: Ti mostri generoso e trovi una buona opportunità per ottenere un avanzamento. È il momento di mettere alla prova le tue capacità.

  • Salute: Evita gli sbalzi di temperatura, non ti fanno bene.

  • Consiglio astrologico del giorno: Non fermarti alle ipotesi: metti in pratica i tuoi progetti.

♍ Vergine

  • Amore: Sii comprensivo con la famiglia, tutti commettiamo errori. In amore, frena la paura.

  • Lavoro e Finanze: È un ottimo momento per risparmiare. Se hai appena cambiato lavoro, non agitarti. Le tue ambizioni professionali devono essere adeguate alla realtà.

  • Salute: La postura durante il sonno è la causa dei tuoi dolori alla schiena.

  • Consiglio astrologico del giorno: Chiarisci le aspettative, sia le tue che quelle degli altri. Potrai contare sulla complicità del cielo.

♎ Bilancia

  • Amore: Ascolta i consigli del tuo partner. Hai parecchie frecce al tuo arco in amore.

  • Lavoro e Finanze: Chiediti se una spesa è davvero necessaria. Il panorama professionale è francamente incoraggiante; fidati delle tue intuizioni.

  • Salute: La tua salute è buona, ma un amico avrà bisogno delle tue cure.

  • Consiglio astrologico del giorno: Togli ciò che non ti serve più e che occupa solo spazio, e non accettare troppi impegni.

♏ Scorpione

  • Amore: Ti attende una giornata molto romantica e appassionata, ma è tempo di autocritica.

  • Lavoro e Finanze: Se hai ricevuto una somma di denaro inaspettata, non spenderla. Nel lavoro arriverai dove ti proponi, ma armati di pazienza.

  • Salute: La compagnia è il miglior rimedio per scacciare la tristezza.

  • Consiglio astrologico del giorno: Stabilisci un piano realistico per i tuoi obiettivi.

♐ Sagittario

  • Amore: Se la tua relazione langue, sfrutta l’energia di Marte. Ottime possibilità in amore.

  • Lavoro e Finanze: È bene acquistare, ma meglio conservare. La fortuna non ti sorride, abbi pazienza con quel avanzamento. Non prendere decisioni di lavoro sulla scia della rabbia.

  • Salute: Potresti soffrire di un piccolo disturbo intestinale.

  • Consiglio astrologico del giorno: Stabilisci quanto sei disposto a spendere per ciò che ti piace e rispetta quel limite.

♑ Capricorno

  • Amore: Sei malinconico e senti la mancanza dello stimolo dell’amore. Non fare tu il primo passo.

  • Lavoro e Finanze: In economia, la fortuna è dalla tua parte per tutto il giorno. Concentrati per raggiungere i tuoi propositi professionali; lo spirito di adattamento non ti manca.

  • Salute: Ti farà bene avere maggiori attenzioni e cura per te stesso.

  • Consiglio astrologico del giorno: Non c’è niente di male nel volere del tempo per te stesso. Le emozioni sono forti ma chiare: rifletti sulle prossime mosse di carriera.

♒ Acquario

  • Amore: In amore manca la costanza. Senti il richiamo dei sentimenti accanto al bisogno di autonomia.

  • Lavoro e Finanze: Comportati con diplomazia in un momento delicato.

  • Salute: Di fronte a chi non sembra di buon umore, convinti che l’unica risposta possibile sia il dialogo, un confronto schietto e costruttivo.

  • Consiglio astrologico del giorno: A volte non ci sono altre parole da aggiungere: ascolta e osserva.

♓ Pesci

  • Amore: Ti senti meno teso e questo ti agevolerà nel prendere decisioni, ma vivrai momenti difficili in amore. Sarà facile e bello condividere il tuo tempo con persone sorridenti.

  • Lavoro e Finanze: La giornata è favorevole per costruire la giusta energia intorno a te.

  • Salute: Il buon umore e le relazioni positive sono alleati del tuo benessere.

  • Consiglio astrologico del giorno: Ascolta i consigli che ti sono davvero utili.

Commento finale

La domenica del 18 ottobre 2026 si presenta come una giornata “cerniera”: il Primo Quarto di Luna in Capricorno (ore 18:13) segna un momento di svolta in cui le intenzioni maturate nelle settimane precedenti chiedono di essere tradotte in azioni concrete. L’opposizione della Luna a Saturno e al Sole può generare una sensazione di tensione o di stanchezza, ma il sostegno a Venere e Mercurio suggerisce che la comunicazione e le relazioni affettive possono trarre beneficio da un approccio più autentico e diretto.

In questo scenario, i segni di Terra (Toro, Vergine, Capricorno) trovano un terreno fertile per pianificare con lucidità, mentre i segni di Aria (Gemelli, Bilancia, Acquario) sono invitati a fare chiarezza e a alleggerire il carico di aspettative. Per i segni di Fuoco (Ariete, Leone, Sagittario), la parola d’ordine è pazienza: evitare decisioni impulsive, soprattutto in ambito lavorativo ed economico, sarà cruciale. Infine, i segni d’Acqua (Cancro, Scorpione, Pesci) vivono una giornata emotivamente intensa, in cui il confine tra vulnerabilità e forza può diventare una risorsa se gestito con consapevolezza.

Il consiglio astrologico del giorno, «Quello che so lo imparo insegnandolo» (proposto da Luca Nicolaj), riassume bene lo spirito di questa domenica: condividere le proprie conoscenze, chiarire i propri bisogni e ascoltare gli altri con attenzione può trasformare una giornata potenzialmente faticosa in un’occasione di crescita e di avvicinamento autentico alle persone che contano

Ferrero cerca Manutentore Meccatronico a Caivano (NA): contratto a tempo indeterminato

Scadenza: nei dati verificati non risulta una data certa. Prima di candidarsi è necessario controllare la pagina ufficiale dell’offerta o del bando.

Ferrero cerca un Manutentore Meccatronico per lo stabilimento di Caivano (NA): contratto a tempo indeterminato e opportunità per profili tecnici con esperienza, inserimento in un contesto produttivo di una multinazionale del dolciario.

Di cosa si tratta

Ferrero è un gruppo dolciario privato con stabilimenti produttivi in Italia e nel mondo. L’opportunità prevista riguarda la manutenzione di impianti di produzione e delle utilities dello stabilimento di Caivano, con responsabilità legate alla continuità operativa e alla qualità dei processi.

La figura professionale

Il ruolo di Manutentore Meccatronico comprende la manutenzione preventiva, predittiva e a guasto sugli impianti di produzione e sulle utilities. Si occupa di diagnosi di impianti elettrici, elettronici (inverter, azionamenti e PLC) e meccanici, interpretazione di schemi elettrici e funzionali, e interventi per mantenere efficienza e qualità della produzione. È richiesta disponibilità al lavoro sui tre turni e nei giorni festivi.

Requisiti principali

  • Diploma di maturità in ambito meccanico/meccatronico
  • Esperienza di 3-4 anni nel ruolo
  • Predisposizione al lavoro di squadra
  • Buona capacità di uso del PC
  • Capacità di analisi guasti e diagnostica su diverse tipologie di processi
  • Disponibilità a lavoro sui 3 turni e giorni festivi
  • Esperienze pregresse in manutenzione meccanica industriale sono preferenziali

Contratto, sede e prospettive

Posizione: Manutentore Meccatronico. Luogo: Caivano (NA), Campania. Contratto: tempo indeterminato. Numero di posti: 1. Stima retributiva non fornita nella pagina ufficiale.

Come funziona la selezione

Processo di selezione indicato: candidatura online tramite invio CV e lettera di presentazione; valutazione HR (telefonica o video); colloquio finale con un manager Ferrero per valutare competenze e attitudine. Documenti richiesti: Curriculum Vitae e Lettera di presentazione.

Scadenza e come candidarsi

Scadenza: non indicata nei dati verificati. Si invita a consultare la pagina ufficiale Ferrero Careers per aggiornamenti. Modalità di candidatura: candidatura online; invio CV e lettera di presentazione; eventuali passaggi HR e colloquio.

Cosa controllare prima di inviare la candidatura

Prima di candidarsi, verificare: requisiti richiesti, disponibilità al lavoro su tre turni e festivi, eventuali aggiornamenti sulla sede e sul numero di posti. Preparare CV aggiornato, una lettera di presentazione mirata e eventuali attestati tecnici. Assicurarsi che i dati forniti corrispondano al profilo ricercato e che si possa dimostrare esperienza nella manutenzione di impianti industriali.

Fonte originale dell’offerta: Vai all’annuncio o bando ufficiale.

Come lo stress può rendere alcuni ricordi più resistenti nel cervello

Perché ricordiamo con precisione alcuni momenti di paura o tensione, mentre dimentichiamo dettagli ordinari della stessa giornata? Una ricerca condotta a Yale suggerisce che lo stress possa rafforzare selettivamente la memoria attraverso l’azione del cortisolo e la comunicazione tra reti cerebrali.

Il cortisolo non è un semplice interruttore

Quando il cervello interpreta una situazione come impegnativa o minacciosa, l’organismo attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Questa risposta porta, tra gli altri effetti, alla produzione di cortisolo, un ormone coinvolto nella regolazione del metabolismo, dell’attenzione e della risposta allo stress.

Il cortisolo non “salva” automaticamente ogni informazione. Il suo effetto dipende dalla quantità, dal momento in cui viene rilasciato e dal contesto in cui avviene l’esperienza. Una risposta breve e intensa può aumentare la vigilanza; uno stress prolungato, invece, può interferire con il sonno, l’attenzione e il recupero dei ricordi.

Emozioni e memoria lavorano insieme

La memoria episodica, cioè quella relativa a eventi collocati nel tempo e nello spazio, dipende dall’interazione tra diverse aree cerebrali. L’ippocampo contribuisce a organizzare il contesto dell’esperienza, mentre l’amigdala assegna rilevanza emotiva agli stimoli. Le regioni della corteccia prefrontale aiutano a selezionare le informazioni e a controllare la risposta.

La ricerca attribuita al gruppo di Yale si concentra proprio sulla comunicazione tra queste reti. L’ipotesi è che il cortisolo modifichi il modo in cui i circuiti coinvolti nell’emozione e nella memoria si coordinano dopo un’esperienza stressante. In questo modo, alcuni elementi dell’evento possono ricevere una priorità maggiore durante il consolidamento, il processo con cui una traccia mnestica diventa più stabile.

Perché un dettaglio può restare impresso

In una situazione emotivamente intensa, l’attenzione tende a restringersi. Il cervello può privilegiare un volto, una voce, un suono o un particolare associato alla possibile minaccia, lasciando in secondo piano informazioni periferiche. È uno dei motivi per cui un ricordo può apparire molto vivido senza essere completo o accurato in ogni sua parte.

La vividezza, infatti, non equivale alla precisione. Le emozioni possono aumentare la sicurezza soggettiva con cui una persona racconta un episodio, ma non garantiscono che tutti i dettagli siano stati registrati correttamente. La memoria umana viene ricostruita ogni volta che un ricordo è recuperato e può essere influenzata da informazioni successive, aspettative e conversazioni.

Lo stress può anche peggiorare il ricordo

Dire che lo stress rafforza la memoria sarebbe quindi una semplificazione. Gli effetti spesso seguono una relazione non lineare: livelli moderati di attivazione possono favorire attenzione e prestazione, mentre livelli molto elevati o persistenti possono ostacolare la codifica e il recupero delle informazioni.

Durante uno stress acuto, per esempio, la concentrazione può diventare più efficace su ciò che appare urgente, ma meno flessibile su compiti complessi. Se la risposta resta attiva a lungo, l’aumento di cortisolo può associarsi a disturbi del sonno e a difficoltà di concentrazione. Il sonno è essenziale per il consolidamento della memoria, perciò una notte frammentata può attenuare qualunque beneficio iniziale dell’attivazione.

Il possibile legame con i ricordi traumatici

La ricerca sui circuiti dello stress è rilevante anche per comprendere perché alcuni ricordi fortemente negativi siano difficili da ignorare. In condizioni traumatiche, però, non è corretto concludere che il cortisolo sia l’unica causa o che ogni ricordo persistente abbia lo stesso meccanismo biologico.

Disturbi come il disturbo da stress post-traumatico coinvolgono una combinazione di fattori: intensità dell’esperienza, vulnerabilità individuale, ambiente, qualità del sonno, apprendimento successivo e possibilità di ricevere supporto. Un risultato sperimentale sui meccanismi della memoria non costituisce una terapia e non permette di prevedere il destino psicologico di una singola persona.

Cosa cambia nella vita quotidiana

La conseguenza pratica più prudente riguarda il modo in cui interpretiamo i nostri ricordi. Ricordare con grande chiarezza un evento non significa necessariamente possedere una registrazione perfetta. In ambito medico, scolastico o giudiziario è quindi importante distinguere il ricordo soggettivo dalla verifica indipendente dei fatti.

Per lo studio, inoltre, l’ansia intensa non è una strategia affidabile. Una moderata attivazione può aiutare a mantenere l’attenzione, ma sonno regolare, pause, ripetizione distribuita nel tempo e condizioni ambientali stabili sono strumenti più solidi per consolidare le informazioni. Nessun risultato sul cortisolo giustifica l’esposizione volontaria a situazioni stressanti.

Che cosa resta ancora da chiarire

Per valutare pienamente una scoperta di questo tipo servono dettagli sul campione utilizzato, sul disegno sperimentale, sui tempi di misurazione del cortisolo e sulla distinzione tra stress acuto e cronico. È inoltre necessario capire quanto i risultati ottenuti in laboratorio siano trasferibili alla vita quotidiana.

La ricerca neuroscientifica sta cercando di collegare immagini dell’attività cerebrale, misure ormonali e comportamento, ma nessun singolo indicatore descrive da solo la complessità della memoria. Le conoscenze generali sull’azione dello stress sono discusse nelle risorse dell’Istituto nazionale statunitense per la salute e nelle pubblicazioni della letteratura scientifica internazionale.

Il quadro che emerge è dunque selettivo: lo stress può rendere più accessibili alcuni ricordi emotivi, ma può anche disturbare attenzione, sonno e recupero. Comprendere quali circuiti determinino questi effetti potrebbe aiutare a interpretare meglio la memoria, senza trasformare un meccanismo biologico in una spiegazione unica del comportamento umano. Per il contesto sul rapporto tra coscienza, linguaggio e attività cerebrale, si può consultare anche l’articolo interno dedicato all’anestesia generale e all’elaborazione del linguaggio.

Anestesia generale: il cervello può elaborare il linguaggio senza coscienza?

Il cervello sotto anestesia generale potrebbe continuare a riconoscere parole e relazioni linguistiche, anche quando la persona non mostra segni di coscienza. È questa l’ipotesi al centro di una ricerca recentemente riportata da un gruppo della Baylor College of Medicine, ancora da valutare nel dettaglio attraverso la pubblicazione scientifica e la replicazione indipendente.

Che cosa avrebbe osservato lo studio

La ricerca avrebbe esaminato l’attività cerebrale di persone sottoposte ad anestesia mentre ascoltavano sequenze di parole o brani narrativi. L’obiettivo non era verificare se i partecipanti fossero “svegli” in senso comune, ma capire quali operazioni il cervello riuscisse ancora a compiere in assenza di una risposta cosciente.

Secondo le informazioni disponibili, i segnali cerebrali avrebbero mostrato tracce compatibili con il riconoscimento di categorie linguistiche diverse e con una previsione di ciò che poteva arrivare dopo nella storia. In altre parole, il sistema nervoso potrebbe non limitarsi a registrare suoni isolati: potrebbe anche analizzare una parte del loro significato e usare il contesto per anticipare una parola o un evento.

Questa interpretazione deve però essere distinta da una conclusione molto più forte: non dimostra che una persona anestetizzata comprenda un discorso come farebbe da sveglia, né che conservi ricordi dell’esperienza. Un’attività cerebrale organizzata non equivale automaticamente a esperienza soggettiva.

Elaborare informazioni non significa essere coscienti

La coscienza comprende almeno due aspetti collegati ma non identici: il livello di vigilanza e la consapevolezza dei contenuti. Durante l’anestesia generale entrambi vengono profondamente alterati, ma i farmaci non spengono ogni singolo circuito cerebrale nello stesso momento o con la stessa intensità.

Alcune aree possono continuare a rispondere agli stimoli acustici, mentre la comunicazione tra regioni lontane del cervello risulta ridotta. Proprio questa integrazione su larga scala è considerata importante per costruire un’esperienza cosciente coerente. Un suono può quindi essere analizzato localmente senza diventare un pensiero percepito dalla persona.

Il fenomeno ha analogie con processi osservabili anche nella vita quotidiana. Una persona molto concentrata può non accorgersi di una conversazione vicina, pur mostrando risposte automatiche a determinati suoni. Anche il cervello addormentato può reagire al proprio nome o a uno stimolo importante, senza che ciò implichi una piena consapevolezza o un ricordo al risveglio.

Perché il linguaggio è un test utile

Il linguaggio permette di studiare diversi livelli di elaborazione. Il cervello deve distinguere i suoni, riconoscere le parole, collegarle a significati e interpretare il rapporto con ciò che è stato detto prima. Questi passaggi non dipendono tutti dalle stesse reti neurali.

Se un elettroencefalogramma o una risonanza funzionale rilevano una risposta diversa davanti a parole appartenenti a categorie differenti, il risultato suggerisce una discriminazione dello stimolo. Se invece la risposta cambia in base alla parola attesa in una frase, può emergere un’elaborazione legata al contesto. Sono indizi importanti, ma rimangono misure indirette: non consentono di “leggere” con certezza un pensiero o una sensazione.

Inoltre, l’anestesia non è una condizione unica. Esistono farmaci diversi, dosaggi differenti e fasi successive della procedura. Età, stato di salute, attività cerebrale individuale e tipo di stimolo possono modificare la risposta. Un effetto osservato in un piccolo gruppo non può essere automaticamente esteso a tutti i pazienti.

Che cosa cambia per la sicurezza dei pazienti

La possibilità di elaborazione inconscia del linguaggio non significa che l’anestesia sia inefficace. La pratica anestesiologica utilizza combinazioni di farmaci e monitoraggi clinici per mantenere il paziente in uno stato adeguato all’intervento, controllare dolore e movimento e ridurre il rischio di consapevolezza intraoperatoria.

La cosiddetta consapevolezza durante l’intervento è un evento raro, distinto dalla semplice presenza di attività cerebrale. Per parlare di esperienza cosciente servono elementi clinici e soggettivi, come ricordi espliciti o percezioni riferite dopo la procedura. Un tracciato cerebrale compatibile con l’elaborazione di parole non prova da solo che il paziente abbia ascoltato e compreso la conversazione in sala operatoria.

Le implicazioni pratiche, se confermate, riguarderebbero soprattutto la ricerca sui monitor dell’anestesia. Oggi nessun singolo indice riassume perfettamente la coscienza: i medici combinano parametri fisiologici, osservazione clinica, dosaggio dei farmaci e strumenti neurofisiologici. Nuovi marcatori potrebbero aiutare a distinguere meglio tra risposta automatica, elaborazione inconscia e consapevolezza residua.

Le domande ancora aperte

La prima riguarda la memoria. Anche se il cervello analizza una frase durante l’anestesia, il contenuto potrebbe non essere trasferito nei circuiti necessari per formare un ricordo stabile. La seconda riguarda la profondità dell’elaborazione: riconoscere una parola è diverso dal comprendere una narrazione complessa, attribuirle un significato personale o formulare una risposta.

La terza domanda è metodologica. Per interpretare correttamente i segnali servono campioni più ampi, protocolli confrontabili, diverse tecniche di anestesia e verifiche indipendenti. È inoltre essenziale separare gli effetti dei farmaci da quelli dell’intervento chirurgico, del rumore ambientale e delle condizioni fisiche del paziente.

Il quadro emergente non descrive quindi un cervello semplicemente acceso o spento. L’anestesia sembra modificare in modo selettivo la comunicazione tra reti: alcune operazioni elementari possono persistere, mentre l’integrazione necessaria per una coscienza continua viene fortemente compromessa. È una distinzione rilevante anche per lo studio del sonno, del coma e dei disturbi della coscienza.

Una scoperta da interpretare con prudenza

La ricerca amplia l’idea di ciò che il cervello può fare senza una risposta comportamentale visibile, ma non dimostra che una persona anestetizzata sia cosciente o partecipi mentalmente a una conversazione. Il risultato più solido, in attesa dei dati completi e di ulteriori conferme, è che l’assenza di comportamento non coincide sempre con l’assenza di elaborazione neurale.

Per approfondire i principi generali dell’anestesia e della coscienza, sono utili le risorse divulgative del National Institutes of Health e gli aggiornamenti scientifici pubblicati da Nature. Le conclusioni cliniche, tuttavia, devono restare affidate agli anestesisti e alle evidenze sottoposte a revisione scientifica.

Cellule immunitarie contro il cancro: la ricerca USC punta su una fonte rinnovabile

È possibile trasformare una singola riserva di cellule immunitarie in una fonte continua di difese contro il cancro? Una ricerca attribuita alla University of Southern California propone di partire da cellule immature, invece di usare soltanto linfociti già maturi e difficili da mantenere a lungo.

Il risultato, per ora, va letto come una direzione sperimentale e non come una terapia disponibile. Lo spunto non contiene infatti tutti i dettagli necessari per valutare il lavoro: mancano il riferimento completo alla pubblicazione, il modello utilizzato, i risultati numerici e le eventuali verifiche indipendenti. La promessa scientifica è comunque comprensibile: ottenere cellule immunitarie modificate capaci di rinnovarsi e generare nuove cellule antitumorali.

Perché le cellule immature sono interessanti

Le terapie cellulari contro il cancro, comprese alcune forme di immunoterapia adottiva, prevedono il prelievo di cellule immunitarie, la loro eventuale modifica in laboratorio e la reinfusione nel paziente. Queste cellule devono riconoscere bersagli tumorali, moltiplicarsi e restare attive abbastanza a lungo.

Il problema è che una cellula matura non è necessariamente una buona “fabbrica” per il futuro. Dopo molte divisioni può raggiungere uno stato di esaurimento, ridurre la propria capacità proliferativa o scomparire rapidamente dall’organismo. Le cellule immature, al contrario, possiedono in genere una maggiore capacità di autorinnovamento e possono differenziarsi in diversi tipi cellulari.

La strategia descritta consiste quindi nel modificare una popolazione più giovane e nel favorirne la maturazione controllata. In teoria, una parte delle cellule potrebbe diventare effettori capaci di attaccare il tumore, mentre un’altra conserverebbe caratteristiche di riserva. Il vantaggio sarebbe una produzione più duratura, non necessariamente una presenza illimitata in senso letterale.

Come potrebbe funzionare il sistema

Il sistema dovrebbe combinare tre elementi. Il primo è un recettore o un programma genetico che permetta alle cellule di riconoscere molecole associate al tumore. Il secondo è un meccanismo che mantenga una quota di cellule in uno stato proliferativo. Il terzo è un ambiente biologico capace di guidare la maturazione senza provocare una risposta immunitaria incontrollata.

La difficoltà sta nel bilanciamento. Una cellula che si divide molto può aumentare la disponibilità di effettori, ma una proliferazione eccessiva rappresenta anche un rischio. Inoltre, il riconoscimento di un bersaglio non esclusivo delle cellule tumorali potrebbe danneggiare tessuti sani. Per questo la selettività del bersaglio e il controllo della crescita sono aspetti più importanti dello slogan della “fornitura inesauribile”.

La biologia delle cellule immunitarie è strettamente legata al metabolismo. Energia, nutrienti, ossigeno e segnali infiammatori possono cambiare la capacità di una cellula di attaccare un tumore. Un approfondimento sul ruolo metabolico di PPARD nelle cellule immunitarie aiuta a capire perché la progettazione di queste terapie non riguarda soltanto i geni del riconoscimento, ma anche il modo in cui le cellule producono e consumano energia.

Il precedente delle terapie cellulari

Le terapie cellulari geneticamente modificate hanno già raggiunto la pratica clinica per alcune malattie, soprattutto tumori del sangue. Il loro impiego richiede però processi complessi: raccolta delle cellule, produzione in condizioni controllate, controlli di qualità, preparazione del paziente e monitoraggio dopo l’infusione.

Una piattaforma capace di generare cellule direttamente nell’organismo potrebbe ridurre la necessità di ripetere il trattamento. Potrebbe inoltre affrontare uno dei limiti delle terapie personalizzate: non tutti i pazienti forniscono cellule sufficientemente numerose o funzionali. Tuttavia, produrre le cellule all’interno del corpo aumenta anche la necessità di controllare con precisione dove, quando e quanto esse si moltiplicano.

Le basi generali dell’immunoterapia oncologica e delle terapie cellulari sono riassunte nelle risorse del National Institutes of Health. Per la terminologia relativa a geni, cellule e biotecnologie è utile anche la documentazione della letteratura scientifica internazionale, purché ogni risultato venga valutato sulla pubblicazione originale e non soltanto sui comunicati.

Quali rischi devono essere esclusi

Il primo rischio è la proliferazione fuori controllo. Alcune modifiche genetiche possono alterare i circuiti che regolano la crescita e, in circostanze sfavorevoli, aumentare la possibilità di trasformazione cellulare. Il secondo è la tossicità immunitaria: cellule molto attive possono provocare infiammazione sistemica o danneggiare organi sani.

Esiste poi il rischio di evasione tumorale. I tumori sono popolazioni eterogenee e possono ridurre o modificare il bersaglio riconosciuto dalle cellule immunitarie. Anche una piattaforma capace di produrre molti effettori potrebbe quindi perdere efficacia se il tumore cambia identità molecolare.

Prima di parlare di applicazione clinica servono dati in modelli animali e, successivamente, studi sull’uomo progettati per misurare sicurezza, durata, distribuzione delle cellule, risposta immunitaria e beneficio clinico. La presenza di cellule nel sangue non equivale automaticamente alla riduzione del tumore o al miglioramento della sopravvivenza.

Una promessa da verificare con prudenza

L’idea più interessante non è creare cellule “infinite”, ma spostare l’attenzione dalle cellule immunitarie terminalmente differenziate alle loro riserve rigenerative. Se confermata, potrebbe contribuire a rendere più persistenti alcune immunoterapie e a ridurre la dipendenza da produzioni cellulari ripetute.

Per ora, però, il valore della proposta dipende da informazioni ancora da verificare: il tipo preciso di cellula usata, la modifica genetica, il tumore studiato, la durata della risposta e gli effetti indesiderati. La ricerca può aprire una strada importante, ma soltanto risultati pubblicati, riproducibili e valutati in studi clinici diranno se quella strada conduce davvero a una terapia più efficace.

Università di Napoli Federico II: 9 posti a tempo indeterminato in 5 concorsi pubblici

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Scadenza per candidarsi: 23 Ottobre 2026. È consigliabile completare la domanda con anticipo e verificare eventuali orari limite o aggiornamenti nella pagina ufficiale.

Apertura: L’Università degli Studi di Napoli Federico II ha bandito cinque concorsi pubblici per 9 posti a tempo indeterminato, con scadenza ufficiale fissata al 23 ottobre 2026. È un’occasione rilevante per chi cerca un impiego stabile nel settore pubblico e desidera lavorare in uno degli atenei principali del Mezzogiorno.

Di cosa si tratta

Si tratta di una raccolta di concorsi pubblici, cioè di procedure selettive riservate al personale delle strutture statali e istituzionali, volte a coprire posti a tempo pieno e indeterminato. Nel caso della Federico II di Napoli, i bandi hanno complessivamente diritto a 9 posti. È importante sottolineare che si tratta di un’operazione di reclutamento interna al settore pubblico universitario, non di incarichi a prestazione occasionale o contratti a termine di breve durata.

La figura professionale e i profili

Nei bandi pubblicati dalla Federico II sono indicati diversi profili professionali; i requisiti di accesso variano a seconda della posizione. Secondo le informazioni disponibili, cinque dei posti sono accessibili anche senza laurea, mentre per gli altri quattro è richiesto un titolo di studio universitario. La differenziazione tra i profili è comune nei concorsi universitari pubblici, dove alcune posizioni possono richiedere competenze di base in ambito amministrativo o di supporto gestionale, mentre altre richiedono titoli specifici o lauree per profili tecnico-professional. Senza dettagli ufficiali sui singoli profili, resta essenziale consultare i bandi per capire quali mansioni saranno affidate e quali requisiti rientrano in ciascun concorso.

Requisiti principali

I requisiti specifici variano per ogni profilo: alcuni candidati potrebbero essere ammessi senza laurea, altri dovranno possedere un titolo universitario. Il testo disponibile non dettaglia in modo univoco le condizioni di accesso, le prove o la titolazione richiesta per ciascun profilo. Per chi sta valutando la candidatura, è cruciale verificare i bandi ufficiali sul sito dell’ente o della federazione che sta pubblicando l’annuncio, dove saranno indicati i requisiti esatti, eventuali titoli preferenziali, punteggi e eventuali titoli di precedenza (es. servizio precedente, abilitazioni professionali, certificazioni linguistiche, ecc.).

Contratto, posti e sede

La tipologia contrattuale indicata è tempo indeterminato, caratteristica comune delle assunzioni nel pubblico impiego per ruoli stabili. I 9 posti sono destinati alla sede principale dell’Università di Napoli Federico II, in Campania. Sebbene non siano stati pubblicati dettagli completi sui singoli profili, la collocazione è chiara: si lavora all’interno dell’ateneo in Napoli, che è uno dei centri universitari di riferimento della regione.

Come funziona la selezione

La descrizione disponibile non contiene dettagli sulle fasi di selezione (prove scritte, orali, titoli, titoli di servizio, prove pratiche). In ambito concorsuale pubblico, tipicamente i bandi includono uno o più dei seguenti elementi: valutazione dei titoli, prove scritte o pratiche e colloquio orale. Tuttavia, senza i testi ufficiali, non è possibile confermare la struttura delle singole prove per ciascun profilo. Si raccomanda quindi di attendere o consultare i bandi relativi per conoscere l’ordine delle prove, i punteggi e le tempistiche, evitando di basarsi su congetture.

Scadenza e come candidarsi

La scadenza ufficiale per presentare la domanda è il 23 ottobre 2026. Non è stata indicata una fascia oraria specifica nei dati disponibili; quando gli annunci ufficiali saranno pubblicati, sarà di solito indicato l’orario di chiusura della procedura telematica. Per candidarsi, è necessario consultare i bandi completi pubblicati dall’Università Federico II o dall’ente promotore, dove sono descritte le modalità precise (registrazione, compilazione della domanda, allegati richiesti, eventuale pagamento di tassa di concorso). Poiché i testi disponibili non riportano le modalità esatte, l’invito è di verificare la pagina ufficiale dell’Università o la sezione concorsi del portale istituzionale non appena i bandi saranno pubblicati integralmente.

Cosa controllare prima di inviare la domanda

Prima di inviare la candidatura, controllare alcuni elementi essenziali:

  • Profilo e requisiti: verificare a quale dei 5 concorsi si intende partecipare e se si rientra tra i titoli richiesti per quel profilo.
  • Documentazione: accertarsi di avere tutti i documenti necessari (copia di documenti d’identità, codice fiscale, eventuali certificati, titoli di studio e competenze specifiche) o di eventuali attestazioni richieste dai bandi.
  • Modalità di presentazione: confermare che la domanda venga inviata tramite la piattaforma indicata nel bando ufficiale (solitamente via web) e che siano rispettate tutte le istruzioni per i caricamenti di documenti.
  • Termine: annotare la data di scadenza (23 ottobre 2026) e, se presente, l’orario di chiusura.
  • Prove e prove di accertamento: verificare anticipatamente il calendario delle prove, se indicato, per organizzare tempi e turni di studio o preparazione, se pertinenti.

In assenza di dettagli specifici nei dati disponibili, è fondamentale affidarsi alle informazioni ufficiali fornite nei bandi completi. La mancata consultazione dei bandi potrebbe compromettere la candidatura o esporre a errori formali nella presentazione.

In sintesi, l’Università degli Studi di Napoli Federico II offre un’opportunità significativa per chi cerca stabilità lavorativa nel comparto pubblico universitario. Cinque concorsi pubblici portano a 9 posti a tempo indeterminato, con una definizione di requisiti differenziata tra i profili e una scadenza chiara: 23 ottobre 2026. Per i candidati interessati, la strada resta quella di verificare i bandi ufficiali per ottenere i dettagli completi su profili, requisiti, prove e modalità di candidatura.

Fonte originale dell’offerta: Vai all’annuncio o bando ufficiale.

PPARD e tumori: come il metabolismo delle cellule immunitarie può diventare un’arma

Una proteina associata alla crescita tumorale potrebbe diventare utile contro il cancro, ma soltanto se attivata nel posto giusto: le cellule immunitarie. È questa l’ipotesi al centro di una ricerca ancora preclinica su PPARD, un regolatore del metabolismo dei grassi.

Che cos’è PPARD e perché interessa la ricerca

PPARD, noto anche come recettore delta attivato dai proliferatori dei perossisomi, è una proteina che funziona da regolatore dell’espressione genica. Quando viene attivata, può modificare il modo in cui una cellula utilizza nutrienti, in particolare gli acidi grassi.

Il suo ruolo non è però univoco. In alcuni tumori, segnali legati a PPARD possono favorire proliferazione, sopravvivenza cellulare e adattamento all’ambiente tumorale. Da qui nasce una apparente contraddizione: la stessa via biologica può essere dannosa in una cellula cancerosa e potenzialmente utile in una cellula immunitaria.

La ricerca oncologica sta infatti studiando sempre più il tumore come un ecosistema. Non contano soltanto le mutazioni delle cellule malate, ma anche i vasi sanguigni, il tessuto circostante e le cellule immunitarie che penetrano nella massa tumorale.

Il bersaglio sono le cellule immunitarie

All’interno di un tumore, i linfociti T e altre cellule di difesa spesso incontrano un ambiente povero di ossigeno e ricco di segnali inibitori. Le cellule tumorali consumano nutrienti, accumulano prodotti di scarto e producono molecole capaci di ridurre l’attività immunitaria.

In queste condizioni, anche una cellula immunitaria competente può perdere efficienza. L’idea studiata dai ricercatori è rafforzare il metabolismo delle cellule di difesa, permettendo loro di utilizzare meglio i grassi come combustibile e di conservare più a lungo la capacità di attaccare il tumore.

L’attivazione di PPARD nelle cellule immunitarie avrebbe prodotto proprio questo effetto nei modelli sperimentali descritti: maggiore capacità di usare gli acidi grassi, persistenza dell’attività antitumorale e riduzione della crescita della massa tumorale.

Risultati osservati in laboratorio

Gli esperimenti hanno indicato un’attività contro più tipi di cancro, tra cui tumori del colon-retto, della mammella e dell’ovaio, oltre al melanoma. In alcuni modelli la crescita si è ridotta in modo marcato; in altri, il tumore avrebbe mostrato una risposta più limitata.

Questa varietà è importante. Un risultato ottenuto in più modelli può suggerire che il meccanismo non dipenda da una sola mutazione, ma non dimostra automaticamente che il trattamento funzionerà nei pazienti. I modelli cellulari e animali non riproducono tutta la complessità del sistema immunitario umano, né la variabilità genetica e clinica dei tumori.

Il punto centrale non è quindi che PPARD sia già una cura, ma che il metabolismo immunitario può essere manipolato per migliorare la risposta contro le cellule maligne. È un concetto vicino all’immunoterapia, ma con un’attenzione particolare all’energia necessaria alle cellule di difesa.

Perché il metabolismo può cambiare l’immunità

Le cellule immunitarie modificano il proprio metabolismo a seconda della funzione. Quando devono moltiplicarsi rapidamente, possono aumentare l’uso del glucosio; quando devono resistere più a lungo, possono affidarsi maggiormente alla respirazione mitocondriale e all’ossidazione degli acidi grassi.

Non esiste però un interruttore universale. Un metabolismo più attivo non significa necessariamente una risposta immunitaria migliore. Attivare una via nel momento sbagliato o in cellule sbagliate potrebbe aumentare infiammazione, tossicità o persino sostenere la crescita tumorale.

Per questo l’obiettivo più plausibile non è somministrare indiscriminatamente un attivatore di PPARD, ma indirizzarlo alle cellule immunitarie oppure combinarlo con sistemi capaci di limitarne l’azione al microambiente tumorale.

I principali limiti prima degli studi clinici

Il primo limite riguarda la selettività. PPARD è presente in diversi tessuti e partecipa alla regolazione del metabolismo, dell’infiammazione e della funzione muscolare. Un farmaco che lo attivasse in tutto l’organismo potrebbe produrre effetti non desiderati.

Il secondo riguarda la sicurezza a lungo termine. Una via biologica collegata alla proliferazione cellulare non può essere modulata senza controllare attentamente il rischio di favorire cellule tumorali residue o alterare organi sani.

Il terzo limite è la risposta variabile dei tumori. Il microambiente del melanoma non è identico a quello di un tumore ovarico o del colon-retto. Anche il tipo di cellule immunitarie presenti, il trattamento già ricevuto e lo stato generale del paziente possono cambiare il risultato.

Prima di parlare di applicazioni terapeutiche serviranno conferme indipendenti, studi di farmacologia, valutazioni tossicologiche e sperimentazioni cliniche. La distinzione tra prova di principio in laboratorio e beneficio per i pazienti è essenziale, come ricordano le risorse divulgative del National Cancer Institute e le informazioni del National Institutes of Health.

Una strategia da combinare con altre terapie

Se il meccanismo sarà confermato, l’attivazione di PPARD potrebbe essere studiata insieme a immunoterapie già esistenti, come gli inibitori dei checkpoint immunitari. In teoria, una cellula T metabolicamente più resistente potrebbe mantenere più a lungo la propria attività dopo la rimozione dei segnali di freno.

Questa combinazione, tuttavia, potrebbe aumentare anche gli effetti avversi immunologici. Ogni vantaggio dovrebbe quindi essere misurato contro il rischio di infiammazione eccessiva o di danno agli organi.

La scoperta suggerisce infine una prospettiva più ampia: per colpire un tumore non basta cercare una molecola che distrugga direttamente la cellula cancerosa. In alcuni casi può essere altrettanto importante aiutare il sistema immunitario a sopravvivere e funzionare in un ambiente ostile. Per ora, PPARD rappresenta un bersaglio promettente da verificare, non una terapia disponibile.

Nocera, crolla il controsoffitto in sala operatoria all’Umberto I: chiuse 3 sale su quattro

Nocera Inferiore — Un pezzo di controsoffitto è crollato all’interno di una delle sale operatorie dell’ospedale Umberto I. Non si registrano feriti: al momento dell’accaduto, nella stanza non erano in corso interventi chirurgici.

Subito dopo il crollo, la direzione sanitaria ha disposto una serie di verifiche nelle altre tre sale del blocco operatorio, situato al quarto piano della struttura. All’esito dei controlli è stata presa la decisione di chiudere tre sale su quattro, mantenendone attiva una soltanto per far fronte alle emergenze.

Nelle prossime ore una ditta specializzata, incaricata dall’Asl Salerno, interverrà per i controlli e la messa in sicurezza dell’intero blocco operatorio. Nelle scorse ore il sindaco Paolo De Maio ha effettuato un sopralluogo nella struttura insieme alla direttrice sanitaria Rosalba Santarpia, per verificare di persona la situazione.

Superenalotto, nessun 6 nell’estrazione del 17 ottobre: il jackpot a 42,8milioni di euro

Superenalotto, ecco la combinazione vincente:

23 – 25- 37 – 55- 77 – 86

Numero Jolly: 80

Numero Superstar: 50

10eLotto i numeri vincenti di oggi 17 ottobre 2026

Nel concorso 10elotto di stasera sono stati estratti i seguenti numeri

05 – 11 – 12 – 13 – 19 – 26 – 27 – 32 – 35 – 44 – 49 – 51 – 52 – 63 – 66 – 67 – 73 – 74 – 78 – 87

NUMERO ORO: 11

DOPPIO ORO: 11 – 35

Lotto, le estrazioni di sabato 18 ottobre 2026

Le estrazioni del lotto di oggi 18 ottobre 2026

BARI
11 – 35 – 78 – 39 – 36

CAGLIARI
27 – 52 – 13 – 03 – 21

FIRENZE
51 – 87 – 73 – 53 – 67

GENOVA
63 – 67 – 70 – 01 – 05

MILANO
44 – 49 – 21 – 22 – 48

NAPOLI
32 – 26 – 67 – 25 – 35

PALERMO
19 – 32 – 38 – 11 – 85

ROMA
05 – 74 – 43 – 78 – 11

TORINO
74 – 66 – 81 – 80 – 51

VENEZIA
12 – 51 – 63 – 09 – 84

NAZIONALE
59 – 22 – 14 – 54 – 12