Napoli – Un altro episodio di violenza contro il personale sanitario riaccende l’allarme sulla sicurezza dei Pronto soccorso napoletani. Questa volta a essere preso di mira è stato un infermiere in servizio all’ospedale Vecchio Pellegrini, nel centro di Napoli, colpito al volto da un paziente e minacciato di morte dopo avergli spiegato che non era possibile assegnargli un letto destinato ai casi di emergenza.
L’aggressione, come riporta l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, si è verificata durante la notte, mentre il personale stava prestando assistenza all’uomo, arrivato in ospedale lamentando nausea e vomito. Una situazione che si è rapidamente trasformata in un episodio di violenza fisica e verbale, culminato con l’intervento della Polizia di Stato e la denuncia dell’aggressore.
La richiesta di un letto e lo schiaffo all’infermiere
Secondo la ricostruzione dell’accaduto, il paziente, già conosciuto dal personale sanitario e dalle forze dell’ordine anche per precedenti comportamenti aggressivi, era stato preso in carico e sistemato su una poltrona-letto, in modo da consentire la somministrazione della terapia necessaria.
La tensione è esplosa al momento di effettuare un prelievo di sangue. L’uomo avrebbe preteso di essere trasferito su un letto vero e proprio, ma l’infermiere gli ha spiegato che i pochi posti ancora disponibili erano riservati ai pazienti con gravi difficoltà respiratorie, poiché collegati alle postazioni fisse per l’ossigenoterapia.
Una spiegazione legata alle esigenze assistenziali del reparto che non è bastata a placare il paziente. Al contrario, l’uomo avrebbe reagito sferrando un violento schiaffo al volto del sanitario, per poi rivolgergli pesanti minacce di morte.
«Non ho nulla da perdere, mi farei anche vent’anni di galera pur di romperti la testa», avrebbe urlato, secondo quanto riferito nella ricostruzione dell’episodio.
Minacce anche agli agenti intervenuti in ospedale
La situazione non si è risolta neppure con l’arrivo della Polizia di Stato, intervenuta nel Pronto soccorso per riportare la calma. L’uomo avrebbe continuato a manifestare un atteggiamento aggressivo, arrivando a minacciare anche gli agenti.
I poliziotti lo hanno quindi denunciato all’autorità giudiziaria. La sua posizione sarà ora valutata nelle sedi competenti, mentre per l’infermiere è stato necessario ricorrere alle cure mediche dopo l’aggressione.
Il bilancio per il lavoratore è di un trauma facciale e di un importante stato di shock psicologico. La prognosi indicata è di dieci giorni.
L’episodio riporta al centro una questione che riguarda quotidianamente chi lavora nei reparti di emergenza: la difficoltà di garantire assistenza in condizioni di forte pressione, con risorse e posti disponibili limitati, senza che le esigenze organizzative e cliniche si trasformino nel pretesto per minacce o aggressioni.
Il bilancio del 2026: 21 episodi per l’Asl Napoli 1
I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno. L’aggressione del Vecchio Pellegrini è indicata come la 21ª registrata nel 2026 nell’ambito dell’Asl Napoli 1 Centro. Considerando anche gli episodi segnalati nell’Asl Napoli 2 Nord, il totale sale a 34 aggressioni dall’inizio dell’anno.
Un dato che alimenta la preoccupazione degli operatori sanitari, spesso esposti a episodi di intimidazione proprio nei luoghi in cui dovrebbero essere garantite le condizioni necessarie per assistere i pazienti e affrontare le emergenze.
La denuncia dell’aggressore rappresenta un primo passaggio sul piano giudiziario, ma resta il problema della prevenzione: evitare che medici, infermieri e altri professionisti siano costretti a lavorare in un clima di paura, con conseguenze sulla loro sicurezza e sul funzionamento dei servizi.
Il prefetto Di Bari: «Ferma condanna per l’aggressione»
È intervenuto anche il prefetto di Napoli, Michele di Bari, che ha espresso la più ferma condanna per l’episodio, manifestando solidarietà e vicinanza all’infermiere aggredito e all’intera categoria degli operatori sanitari.
Il rappresentante del Governo ha inoltre ringraziato il personale della Polizia di Stato per la tempestività dell’intervento, sottolineando che la tutela dei Pronto soccorso e dei presidi ospedalieri dell’area metropolitana continua a essere oggetto di particolare attenzione da parte delle istituzioni.
La questione è stata affrontata in diverse riunioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, alle quali hanno partecipato anche i direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere, insieme ai rappresentanti degli ordini professionali interessati. Al centro degli incontri, la definizione di strategie operative e di misure concrete per proteggere il personale sanitario.
Presidi di polizia, vigilanza e videosorveglianza
Tra gli interventi indicati dalla Prefettura figurano il potenziamento e l’estensione dei presidi fissi di polizia negli ospedali e nei Pronto soccorso maggiormente esposti al rischio di aggressioni, con l’obiettivo di assicurare una presenza tempestiva e svolgere anche una funzione deterrente.
Previsto inoltre il rafforzamento della vigilanza privata attraverso le guardie giurate, per aumentare il controllo degli ingressi e delle sale d’attesa. A queste misure si aggiungono collegamenti diretti con le forze dell’ordine per velocizzare le richieste di intervento e sistemi di videosorveglianza collegati alle sale operative di Polizia e Carabinieri, così da consentire il monitoraggio in tempo reale delle situazioni critiche.
La Prefettura ha ribadito l’impegno a verificare costantemente l’efficacia dei dispositivi già attivati e a valutare ulteriori misure di sicurezza.
Resta, tuttavia, una domanda che accompagna ogni nuovo episodio: come impedire che chi entra in ospedale per ricevere assistenza finisca per mettere in pericolo proprio le persone chiamate a garantirla?