Cibo non tracciato, etichette ingannevoli, farmaci scaduti e persino cliniche veterinarie completamente abusive. È il bilancio sommerso emerso dall’ultima maxi-operazione nazionale dei Carabinieri del NAS, svolta d’intesa con il Ministero della Salute tra il 23 marzo e il 30 giugno 2026. Un blitz a tappeto che ha passato al setaccio negozi fisici, stabilimenti e piattaforme di e-commerce, portando al sequestro di beni per un valore di 1,7 milioni di euro e alla contestazione di irregolarità in un caso su cinque.
Tra le tante storie d’illegalità intercettate lungo la Penisola, l’episodio più drammatico e grave arriva da Avellino, dove i militari dell’arma hanno scoperto una vera e propria attività clandestina sulla pelle degli animali.
Il caso Avellino: veterinari abusivi e la tragedia dei tre cuccioli
A finire nei guai nel capoluogo irpino sono state due persone, denunciate dai Carabinieri del NAS di Salerno per esercizio abusivo della professione veterinaria. I due avevano allestito un finto ambulatorio medico nascosto nel retrobottega di un negozio di animali e pet food.
L’ispezione ha svelato una struttura fantasma, del tutto priva delle autorizzazioni igienico-sanitarie prescritte dalla legge. All’interno i militari hanno posto sotto sequestro dispositivi medici, presidi sanitari e farmaci veterinari soggetti a ricetta medica obbligatoria. A rendere ancora più cupo il quadro è stato il macabro ritrovamento dei corpi senza vita di tre cuccioli di barboncino, totalmente privi di microchip identificativo, sui quali sono in corso ulteriori accertamenti.
I numeri dell’operazione: 1 immobile su 5 è fuorilegge
L’intervento in Campania si inserisce in un quadro nazionale a tinte fosche. Su 275 ispezioni eseguite da Nord a Sud, ben 58 (circa il 21%) hanno evidenziato violazioni. In totale si contano:
56 persone segnalate alle autorità amministrative e sanitarie;
4 denunce penali per frode in commercio e falso;
88 sanzioni amministrative per un importo di quasi 130mila euro;
Oltre 60 tonnellate di alimenti e 200mila confezioni liberate dal mercato o bloccate.
“Le criticità sono diffuse lungo l’intera filiera”, spiegano dal Comando Carabinieri. Le violazioni più frequenti riguardano l’etichettatura ingannevole, le carenze igienico-strutturali, la mancata notifica alle autorità e la gestione illecita dei sottoprodotti di origine animale.
Le altre ombre della filiera: da Padova a Pescara
Se Avellino rappresenta la punta dell’iceberg sul fronte delle professioni abusive, non meno gravi sono i casi riscontrati nel resto d’Italia.
A Padova, il NAS ha denunciato il legale rappresentante di un’azienda che aveva falsificato le carte di 9 tonnellate di scarti di origine animale per destinarli illegalmente alla produzione di pet food. Sempre nella provincia padovana sono state bloccate ben 177.500 confezioni prive di indicazioni su scadenze e produttore, vendute anche online.
A Pescara, infine, la scure dei controlli si è abbattuta su un impianto di produzione di cibo crudo per animali: bloccate 50 tonnellate di carne non tracciata e chiusura immediata della struttura, ampliata abusivamente e in precarie condizioni igieniche, per un valore totale di oltre 1,5 milioni di euro.










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