La provincia non deve vivere di briciole
In Campania, troppo spesso, la cultura rischia di essere Napoli-centrica, lasciando ai territori marginali soltanto le briciole di una programmazione che dovrebbe invece essere diffusa, accessibile e capace di generare opportunità. Non ci si può poi lamentare se i giovani scappano via dai territori, se intere aree restano indietro o se la provincia viene percepita come un luogo da lasciare e non da abitare, quando cultura, eventi e investimenti continuano a concentrarsi quasi sempre altrove.
La cultura non è soltanto bellezza: porta indotto, crea lavoro, muove energie, accende relazioni e restituisce dignità ai luoghi. Non possiamo immaginare un futuro fatto solo di megalopoli, dove la globalizzazione rischia di uniformare tutto e schiacciare le tradizioni che invece vivono, resistono e si rigenerano proprio nei territori.
Enrico Vanzina lo ha detto con chiarezza: è in provincia che spesso si trova la vita vera. Maurizio De Giovanni, nei giorni del Festival, aveva spinto ancora oltre il ragionamento, sostenendo che eventi del genere andrebbero realizzati più in provincia che nelle grandi città. Annarita Borelli ha richiamato il ruolo delle istituzioni, che devono fare la propria parte e permettere a progetti di qualità di decollare.
Ed è forse questo uno dei punti più delicati dell’intera settimana. Un Festival internazionale del cinema in una città come Pompei non può essere considerato soltanto un evento culturale o mondano. È un’occasione di identità, promozione, crescita e racconto del territorio. E quando un territorio ha la possibilità di ospitare cultura di qualità, le istituzioni dovrebbero esserci, accompagnare, sostenere e ascoltare.
I cantastorie, il ghiaccio e il cinema come meraviglia
Una volta c’erano i cantastorie. Viaggiavano tra città e paesi, portavano racconti, notizie, meraviglie e culture diverse. Facevano conoscere ai popoli ciò che esisteva oltre il loro orizzonte quotidiano. Raccontare significava aprire una finestra sul mondo.
Viene in mente, in questo senso, uno dei passaggi più celebri di Cent’anni di solitudine. Il ghiaccio è il grande protagonista dell’inizio del romanzo. Quando gli zingari arrivano a Macondo, guidati dal saggio Melquíades, portano con sé non solo meraviglie e invenzioni, ma anche una misteriosa macchina per fare il ghiaccio. Per José Arcadio Buendía e per il figlio Aureliano, quella scoperta rappresenta il progresso, lo stupore e il fascino della modernità in un luogo sperduto e tropicale.
Quel momento racconta perfettamente quanto mostrare, narrare e condividere siano gesti fondamentali per nutrire la mente e l’anima delle comunità. I cantastorie di ieri e il cinema di oggi rispondono, in fondo, alla stessa necessità: portare mondi dentro altri mondi, far conoscere ciò che è lontano, trasformare la meraviglia in conoscenza.
Per questo resta centrale una frase ribadita da Annarita Borelli: la cultura deve essere per tutti, non solo per i ragazzi, non solo per gli addetti ai lavori, non solo per chi già la frequenta. La cultura è ciò che ci rende liberi, consapevoli e umani.
Una menzione particolare va anche alla presenza in sala di Antonella Morea ed Ernesto Mahieux, altri due grandi nomi del cinema, della televisione e del teatro.
La seconda edizione del Festival Internazionale del Cinema di Pompei si chiude dunque con un bilancio culturale importante. Non solo premi, ospiti e red carpet, ma un percorso che ha provato a rimettere al centro il valore del racconto, il dialogo tra cinema e letteratura, la memoria, i giovani, la biodiversità culturale e il bisogno di riportare la cultura anche fuori dai circuiti consueti delle grandi città.
Pompei, città simbolo della memoria del mondo, ha dimostrato ancora una volta di poter essere anche luogo di futuro. Ma perché questo futuro diventi davvero patrimonio condiviso, serve che tutti facciano la propria parte: organizzatori, artisti, pubblico, scuole, media e istituzioni.
Il Festival ha acceso una luce. Ora il compito più importante è non lasciarla spegnere.




L’articolo parla bene del festival,ma sembra rimaner vuoto in alcuni punti il pubblico noncapiva i ritmi e la serata pariva lunga; si sono visti attori bravii e studenti con corti interessanti, ma i regista era poco supportato e l’organissazione mancava di fondi e di tempistiche chiare e` tutto un po’ confuso