LE INTERCETTAZIONI

I «ragazzi del Vasto» e il candidato: «Se viene eletto, gestiamo noi i mercati e le fiere»

Non solo preferenze: il clan offriva "protezione" ai manifesti e presidio militare del territorio. Nelle intercettazioni, il timore del politico per i magistrati e le rassicurazioni dei boss: "Tu non ti presentare, facciamo tutto noi". La paura di Diodato per le inchieste del pm Woodcock
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Francesco Cecere, l’intermediario, è chiarissimo nel definire le aspettative:

Cecere: “Gaetano… se sale questo, ci sistemiamo.”
Girgenti: “Ma ci sistemiamo nel dopo, forse… sperando che mantiene qualche promessa.”
Cecere: “No, le mantiene… Questo si prese la produttività, sai che significa la produttività? Che tutti i mercati, tutte le cose commerciali, tutte le cose rionali le teneva lui in mano.”

Il riferimento è alla presunta capacità di Diodato, nelle sue precedenti esperienze politiche, di gestire settori economici sensibili: mercati, fiere, licenze. È questo che interessa ai Contini: non i 10 euro a voto (che pure vengono discussi e poi scartati per paura delle intercettazioni), ma il controllo della “macchina pubblica”.

Il Riesame: l’ultima parola

Mentre l’inchiesta prosegue, resta sul tavolo l’appello della Procura contro il diniego dell’arresto. I pm insistono: non importa che Diodato non sia stato eletto nel 2020. Il reato si perfeziona con l’accordo. Un accordo siglato in via Chieti, tra promesse di “melanzane sott’olio” (probabile linguaggio in codice per altre utilità) e la garanzia che, nei vicoli di Napoli, nessuno avrebbe osato strappare il volto del “candidato degli amici”.

2.continua

 

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