La riflessione: il codice del silenzio che si incrina
La scelta di un imprenditore organico al sistema dei Casalesi di rompere il silenzio offre uno spaccato del mutamento in corso dentro e attorno ai clan. Se per decenni l’architettura economica di gruppi come quello di Zagaria ha potuto contare su un fronte compatto di professionisti, tecnici e operatori economici disposti a fare da “scudo” al denaro mafioso, oggi quel fronte appare meno impenetrabile.
Il pentimento di Inquieto, al di là dei benefici che egli potrà eventualmente ottenere, rappresenta un segnale: il rischio di vedere dissolte fortune costruite in anni di investimenti illeciti può spingere chi ne ha gestito le leve a scegliere la via della collaborazione.
Per lo Stato, significa la possibilità di entrare nei “piani alti” della finanza criminale, non solo per colpire i singoli clan, ma per comprendere e smontare il modello economico che li ha resi così potenti.
Se le sue rivelazioni troveranno riscontro, la storia giudiziaria di Nicola Inquieto potrebbe diventare uno spartiacque: da “braccio imprenditoriale” di Michele Zagaria a testimone interno del meccanismo che ha trasformato il clan di Casapesenna in una holding del crimine capace di colonizzare interi settori economici, dai centri commerciali del Casertano ai cantieri in Romania. E, insieme, un nuovo banco di prova sull’efficacia del sistema dei collaboratori di giustizia nel colpire la dorsale finanziaria della camorra.



