Chiese dimenticate di Napoli: 5 luoghi sacri da scoprire

Quando si pensa a Napoli, spesso vengono in mente il Vesuvio che domina il Golfo, i vicoli del centro storico, il presepe, il fermento popolare e le grandi chiese iconiche come il Duomo, Santa Chiara, San Domenico Maggiore.
Ascolta questo articolo Riproduci la versione audio
Ascolta
Caricamento in corso...
SEZIONE 3 DI 3

Leggenda, mito e funzione sacra

Secondo la tradizione, San Pietro predicò in questo luogo durante il suo viaggio a Napoli e qui innalzò un altare (“Ara Petri”) tra il 43 e il 44 d.C. In questo stesso punto avrebbe battezzato i primi napoletani convertiti: Santa Candida e Sant’Aspreno. Per queste ragioni, l’edificio ha acquisito una dimensione simbolica molto forte nella spiritualità cittadina.

Nel corso del Cinquecento il pontefice concesse alla chiesa il privilegio di celebrare giubilei locali, un modo per dare sollievo ai fedeli che non potevano recarsi a Roma. Tuttavia, tale privilegio fu abolito nei secoli successivi.

Architettura, scoperte archeologiche e tesori

L’attuale struttura risale al XVII secolo, costruita fra il 1650 e il 1690 su progetto di Pietro De Marino e Giovanni Mozzetta. Il layout è a pianta a croce latina, con navata centrale, cappelle laterali e un’abside.

Tra le decorazioni interne figurano tele e opere di artisti come Luca Giordano (per es. “San Pietro e San Paolo si abbracciano prima del martirio”) e altri pittori locali come Giacinto Diano, Andrea Vaccaro, Nicola Vaccaro, Sarnelli, Pacecco De Rosa. Il baldacchino marmoreo progettato da Giovan Battista Nauclerio protegge l’antico altare.

Un elemento particolarmente suggestivo è l’ipogeo sottostante: la basilica conserva una cripta paleocristiana a tre navate, scoperta durante lavori interni e identificata come parte dell’antica struttura originaria. In alcuni ambienti ipogei si possono vedere celle, ambienti funerari e tracce di antiche basiliche.

Non basta: nell’area sotto la chiesa sono stati rinvenuti resti scheletrici, che la leggenda ha associato a Santa Candida (una delle prime fedeli locali) e ad altre “anime”: alcune pratiche devozionali legate alle “anime del Purgatorio” si sono sviluppate proprio in questo contesto, in analogia con il culto noto nel Cimitero delle Fontanelle.

La facciata esterna è relativamente sobria, mentre l’ingresso si raggiunge scendendo alcuni gradini verso l’interno, accentuando l’idea di un ingresso “verso il tempo sotterraneo”. È interessante notare che il portale proviene dal Conservatorio dell’Arte della Lana (Vico Miroballo).

Infine, anche il contesto urbano ha influito: il chiostro originario e gli spazi conventuali sono stati in gran parte demoliti nel corso del Risanamento ottocentesco per la costruzione di Corso Umberto, con conseguente perdita parte della struttura originaria.

In questo modo San Pietro ad Aram rimane un luogo in cui mito, memoria e stratificazione architettonica si incontrano, rendendolo uno dei luoghi sacri da scoprire a Napoli più carichi di atmosfera.

Argomenti
Segui Cronache della Campania Canali ufficiali
Commenti (1)

L’articolo parla di chiese dimenticate a Napoli, e sono luoghi che non si vedono spesso nelle guide turistiche. Però ci sono molte storie e opere d’arte che meritano di essere scoperte, anche se non sempre sono facili da trovare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime Notizie

Leggi tutte le notizie

Primo piano