Un’analisi su quasi 13.000 adulti ha associato un consumo elevato di alcuni dolcificanti a un declino più rapido di memoria e capacità di pensiero. Il dato è interessante, ma non dimostra un rapporto di causa ed effetto.
Che cosa ha osservato la ricerca
Secondo le informazioni disponibili, i partecipanti sono stati seguiti attraverso valutazioni delle funzioni cognitive e questionari sulle abitudini alimentari. Le persone che riferivano il consumo più alto di sei dolcificanti avrebbero mostrato, nel tempo, una riduzione più marcata delle prestazioni rispetto a chi ne consumava meno.
La stima comunicata equivale a circa 1,6 anni aggiuntivi di “invecchiamento” cerebrale e a un declino più rapido del 62 per cento. Queste cifre vanno però interpretate nel contesto: non indicano che il cervello dei consumatori sia diventato biologicamente più vecchio di 1,6 anni, né che una singola bevanda zuccherata artificialmente produca un danno misurabile.
Si tratta di una differenza statistica osservata tra gruppi, probabilmente calcolata attraverso test ripetuti nel tempo. Per capire il peso reale del risultato servono il nome della coorte, la durata del monitoraggio, i dolcificanti inclusi, le quantità consumate e i metodi usati per misurare la cognizione.
Perché l’associazione non prova un danno
Gli studi osservazionali fotografano comportamenti reali, ma non assegnano casualmente ai partecipanti una dieta. Chi consuma molti prodotti senza zucchero può avere diabete, sovrappeso, pressione alta o una dieta complessivamente più ricca di alimenti industriali. Può anche usare dolcificanti proprio perché ha già modificato la propria alimentazione per ragioni di salute.
Questi fattori, chiamati variabili confondenti, possono influenzare sia il consumo di dolcificanti sia il rischio di declino cognitivo. Anche quando i ricercatori correggono statisticamente i dati per età, istruzione, attività fisica, fumo o condizioni cardiovascolari, non è possibile eliminare ogni differenza tra i gruppi.
Esiste inoltre il problema della misurazione. Un questionario alimentare può non descrivere con precisione le quantità assunte, mentre il consumo può cambiare negli anni. I test cognitivi, pur essendo utili, risentono di sonno, ansia, umore, istruzione e familiarità con le prove.
Quali sostanze sono sotto esame
Il termine dolcificanti comprende molecole diverse, con struttura chimica, potere edulcorante, metabolismo e destino intestinale non uguali. Tra le sostanze comunemente impiegate negli alimenti e nelle bevande figurano aspartame, acesulfame K, saccarina, sucralosio, steviolici e altri composti o miscele.
Non è corretto trattarli come se fossero un’unica sostanza. Una possibile associazione statistica osservata per alcuni prodotti non può essere automaticamente estesa a tutti i dolcificanti, né alle diverse dosi e modalità di consumo. Anche il prodotto che li contiene conta: una bevanda senza zuccheri può sostituire una bibita zuccherata, ma può anche accompagnare una dieta povera di fibre e ricca di alimenti ultraprocessati.









