“L’IA non serve solo a fare meglio cose che già facevamo, ma a fare cose completamente nuove,” spiega Serra. “Pensiamo all’analisi predittiva: usare l’IA per anticipare le tendenze di mercato o i comportamenti dei consumatori, identificare potenziali clienti a rischio di abbandono (churn prediction) o stimare il valore futuro di un cliente (Customer Lifetime Value). Queste capacità richiedono investimenti non solo negli strumenti software, ma anche nella qualità e strutturazione dei dati – il vero carburante dell’IA – e nelle competenze necessarie per interpretare e agire su queste previsioni.” Serra avverte che investire in tool AI senza una solida base di dati di qualità e una chiara strategia di implementazione rischia di essere uno spreco di budget. I dati indicano che una quota importante degli investimenti AI in Italia è focalizzata proprio su l’analisi e l’estrazione di valore dai dati, confermando questa tendenza.
In sintesi, l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sui budget di marketing non si traduce necessariamente in una loro contrazione, quanto piuttosto in una profonda ri-allocazione strategica.
Come evidenziato da Roberto Serra, l’efficienza generata dall’automazione dovrebbe liberare risorse per investimenti mirati in aree ad alto valore aggiunto come la strategia, la creatività, la personalizzazione spinta e l’analisi predittiva.
Per gli imprenditori, la sfida non è solo adottare la tecnologia, ma integrarla in modo intelligente nella propria strategia di marketing, supportati da dati solidi e competenze adeguate, per trasformare l’IA da semplice voce di costo a vero motore di crescita competitiva.









