Lo scorso anno c’era stato il botto di Cristiano Ronaldo a fare da immagine di copertina al calciomercato delle squadre italiane. Sembravano essere, quelle dell’estate 2018, spese da record, con la cifra totale di 1,12 miliardi di euro, ma nel 2019 i club di Serie A – come ha calcolato il Corriere della Sera – hanno speso ancora di più: 1,2 miliardi. Cifra roboante che però si associa a entrate che sono state inferiori di 330 milioni, il che fa ipotizzare al quotidiano e a molti addetti ai lavori che quella che stiamo osservando in questi anni somiglia molto a una bolla. Che prima o poi potrebbe scoppiare. Anche perché, poi, i risultati internazionali non arrivano: alla fine della nuova stagione saranno passati 10 anni dall’ultima Champions League vinta da un’italiana, l’Inter di Moratti, Mourinho, Zanetti e Milito. Un decennio nel quale la Juventus si è affermata come una delle grandi potenze internazionali, ma ancora senza la forza di vincere, come invece sono tornate a fare le squadre inglesi, dominatrici assolute delle ultime Champions ed Europa League. Il modello di business della premier, insomma, non si realizza solo spendendo e il calcio italiano, vedi anche alla voce razzismo, continua a dover affrontare problemi strutturali che i colpi di mercato non risolvono da soli
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