Napoli. C’era il procacciatore di ‘danni’, ovvero di sinistri stradali. Quello che si occupava di reclutare i testimoni che avrebbero dovuto raccontare al giudice di essere stati presenti al momento dell’incidente. Chi invece era in contatto con chi poteva reperire false perizie di danni arrecati alle vetture. E cosi’, nel giro di poche ore, la truffa era bella e confezionata. Un sistema quasi perfetto se non fosse stato per il fatto che le compagnie assicurative, che versavano migliaia e migliaia di euro per ogni incidente, non si fossero messe a studiare per bene quei fascicoli. Cosi’ hanno scoperto con i loro ‘007’ che molti dei testimoni erano sempre gli stessi, che gli avvocati erano sempre gli stessi, che le richieste di danni erano sempre uguali ad altre richieste, sempre 3.035 euro e 33 centesimi. C’era persino uno scooter Honda Sh che aveva subito non meno di otto incidenti. Anche l’Ordine degli avvocati di Napoli aveva avuto segnalazioni da altri professionisti di come lavoravano alcuni dei loro colleghi. E cosi’ le forze dell’ordine hanno ricostruito passaggio dopo passaggio i sinistri sospetti. Al centro della maxitruffa alle compagnie assicurative 18 legali. Attraverso i loro studi, svolgevano il ruolo di “collettore”. Diciannove le persone arrestate ma con il beneficio dei domiciliari, sette in carcere. Notificate anche misure dell’obbligo di dimora. Sono state intercettate ben 2800 pratiche delle quali 2200 gia’ in avanzato stato di gestione. Secondo una stima la truffa sarebbe quantificata in diversi milioni di euro. I capi e i promotori della truffa erano i fratelli Vincenzo e Umberto Cocozza, con il supporto di Marco Megna. Erano loro che reperivano le persone che dovevano testimoniare. Tra loro c’erano cinque recordman, che hanno giurato sul banco dei testimoni di essere stati presenti a non meno di sei sinistri ciascuno. Si tratta di Rosario Amato e Massimo Colamarino che sono citati in piu’ capi di imputazione. C’e’ un altro particolare e riguarda due fratelli, Adrian e Charlene Sciberras, considerati dagli inquirenti i ‘commercialisti’ del gruppo. Lavorano entrambi per la Banca di Malta e negoziavano gli assegni circolari emessi in favore delle false vittime di incidenti stradali che non ricevevano quei soldi che invece venivano girati ai componenti dell’associazione e in particolare a Vincenzo Cocozza e alle societa’ che aveva costituito.
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