Bacoli – Una serata dedicata alla musica jazz si è trasformata in un incubo al Castello Aragonese di Baia. Sabato 25 luglio, durante l’apertura straordinaria serale per il Pozzuoli Jazz Festival dei Campi Flegrei 2026, una donna e il fratello non vedente sono rimasti bloccati nell’ascensore della struttura per circa un’ora e un quarto, tra caldo, paura e una gestione dell’emergenza definita «improvvisata».
A raccontare la vicenda è Pina Brancato, che aveva raggiunto il Castello con Carlo e un gruppo di amici per assistere al concerto. «Per facilitare la salita a mio fratello, persona con disabilità visiva, ho scelto di utilizzare l’ascensore — spiega —. Non c’era alcun cartello, transenna o avviso che ne segnalasse il fuori servizio. Una volta entrati, le porte si sono chiuse e la cabina si è bloccata a metà tra due piani».
Da quel momento, racconta ancora la donna, è iniziata un’attesa interminabile. «Ho immediatamente premuto il pulsante di emergenza. Mi è stato risposto di contattare un numero verde, ma all’interno non c’era alcuna copertura telefonica e non era possibile effettuare chiamate.
All’esterno gli amici chiedevano aiuto, ma nessun addetto alla vigilanza era in grado di utilizzare la chiave di emergenza. Continuavano a rassicurarci dicendo che il guasto era stato segnalato, ma noi restavamo chiusi lì dentro, con il caldo che aumentava minuto dopo minuto».
Nella cabina la temperatura saliva e l’angoscia prendeva il sopravvento, amplificata dalla condizione di Carlo. «Cercavo di mantenere la calma soprattutto per mio fratello — ricorda Pina Brancato —. Essendo non vedente, viveva quella situazione con un’angoscia ancora più intensa della mia. Sentivo il peso della sua paura e non potevo fare nulla per aiutarlo».
I soccorsi sono stati allertati solo dopo l’intervento degli amici. Dopo circa un’ora e un quarto è arrivata un’ambulanza: un sanitario è riuscito ad aprire le porte della cabina con una semplice manovra, permettendo il passaggio dell’aria. La donna è stata fatta uscire attraverso lo stretto spazio tra il pavimento e la cabina, mentre Carlo è rimasto bloccato ancora per alcuni minuti fino all’arrivo dei Vigili del Fuoco, che hanno completato il salvataggio.
A rendere l’episodio ancor più grave, quanto emerso nei minuti successivi. «Alcuni visitatori ci hanno riferito che l’ascensore era già noto come guasto e che un addetto avrebbe informato altre persone del malfunzionamento — afferma Pina Brancato —. Se fosse vero, sarebbe incomprensibile che non fosse stata predisposta alcuna segnalazione per impedirne l’utilizzo». Una circostanza che, se accertata, solleverebbe interrogativi pesanti sulle procedure di sicurezza in una struttura aperta al pubblico e frequentata anche da persone con disabilità.
La richiesta della protagonista è netta. «Ritengo quanto accaduto di una gravità estrema. Chiedo che venga fatta piena luce sull’intera vicenda, che siano accertate eventuali responsabilità e che vengano adottate tutte le misure necessarie affinché episodi del genere non possano più ripetersi. Una serata dedicata alla musica si è trasformata in oltre un’ora di paura, impotenza e profonda sofferenza, lasciandoci un segno che difficilmente riusciremo a dimenticare».
Quando un ascensore diventa una trappola, quando manca un semplice cartello per evitare il pericolo e quando chi dovrebbe intervenire non ha gli strumenti per farlo, la cronaca impone una riflessione obbligata. La tutela della sicurezza, soprattutto delle persone più fragili, non può essere affidata all’improvvisazione.




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