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Napoli, Salvatore Pellecchia convocò Emanuele Durante alla presenza del killer

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Napoli – La premeditazione nell’omicidio di Emanuele Durante, il ventenne assassinato in via Santa Teresa degli Scalzi, trova una conferma inquietante nelle dichiarazioni rese dal padre della vittima, Vincenzo Durante, agli inquirenti il 31 marzo 2025.

L’uomo, sentito dai pubblici ministeri, ha precisato e integrato le precedenti deposizioni di metà marzo, in parte confuse a causa di un recente intervento chirurgico allo stomaco e del comprensibile stato di shock per la tragica perdita del figlio.

Vincenzo Durante ha rivelato un dettaglio cruciale emerso da un ricordo della attuale compagna. Pochi giorni dopo l’omicidio, vedendo la foto del presunto killer, Alexandr Babaylan detto “Alex il polacco”, mostrata dalla fidanzata, la donna ha avuto un’illuminazione: “Alex il polacco” era presente anche il giorno in cui Emanuele Durante fu convocato al cospetto di Salvatore Pellecchia.

Questa circostanza ha portato i genitori della vittima a una logica deduzione: Pellecchia, appena scarcerato dopo un lungo periodo di detenzione, aveva voluto mostrare e far vedere Babaylan a Durante. Un incontro che, alla luce degli eventi successivi, assume un significato sinistro. Viene inoltre ricordato come Emanuele Durante, nel dicembre 2022, avesse un peso di circa 170 chili, un aspetto fisico notevolmente cambiato dopo l’operazione allo stomaco.

Emanuele Durante era dimagrito di quasi 100 dopo un intervento chirurgico e quindi bisognava capire il suo attuale aspetto fisico

Gli inquirenti ritengono questa deduzione dei genitori “assolutamente verosimile”, confermando, unitamente ad altri elementi emersi, la tesi della premeditazione nell’omicidio di Durante.

La finalità di vendetta, già evidente da diverse intercettazioni, e le conversazioni riguardanti Salvatore Pellecchia, concorrono ad aggravare il quadro con la circostanza del motivo abietto.

La vendetta, nel caso di Durante, assume contorni particolarmente spregevoli. Il giovane non è stato ucciso per la certezza che avesse sparato a Emanuele Tufano, ma per un presunto atteggiamento reticente e irrispettoso mostrato durante una “indagine interna” condotta da Pellecchia sulla morte del nipote. Un’omissione ritenuta imperdonabile e punibile con la morte.

La protesta della famiglia Durante contro la famiglia Sequino

Dalle intercettazioni emerge anche il tentativo di “dissociazione” da parte del gruppo di Pirozzi Vincenzo. Nei giorni successivi all’omicidio, Salvatore Savarese detto “o’Mellone” aveva avvicinato i coniugi Durante-Alvigi per assicurare che il gruppo di Pirozzi non era coinvolto nell’omicidio e che non erano a conoscenza delle intenzioni di terzi.

Tuttavia, i genitori di Emanuele non hanno creduto a questa giustificazione, ritenendo che, in quanto esponenti del sistema camorristico locale, Pirozzi e Savarese non potevano ignorare la programmazione e l’esecuzione dell’omicidio da parte del clan Sequino.

Un passaggio significativo riguarda una protesta di Vincenzo Durante nei confronti di Savarese per la pubblica unità mostrata tra il gruppo di Pirozzi e quello di Pellecchia (Sequino). La conferma da parte di Savarese che i due gruppi erano “una cosa sola” scatena la rabbiosa riflessione del padre della vittima: “una cosa? E non sapevate che dovevano sparare a mio figlio?”.

L’intercettazione evidenzia la complessa e violenta situazione criminale nel rione Sanità, militarmente controllata dagli uomini dei clan Pirozzi-Sequino. In questo contesto si inserisce l’omicidio di Emanuele Durante, chiaramente voluto dal clan Sequino, con la probabile consapevolezza o non opposizione da parte dell’ala Pirozzi-Savarese.

Un atto di forza teso a riaffermare il potere del clan Sequino, offuscato dall’omicidio di Emanuele Tufano e dalla reticenza mostrata dagli autori di quel crimine nei confronti del “sistema”. L’omicidio Durante, come si buon ben capire, appare quindi come un’azione premeditata, maturata in un clima di vendetta e tesa a ristabilire l’autorità del clan Sequino nel rione Sanità.

(nella foto da sinistra la vittima Emanuele Durante, il mandante Salvatore Pellecchia e il presunto killer Alexandr Babaylan)

RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti (2)

Questo articolo presenta una situazione molto complessa e tragica. Le dinamiche tra i clan e le vendette fanno riflettere sulla violenza che regna in certe aree. Speriamo che la giustizia possa fare il suo corso.

La questione della premeditazione nell’omicidio è davvero inquietante. È triste vedere come queste famiglie siano coinvolte in situazioni così drammatiche e violente, dove la vita umana non ha valore.

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