Che il carcere napoletano di Poggioreale soffra di condizioni ”preoccupanti”, per sovraffollamento e strutture ”in generale inadeguate e, in alcuni casi, decisamente fatiscenti”, non è una novità; ma che se ne evidenzino ”puntigliosamente tutte le carenze e le deficienze strutturali” senza dare atto di tutto quello che si sta facendo ha lasciato l’amaro in bocca tanto alla dirigenza dell’istituto quanto al personale che vi lavora ogni giorno con professionalità e abnegazione, nonostante i disagi. È del 19 luglio la dettagliata Relazione, completata da 15 allegati, che la direttrice Maria Luisa Palma ha inviato ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per rispondere ai rilievi messi nero su bianco dal Garante nazionale dei detenuti nel suo Rapporto sulla visita effettuata a inizio dello scorso maggio, diffuso ieri alla stampa. E, paradossalmente, il primo effetto virtuoso delle iniziative intraprese dalla Direzione dell’istituto, di concerto col Dap, per fronteggiare sovraffollamento e problemi strutturali, lo rende noto proprio il comunicato stampa del Garante, alle prime righe: ”ai primi di maggio, durante la visita, erano 2.373; oggi i detenuti sono 2.085”. Quasi trecento in meno, spostati in altri istituti dentro e fuori distretto negli ultimi mesi, secondo un piano concordato col Dipartimento che puntava a ridurre il numero dei presenti al fine di migliorare le condizioni di detenzione nell’istituto e permettere, al tempo stesso, di avviare e svolgere i lavori di ristrutturazione programmati e necessari in diversi padiglioni. E così è stato per quanto riguarda gli interventi alla struttura, come riporta la direttrice nella sua Relazione: ”oltre al risanamento del Padiglione ‘Genova’ e quello del Padiglione ‘Venezia’, come riconosce anche il Garante, anche la ristrutturazione del 2° piano del Padiglione ‘Roma, l’avvio del risanamento del Padiglione ‘S. Paolo’, e la creazione di stanze per la socialità al Padiglione ‘Avellino’, dei quali il Garante tralascia la segnalazione”. Altri tre padiglioni (‘Milano’, ‘Italia’ e ‘Salerno’), saranno inoltre oggetto di un programma di interventi del Ministero delle Infrastrutture, già finanziato ma non ancora avviato: nell’attesa, la direzione del carcere ha fatto partire dei lavori di risanamento da parte della squadra di Manutenzione ordinaria del fabbricato (Mof), composta da detenuti e che quindi comporta una maggiore possibilità di lavoro per loro. Proprio in merito alle critiche sul lavoro penitenziario, la relazione ricorda che sono 366 i ristretti lavoranti, rispetto ai 283 di due anni fa; a questi vanno aggiunti alcuni ammessi al lavoro all’esterno o assunti da una ditta esterna che ha un’officina nell’istituto. Quanto invece alle attività trattamentali, la direttrice spiega come sia aumentata per quantità e qualità, negli ultimi due anni, la partecipazione della comunità esterna a molti momenti della vita del carcere: ”è un dato di fatto – ed è stato da più parti ampiamente riconosciuto – che [le attività trattamentali, ndr] hanno significato molto sia per i detenuti che per gli operatori coinvolti”. Nella sua Relazione la direttrice si sofferma su ciascuno dei rilievi sollevati nel report dal Garante, fornendo risposte, informazioni e dati relativi alla situazione dell’istituto da lei diretto e, in particolare, in tema di colloqui, tipologia dei detenuti e di istituto, ufficio matricola, cubicoli e stanze di differenti reparti, palestra, detenuti disabili, dotazioni di oggetti, arredi, docce, turnazione per utilizzo ambienti, sicurezza impianti, cucina dei detenuti, cortili di isolamento, sistemazione detenuti stranieri, telefonate, orari chiusura stanze, televisori, sanità e presunte discriminazioni nei confronti di detenuti omosessuali. Quanto infine agli episodi descritti nel Rapporto del Garante e relativi, rispettivamente, al trasferimento di un detenuto dal reparto isolamento ad altro istituto e a due casi di presunto rischio di maltrattamento, la Relazione della direttrice fa chiarezza sulla situazione, spiegando che per tutti i suddetti episodi ”vi sono state puntuali comunicazioni da parte della Direzione alla locale Procura della Repubblica, oltre che nell’applicativo ‘eventi critici”’. E, nel caso del trasferimento del detenuto in isolamento, ”già prima del Garante e indipendentemente dal suo intervento”.
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