
Caserta– Un colpo di scena che gela gli entusiasmi della Procura. A meno di quarantotto ore dal blitz internazionale che ha scosso le fondamenta del clan Zagaria, Filippo Capaldo recupera la libertà. Il nipote prediletto di “Capastorta”, l’uomo indicato dalle informative come l’erede designato al trono dei Casalesi, è uscito dal carcere su disposizione della magistratura spagnola.
Nonostante la gravità delle accuse mosse dalla DDA di Napoli e l’operazione congiunta dei Carabinieri di Caserta, il giudice di Tenerife ha concesso a Capaldo la scarcerazione, imponendogli soltanto l’obbligo di firma. Una decisione che stride con la custodia cautelare in carcere confermata per i suoi zii, Carmine e Antonio Zagaria, catturati contemporaneamente nel Casertano.
Filippo Capaldo non è un nome qualunque negli schedari della mobile. Figlio di Beatrice Zagaria, sorella del boss Michele, è stato a lungo l’ombra del capoclan. Le nostre inchieste sul territorio hanno spesso evidenziato come, dopo la scarcerazione del 2019, Capaldo avesse scelto una strategia di “basso profilo internazionale”.
Spostatosi a Tenerife, non si era affatto ritirato a vita privata. Secondo gli inquirenti, Capaldo agiva come un vero e proprio ambasciatore plenipotenziario del clan all’estero. Il suo compito? Trasformare il “sangue in oro”: riciclare i proventi delle estorsioni, dell’usura e dello spaccio di droga in attività lecite, dai ristoranti di lusso agli investimenti immobiliari sulla costa spagnola.
Il ruolo di Capaldo, difeso dall’avvocato Giuseppe Stellato, sarebbe stato quello di custode della cassa comune. Una posizione strategica che gli permetteva di gestire i flussi di denaro necessari per il sostentamento degli affiliati e dei latitanti, ma anche per infiltrare il settore degli appalti pubblici attraverso prestanome insospettabili.
L’ordinanza che lo ha portato in manette lunedì scorso descriveva un sistema tentacolare capace di rigenerarsi lontano dalla Campania. Tuttavia, il “muro” della giustizia spagnola ha retto solo per due giorni. Mentre Carmine e Antonio Zagaria restano dietro le sbarre in Italia, il nipote prediletto torna a camminare per le strade di Tenerife, seppur sotto l’occhio della polizia locale.
Resta da capire come la scarcerazione di Capaldo influirà sul prosieguo delle indagini. La Direzione Distrettuale Antimafia punta a dimostrare la continuità operativa del clan nonostante i massimi vertici siano al 41-bis. Il ritorno in libertà del presunto “reggente” rappresenta un’incognita pesante in una partita a scacchi contro la malavita organizzata che, ormai da anni, ha spostato il proprio baricentro finanziario verso le mete turistiche europee.
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Mi pare strano che i giudice spagnoli l’han lassato andare cosi, senza troppo spiegazion; io non capisco come funzionano le procedure, la giustizia italia e spagna pare che non se parla e si confondo, il rischio per linchiesta restano grande.