Un ventenne nativo di Pompei e residente a Sant’Antonio Abate è stato posto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e divieto assoluto di comunicare con persone estranee al nucleo familiare. L’ordinanza è stata emessa dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura della Repubblica ed eseguita questa mattina dai carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R.M. della Compagnia di Castellammare di Stabia.
L’indagato è accusato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti a fine di spaccio e di cessione continuata. Le indagini, coordinate dalla Procura oplontina, sono partite da una perquisizione eseguita il 3 luglio scorso in un fabbricato rurale diroccato e disabitato a Sant’Antonio Abate. All’interno di una cassetta di sicurezza portatile nascosta tra i rifiuti i militari hanno rinvenuto circa 186 grammi di cocaina e crack, oltre a quattro bilancini di precisione e pentolini utilizzati per pesare, raffinare e confezionare le dosi.
Gli approfondimenti successivi, basati sull’analisi delle immagini di videosorveglianza private della zona, hanno documentato una sistematica attività di occultamento e prelievo degli involucri da parte dell’indagato, che avrebbe utilizzato l’edificio abbandonato per eludere i controlli. Una perquisizione domiciliare ha poi permesso di ritrovare gli stessi indumenti e accessori ripresi nei video, mentre un ampio tatuaggio sul braccio destro dell’uomo è risultato coincidente con quello visibile nelle riprese durante le operazioni di prelievo dello stupefacente.
Secondo gli investigatori, l’attività di spaccio al dettaglio sarebbe proseguita in modo continuativo tra gennaio e agosto 2026 sul territorio locale, come confermato da dichiarazioni di persone informate sui fatti e da individuazioni fotografiche. Nel corso dell’interrogatorio preventivo davanti al Gip l’indagato ha ammesso gli addebiti.
Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari. La misura cautelare è impugnabile dinanzi al Tribunale del Riesame e, in base al principio di presunzione di non colpevolezza, l’indagato non può essere considerato colpevole fino a una sentenza definitiva di condanna.



