AGGIORNAMENTO : 20 Febbraio 2026 - 21:32
10.7 C
Napoli
AGGIORNAMENTO : 20 Febbraio 2026 - 21:32
10.7 C
Napoli
Home Blog Pagina 7265

Inchiesta voto di scambio a Torre del Greco, indagato anche l’ex consigliere Maida

Torre del Greco. Finisce tra gli indagati per voto di scambio anche Domenico Maida, consigliere comunale uscente e non eletto nella lista Cuore Torrese nonostante gli oltre 700 voti ricevuti. Negli ultimi giorni il candidato a sostegno di Nello Formisano è stato ascoltato degli investigatori nell’ambito della maxi inchiesta sul voto di scambio. Maida non è entrato nel merito delle denunce annunciate in campagna elettorale sui social, ha utilizzato una strategia difensiva. “Non ricordo”, “Non lo so”, Non è vero” queste le risposte ripetuti agli inquirenti che l’hanno interrogato alla presenza del suo avvocato. Risulta anch’egli nel registro degli indagati per gli stessi reati contestati a Simone Magliacano, Domenico pesce e Stefano Abilitato. Il cuore dell’inchiesta condotta dai militari della città del corallo è la promessa di posti di lavoro in cambio di preferenze, voti comprati con pacchi alimentari e voti acquistati semplicemente. E’ questa la pista scelta dagli investigatori anche alla luce dell’analisi ad alcune chat, messaggi e profili social delle persone coinvolte.

Mangia un panino alle noci e muore a 21 anni: stroncato da choc anafilattico

Muore a 21 anni dopo aver mangiato pane alle noci, stroncato da choc allergico. La vittima si chiamava Federico Anile. La tragedia si è consumata a Noale in provincia di Venezia. Il ragazzo si è sentito male dopo la cena a casa di un amico:  ha cominciato a respirare male, all’arrivo dell’ambulanza i medici hanno tentato in tutti i modi di salvarlo ma per lui non c’è stato niente da fare. A causare la tragedia sarebbe stato uno choc anafilattico, l’autopsia – disposta – lo stabilirà con certezza. Il giovane era figlio di Antonio Fabiano, assessore a Noale e medico di base scomparso nel 2009 per una leucemia.

Caivano, si rovescia col muletto e muore davanti al figlio l’imprenditore Brancaccio

Salvatore Brancaccio, imprenditore di Caivano, è morto ieri pomeriggio nella sua azienda di Pozzilli, in provincia di Isernia, schiacciato da un muletto. L’incidente è avvenuto intorno le 16.00 e, da quanto si è potuto ricostruire, il quarantaseienne, era impegnato nella manutenzione del muletto e per motivi ancor tutti da accertare è rimasto schiacciato dal carrello elevatore. Il figlio della vittima, che ha purtroppo assistito all’incidente, è stato il primo a intervenire a chiamare aiuto. Una telefonata al 118 e in pochi minuti un’ambulanza di Isernia Soccorso era già all’opificio nella zona industriale di Pozzilli, insieme ai militari dell’Arma giunti dalla vicina Venafro e dalla stazione di Filignano e ai Vigili del fuoco arrivati dalla sede di Isernia. Nonostante i soccorsi tempestivi per l’imprenditore non c’è stato nulla da fare. Sulla vicenda è stato aperto un fascicolo da parte della Procura di Isernia, competente per territorio mentre le indagini sono state affidate ai carabinieri. Come da prassi il mezzo è stato sottoposto a sequestro. Brancaccio era amministratore unico della Errep Tecnologie srl, l’azienda è specializzata in fusione di metalli leggeri, soprattutto alluminio. Con lui lavoravano diversi operai provenienti dalla provincia di Caserta che dista pochi chilometri dall’area industriale. Increduli i dipendenti rispetto a quanto avvenuto si sono stretti intorno alla famiglia dell’amministratore di Caivano.

Napoli, travestiti da carabinieri facevano rapine: 6 arresti

I Carabinieri della Stazione di Napoli Marianella, a conclusione di indagini coordinate dalla Procura di Napoli, Settima Sezione, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Napoli nei confronti di 6 soggetti già noti alle Forze dell’Ordine, per i reati di rapina, detenzione e porto abusivo d’arma da fuoco, sequestro di persona e detenzione illegale di segni distintivi in uso ai corpi di Polizia.
Gli arrestati sono: Abbagnano Maurizio, cl. ‘81, Castaldo Antonio, cl. ‘76, Maddaloni Marco, cl. ‘85, Palmieri Giuseppe, cl. ‘86, Palumbo Domenico, cl. ‘76 e Thomas Brynley Luca, cl. ‘85.
Le indagini dei militari hanno preso il via dopo la commissione da parte degli arrestati, lo scorso settembre, di una violenta rapina in abitazione di San Carlo Arena.
Uno di essi, travestito da Carabiniere, ha simulato di dover effettuare un controllo nell’abitazione e appena è riuscito ad entrare nel cortile della villa lo hanno raggiunto di corsa gli altri quattro complici. Tutti con il volto travisato da maschere “Anonymus”, hanno puntato più volte una pistola alla tempia della vittima e l’hanno costretta a consegnare denaro, gioielli e orologi di valore. Poi sono fuggiti in fretta e furia per le campagne retrostanti poiché stavano arrivando pattuglie dei Carabinieri. Le indagini sono state subito avviate dai militari della Stazione Napoli-Marianella i quali, anche grazie alla visione di numerose telecamere di videosorveglianza, hanno identificato tutti i presunti responsabili e individuato i mezzi da loro utilizzati.
Nel corso delle investigazioni i militari hanno ricondotto alla banda anche la commissione di un’altra rapina in abitazione del quartiere Arenaccia e di una rapina commessa lo scorso ottobre in una sala scommesse di via Santa Maria a Cubito nel corso della quale avevano sottratto 5.000 euro. Anche in quest’ultima i malviventi si erano presentati come Carabinieri, simulando una perquisizione domiciliare. Nella circostanza, avevano parcheggiato la loro auto, con un lampeggiante blu sul tetto, sotto l’abitazione della vittima e poi, nel corso della finta perquisizione, mentre due di loro bloccavano i presenti sotto la minaccia di due pistole, gli altri rovistavano nell’abitazione riuscendo ad appropriandosi di 3.000 euro, alcuni orologi Rolex e di gioielli. Anche in questo caso i rapinatori, avvertiti dal palo, si erano dati alla fuga poiché stavano per giungere sul posto pattuglie dei Carabinieri. La vittima ha compreso di essere stata rapinata da finti militari solo quando ha visto arrivare in casa quelli veri. Le indagini hanno inoltre permesso di evitare che i componenti della banda riuscissero a portare a termine ulteriori furti e rapine in abitazione già pianificati. Le indagini proseguono poiché gli inquirenti ritengono che gli arrestati abbiano commesso ulteriori rapine con le medesime modalità.

‘Rivincita’ l’ex baby boss a cui ‘piaceva sparare’ ricomincia dal Rap.IL VIDEO

Quello che doveva essere un passatempo, un esercizio di creatività previsto dai programmi di recupero del carcere minorile di Potenza, è diventato per Roberto – allora diciassette anni – uno spiraglio, una speranza. Roberto si mette a scrivere mentre sconta la sua pena, in attesa dell’attenuazione della misura cautelare e, una volta fuori, cerca una persona che possa aiutarlo nel suo sogno. Su YouTube “Rivincita”, il titolo del suo singolo, ha totalizzato oltre settemila visualizzazioni in ventiquattro ore. Roberto Bianco, ex baby boss del rione Petrosino di Salerno oggi, con versi e musica, tenta di trasmettere ai giovani un messaggio: “il successo, la realizzazione personale, non si ricercano nella violenza e soprattutto non si perseguono a suon di crimini”.
“Ero una persona molto diversa -ha raccontato a Il Mattino ricordando quando appena sedicenne provava a imporsi nel panorama criminale cittadino – avevo un brutto carattere, non conoscevo altro mestiere che la strada e la criminalità. Le ho percepite come scelte obbligate perché non sapevo che la vita può offrirti mille opportunità. Negli anni me ne sono successe tante, quando sono andato in carcere ho cominciato a riflettere e ho capito che dovevo e potevo trovare un’alternativa perché mi meritavo una vita diversa”. Roberto comincia a leggere libri, trova nella scrittura una valvola di sfogo e inizia ad analizzare le scelte compiute fino a quel momento. “Credevo che la vita mi avesse dato tutto: il rispetto, la forza, la freddezza, un coltello sempre in tasca, un motorino e più di una pistola ma in realtà più cose mi dava e più me ne toglieva”, continua Roberto. “Quando ero piccolo ci ho provato più di una volta a frequentare persone che venivano da quartieri migliori del mio ma mi sentivo diverso da loro. Così presi la mia strada, i giornalisti in quel periodo mi chiamavano baby boss ma io non puntavo a quello, volevo essere soltanto rispettato e non avevo problemi a sparare. Ho scontato una parte della pena e il percorso per essere un uomo libero è ancora molto lungo ma non mi arrendo e ogni giorno, durante le ore di libertà vigilata, scendo di casa con la testa alta ma con una mentalità diversa. Questa è la mia rivincita e spero che le persone possano apprezzare questo nuovo percorso”.
“Rivincita”, già dal titolo, è il chiaro segno della voglia di un riscatto. La sua storia troverà presto spazio anche in un libro scritto a quattro mani con Alessandro Raimo della AR.MS Empire.

La musica di Tiromancino, Gazzè, Battisti, Vasco, Ligabue, Grignani, Oasis e Rino Gaetano rivive nel live di Peppe Foresta e Francesco Iaccarino

Una serata dedicata ai grandi classici del rock italiano (e non solo) rivisitati in chiave acustica: è questo lo spettacolo offerto dal duo composto da Peppe Foresta e Francesco Iaccarino.
Tiromancino, Max Gazzè, Lucio Battisti, Vasco Rossi, Ligabue, Gianluca Grignani, Oasis e Rino Gaetano sono solo alcuni dei nomi degli artisti in cartellone.
Peppe Foresta e Francesco Iaccarino iniziano a collaborare circa 10 anni fa nel progetto di musica inedita Abiura Vola. I due, intanto, portano avanti altri progetti: ricordiamo, ad esempio, Lanavetro, side project di Peppe Foresta, o la sua partecipazione al nuovo album di Martino Adriani e la sua conseguente partecipazione al tour dell’artista di Abatemarco. Muniti di due chitarre acustiche, Peppe Foresta e Francesco Iaccarino sono pronti a far cantare il pubblico della vineria Hope di Palinuro (SA) venerdì 25 gennaio, dalle ore 22:30.

‘Adotta un filosofo’, il progetto di formazione della Fondazione Campania dei Festival per gli istituti superiori

Parte a febbraio “Adotta un filosofo”, progetto di formazione, a cura di Massimo Adinolfi, rivolto agli istituti superiori statali e paritari, organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival, istituzione culturale presieduta da Alessandro Barbano, che da anni promuove e organizza il Napoli Teatro Festival Italia, diretto da Ruggero Cappuccio. Professori e studiosi campani come Biagio De Giovanni, Aldo Masullo, Fulvio Tessitore, Vincenzo Vitiello e altri faranno visita agli studenti e alle studentesse dei licei e istituti superiori della Campania per discutere del processo di costruzione politica dell’Europa e del suo avvenire: l’obiettivo è promuovere un ciclo di lezioni, rivolto alle nuove generazioni di europei, con il fine di mantenere in vita l’eredità storica e spirituale dell’Europa e dei suoi padri fondatori. “Con il nostro contributo cercheremo di aiutare le nuove generazioni a tener viva e vitale la memoria della storia europea e del processo politico che ha portato alla sua formazione – sottolinea Massimo Adinolfi, curatore del progetto – per dare ai nostri ragazzi un’opportunità di conoscere l’Europa e le sue istituzioni attraverso l’elaborazione critica del pensiero, una delle forme più alte di espressione, e invitarli a ragionare con maggiore consapevolezza sul suo futuro”. L’iniziativa è destinata a 60 scuole superiori della regione Campania, selezionate tra quelle che entro fine gennaio presenteranno la propria candidatura attraverso la compilazione del form disponibile al link https://www.fondazionecampaniadeifestival.it/adotta-un-filosofo/. Secondo un calendario che sarà stilato al termine della scadenza per l’adesione al progetto, nei mesi di febbraio e marzo gli alunni degli ultimi anni incontreranno i filosofi per discutere insieme del significato della cittadinanza europea e ripercorrere i momenti fondanti della sua identità. “Abbiamo scelto di comunicare il progetto con un linguaggio vicino a quello dei ragazzi: un’immagine ironica, quasi irriverente, che ritrae 4 dei 21 filosofi in posa con dei cartelli, accompagnati da uno slogan originale – dichiara Alessandro Barbano, presidente della Fondazione Campania dei Festival –. Ci proponiamo di portare gli accademici dalla cattedra universitaria ai banchi delle scuole superiori, per mettere a disposizione dei giovani una cassetta di attrezzi del sapere dove riporre gli strumenti basilari di conoscenza per diventare i cittadini europei del futuro”. A conclusione del ciclo di incontri, i ragazzi e le ragazze saranno chiamati a produrre – singolarmente o in gruppi di due o tre studenti – un elaborato testuale o multimediale da sviluppare sulla base dei temi affrontati: ogni istituto invierà alla Fondazione Campania dei Festival il lavoro scelto per partecipare alla selezione finale. Una commissione composta dagli stessi filosofi giudicherà i 6 migliori lavori. A tre studenti di ogni scuola vincitrice sarà offerta la possibilità di partecipare a un viaggio di istruzione presso le istituzioni dell’Unione Europea. “Adotta un filosofo è un progetto dedicato alla naturale vocazione che la Fondazione Campania dei Festival sviluppa sul fronte della formazione delle nuove generazioni – spiega Ruggero Cappuccio – I filosofi e gli studenti potranno lavorare a quella che dovrebbe essere la missione preminente della scuola: la realizzazione dei sentimenti nell’individuo e la conoscenza di essi grazie alla più antica e più forte delle forme di relazione umana: il dialogo”.
I migliori lavori saranno premiati con una cerimonia pubblica: in quell’occasione tutti gli studenti coinvolti riceveranno una card, valida per due persone, che consentirà l’accesso gratuito a tutti gli spettacoli del Napoli Teatro Festival Italia e la possibilità, per un anno, di accedere gratuitamente alle mostre allestite presso il Madre – Museo d’Arte contemporanea Donnaregina.

Napoli, abbattimento del ponte di Calata Capodichino: si temono disagi sulla viabilità

“Una fase di massima criticità” per il Ponte dell’ex Alifana di Calata Capodichino, poco distante da piazza Di Vittorio. Il “verdetto” è stato emesso dai tecnici della ditta privata già incaricata della demolizione la struttura. Il ponte va abbattuto subito e Calata Capodichino chiuderà per circa una settimana. E’ una strada trafficatissima a cui si accede da Secondigliano, Miano, San Pietro a Patierno e dagli altri comuni dell’hinterland per il centro. Per questo motivo si ritiene che la chiusura della strada arrrecherà non pochi disagi alla viabbilità. Per Ivo Poggiani, il presidente della III Municipalità “i lavori comporteranno disagi anche perché gli automobilisti e i bus avranno poche alternative”. La zona del rione San Giovanniello, a ridosso di piazza Ottocalli, infatti, è una delle più trafficate della città. Quando chiuderà Calata Capodichino, gli automobilisti avranno due possibilità: imboccare via Ponti Rossi che arriva fino a Miano oppure viale Umberto Maddalena, che arriva all’Aeroporto. Due strade, comunque, già ingolfate normalmente.
Il ponte non è più attivo da anni ormai, è una vecchia linea ferroviaria che collegava Napoli con Santa Maria di Capua Vetere e Piedimonte Matese, ormai dismessa. Il 9 gennaio scorso si è tenuto il sopralluogo sul posto dei tecnici della Terza Municipalità e della società Ingeco Srl, che ha preso in appalto i lavori di demolizione dall’Eav. Per abbattere il ponte, però, saranno necessari almeno cinque giorni di lavoro, durante i quali Calata Capodichino dovrà essere completamente chiusa.
Umberto De Gregorio, presidente Eav spiega che “Si tratta di una struttura dismessa e monitorata per anni. Ma ormai la situazione non è più gestibile. Quindi abbiamo deciso di abbatterlo definitivamente. Parteciperemo con i nostri tecnici alla riunione operativa in Comune prevista per domani. La demolizione è un atto dovuto. Dopo molto lavoro, oggi siamo riusciti a mettere a sistema diverse problematiche del passato e il ponte dell’ex Alifana è una delle prime che va risolta definitivamente”. “Il problema maggiore – spiega Nino Simeone, presidente commissione Trasporti – riguarda la viabilità. Sarà l’Eav, nell’incontro tecnico, a confermare se ci sono pericoli di crollo. Se dovesse emergere qualche elemento di pericolo, andrà fatta subito la messa in sicurezza. Per l’abbattimento va preparato un adeguato piano traffico, occorre, poi, un’ampia campagna di informazione per la cittadinanza. Altrimenti si bloccherà la città”.

Scontri tra tifoserie: ai domiciliari ultras del Bari

La Polizia di Stato di Messina ha eseguito alcune misure cautelari nei confronti di ultra’ baresi per le violenze in porto, nella Rada San Francesco, il 21 ottobre ed il 4 novembre scorsi. Nel primo episodio i pugliesi avevano aggredito alcuni tifosi del Messina di rientro da una trasferta mentre nel secondo, sempre in attesa di imbarcarsi, avevano lanciato corpi contundenti, fumogeni, artifici pirotecnici e bombe carta causando lesioni lievi a 3 agenti di polizia. Per questi fatti, sui quali hanno indagato i poliziotti della Digos, il questore Mario Finocchiaro ha gia’ emesso 18 Daspo. Il 21 ottobre gli scontri avvennero all’imbarcadero dei traghetti Caronte & Tourist tra un piccolo gruppo di tifosi del Messina che rientravano dalla partita giocata a Torre del Greco e quelli del Bari che avevano fatto una trasferta a Marsala. Il bilancio fu di decine di feriti e danni ai tornelli della stazione marittima. Sulla vicenda apri’ un’inchiesta la polizia che acquisi’ subito i filmati delle telecamere per l’identificazione dei tifosi. Il 4 novembre scorso, invece, alcuni tifosi del Bari, provenienti da una trasferta ad Acireale, in attesa di imbarcarsi per Villa San Giovanni, scesero dai pullman con mazze, bombe carta e fumogeni e tentarono di provocare alcuni automobilisti incolonnati verso il traghetto. Anche in quel caso fu la polizia a riportare l’ordine. L’indagine che ha portato agli arresti e’ stata coordinata dalla Procura di Messina guidata da Maurizio De Lucia.

Spari al ristorante durante la comunione del nipote: 8 anni di carcere. Indagata la sorella del boss

Boscotrecase. E’ indagato per favoreggiamento, Michela Gallo, sorella del boss Giuseppe, detto Peppe o’ pazzo, il noto trafficante internazionale di droga. La donna è accusata di aver favorito la fuga del pregiudicato Luigi Mansi, il pregiudicato 51enne, legato al clan del fratello, e protagonista della sparatoria in un ristorante alle falde del Vesuvio durante il ricevimento della comunione del nipote. Per quella sparatoria Mansi è stato condannato a otto anni di carcere. L’uomo secondo le accuse ferì a colpi di pistola Luigi Fiore un 46enne di Striano, pure lui pregiudicato, intervenuto in una lite tra ragazzini. Secondo l’accusa e come è emerso dalla sentenza di condanna Michela Gallo avrebbe favorito la fuga dal ristorante di Mansi, armato di pistola, dopo la sparatoria e per questo il pm Antonella Lauri, ha chiesto di indagare.

 

Istigava alla guerra santa, arrestato italiano convertito all’Islam

0

La polizia di Catania ha arrestato un pregiudicato catanese di 32 anni per apologia del terrorismo mediante strumenti informatici e per istigazione ad arruolarsi in associazioni terroristiche. Secondo l’accusa, l’uomo, dopo essersi convertito all’islamismo nel 2011, aveva iniziato a utilizzare i social network per la sua attivita’ di propaganda e di diffusione mediatica. Nei suoi confronti e’ stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del capoluogo etneo.

Banfi all’Unesco: ‘Non sono il giullare di corte, sono Lino di Mameli’

0

“Ora studio l’Unesco ma non sono giullare di corte mi sento Lino di Mameli e vorrei Canosa di Puglia patrimonio dell’umanità”, così Lino Banfi all’indomani dell’annuncio della sua nomina ad ambasciatore Unesco su Repubblica e Corriere della Sera. “Sulle prime ho pensato a uno scherzo – racconta – il signore che mi ha telefonato lunedì si chiama Giorgio Giorgi. Nell’avanspettacolo lavoravo con un attore che aveva lo stesso nome e mi sono detto ‘vuoi vedere che è un nipote che vuole fare teatro?’. Invece questo Giorgi è il portavoce del ministro della Cultura, che mi ha convocato da lui per comunicarmi ufficiosamente la nomina. Nell’incontro al ministero, Alberto Bonisoli mi ha detto solo che si trattava di una carica istituzionale all’Unesco, senza entrare nei particolari” e “mentre aspettavo il taxi sotto al ministero della Cultura e non vedevo l’ora di togliermi la cravatta, perché col mio collo alla Modiglieni mi sentivo impiccato, arriva di corsa il ministro e dice ‘niente taxi, lei viene con me’. Di Maio aveva deciso di presentarmi subito, di fronte al governo”. “Non sono laureato, ma il teatro è cultura – sottolinea sulla dichiarazione dei ‘non laureati’ – Al ministro ho posto solo una conditio sine qua non. Gli ho chiesto se c’è l’obbligo dell’inglese perché non lo so parlare. Ho solo una laurea honoris causa in Scienze della comunicazione, ma non so se basta. Bonisoli mi ha detto ‘Banfi, lei è amato da tre generazioni e a noi serve qualcuno che abbia queste qualità’. Magari un giorno, da membro dell’Unesco, proporrò il nonno patrimonio dell’umanità”. E sulle proposte Banfi ne ha già una pronta: “Il ministro mi ha detto che posso proporre il mio paese come patrimonio del mondo. Canosa di Puglia lo chiede da anni perché ha degli ipogei di bellezza incredibile, delle tombe etrusche, egizie…”. Poi una domanda su un tema caldo, quello dei migranti: “Non voglio fare dichiarazioni che dividono. Dico solo che salvare vite umane viene prima di ogni altra considerazione. Poi, fare la voce grossa può anche funzionare”. “Nel 1954 dormivo nei vagoni, alla stazione di Milano. E una volta, su suggerimento di un barbùn milanese, ingoiai una diabolica polverina che mi accese le tonsille come due lampadine. Mi presentai all’ospedale di Baggio e me le feci togliere, ma solo per stare al caldo. Dopo 3 giorni, quando il medico aveva deciso di dimettermi, gli raccontai la verità. E lui mi tenne ricoverato per altri 7 giorni, raccomandando alle infermiere di farmi mangiare bene. Era un settentrionale. Capisco gli immigrati perché sono come loro, quale che sia il colore della pelle. E, come molti di loro, non so nuotare e dunque annegherei con loro”. Il comico, però, mette in chiaro: “Io voglio far ridere, sino alla fine. Anche quelli dell’Unesco. Ho iniziato la mia full immersion nell’ Unesco e ho subito capito che è un’istituzione con tanti problemi. Forse è in crisi”. “Forse è vero che io sono un comichetto, non di quelli da Oscar, ma di quelli che alimentano la risata, il buonumore del Paese. Sono l’umiltà del riso, sono un giullare, ma non sono un giullare di corte”. E sulla politica dice: “Voglio rassicurare tutti. Sono stato amico di Veltroni e di D’Alema. Ho conosciuto Aldo Moro nel 1972, me lo presentò Tatarella, che piaceva anche a sinistra. Sono amico di Emiliano. E di Di Maio che mi sembra un ragazzo per bene”.

Wanda Nara, rinnovo Icardi? Tifosi Inter non si preoccupino

0

“Icardi ha ancora due anni e mezzo di contratto, i tifosi dell’Inter non devono preoccuparsi. Io e Marotta siamo amici”. Lo dice dal palco della presentazione del 15/o Torneo Amici dei bambini, Wanda Nada, moglie e agente di Mauro Icardi, in merito alle trattative sul rinnovo di contratto del centravanti dell’Inter. Wanda Nara, scherzando infine con Sandro Tonali sulla possibilita’ di diventarne procuratore e di portarlo in una big in estate, torna sull’argomento rinnovo tra Icardi e l’Inter: ”Al momento sono un po’ incasinata”.

Mafia, nella nuova Cupola comandava di nuovo Palermo: gli alias dei nuovi boss

Brancaccio, regno incontrastato dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, nelle mire del rampollo di Ciaculli, Leandro Greco, nipote di Michele Greco, detto il ‘papa’. Il giovane boss, che ama farsi chiamare come il nonno, arrestato stanotte dai carabinieri su mandato della Dda di Palermo, aveva l’ambizione di “governare” in Cosa nostra, e stava provando a mettere in atto un progetto “oligarchico e palermocentrico” – a dirla con i magistrati – che passava dal tentativo di annettere sotto il suo controllo il mandamento di Villabate. Ma e’ riuscito – ora che Toto’ Riina e’ morto e i corleonesi (come i Graviano) sono “in disgrazia” – a spostare il centro del mandamento: da Brancaccio, appunto, a Ciaculli. Scrivono i magistrati: “Le intercettazioni delle conversazioni intercorse nel carcere di Parma tra Giuseppe Di Giacomo, neo reggente del mandamento di Porta Nuova e il fratello ergastolano Giovanni, si dimostrano di straordinaria importanza anche con riguardo alle dinamiche del mandamento di Brancaccio… Giuseppe Di Giacomo, nel corso di alcuni colloqui intercettati dal mese di ottobre 2013, forniscono un quadro molto chiaro dei dinamismi interni all’importante mandamento di Brancaccio, il quale, in quel periodo, stava vivendo lo spostamento del proprio baricentro verso la famiglia di Ciaculli retta da Leandro Greco, nipote di Nunzio Milano (e di Michele Greco)”. Ma il rampollo di Ciaculli nel tessere la sua tela ha incontrato anche un altro personaggio di spicco per la sua origine familiare. Si tratta di Calogero Lo Piccolo, figlio di Salvatore e fratello di Sandro, boss di San Lorenzo-Tommaso Natale, in carcere al 41 bis, da due lustri. L’incontro avviene il 14 giugno 2018, a pochi giorni dalla riunione del 29 maggio, nella borgata marinara di Sferracavallo.  Finiti i tempi di “Toto’ u curtu” e “Binnu u tratturi”, soprannomi che rimandano ai padrini corleonesi. Le intercettazioni del secondo ste dell’operazione Cupola 2.0″, tra i fratelli Di Giacomo (Giuseppe e Giovanni) regalano anche uno spaccato semi serio delle ‘inciurie’ (soprannomi) con cui i mafiosi si chiamano e si riconoscono. Ecco alcuni dei principali boss e i relativi psedonimi, alcuni veramente coloriti, cosi’ come vengono riportati nel provvedimento emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo: Alessandro D’Ambrogio, alias Carlo e/o Giufa’; Onofrio Lipari, alias Nene’; Antonino Scimone, alias Cassata; Francesco Scimone, alias figlio del Cassata; Antonino Ciresi, alias Burraccia e Burraccione; Francesco Paolo Desio, alias Ciccio Bubbu’; Salvatore Sorrentino, alias Studente; Giovanni Di Salvo, alias Stampella; Nunzio Milano, alias Vaviettu; Salvatore Gioeli, alias Mussolini – Musso – Lina; Vittorio Emanuele Lipari, alias Mastrovito; Giuseppe Dainotti, alias Mago di Magonza.

Davanti a un tavolo imbandito di dolci, il 29 maggio scorso, i vertici della Mafia palermitana decisero di tornare al passato, il passato delle regole, dell’ordine, del rispetto di ruoli e gerarchie. Il passato della Cupola, l’unica struttura di Cosa nostra deputata a nominare i capi e a dirimere le controversie nate tra i clan che aveva smesso di riunirsi ormai dalla cattura del capo dei capi, Toto’ Riina. Un ritorno all’antico voluto paradossalmente da un giovanissimo padrino: Leandro Greco, nipote del ‘papa’ di Cosa nostra, il capomafia di Ciaculli che, da dietro le sbarre dell’Ucciardone, auguro’ minaccioso la serenita’ ai giudici che stavano per decidere le sorti del maxi processo. Leandro Greco, classe ’90, capomandamento e’ diventato a 23 anni: un record assoluto per Cosa nostra che si spiega col cognome illustre del rampollo e con la sua autorevolezza. Greco, che si faceva chiamare Michele come il nonno, e’ stato fermato oggi insieme ad altre 6 persone accusate di Mafia ed estorsione. E’ il secondo capitolo dell’inchiesta sulla ricostituzione della Commissione provinciale che a dicembre scorso ha portato in carcere 47 tra boss, gregari ed estortori. A scriverlo sono stati i magistrati della Dda di Palermo, i carabinieri e la polizia con l’aiuto di due nuovi pentiti: Francesco Colletti, capomafia di Villabate, e Filippo Bisconti, boss di Misilmeri che a meno di un mese dall’arresto hanno saltato il fosso confermando i sospetti sulla rinata Commissione e dando agli inquirenti i nomi dei due padrini sfuggiti alla prima inchiesta. I due pentiti hanno indicato in Greco, capomandamento di Ciaculli, e in Calogero Lo Piccolo, figlio del boss ergastolano di San Lorenzo Salvatore, gli altri boss deputati a sedere in Commissione completando cosi’ il puzzle della struttura della nuova Cupola. Gli altri componenti, gia’ fermati a dicembre, sarebbero Settimo Mineo della famiglia di Pagliarelli e Gregorio di Giovanni, boss di Portanuova. “Dovevamo fare successivamente una riunione ogni due mesi, un mese si’ e un mese no – racconta Colletti ai pm parlando di una sorta di calendario dei summit – innanzitutto per conoscerci tutti quanti”. “Michele Greco prendeva spesso parola dicendo che dobbiamo fare le cose serie, dobbiamo organizzarci in modo che solo noi che ci riuniamo e ci riuniremo dobbiamo sapere le cose. Queste erano le regole principali se qualcuno fa una cosa senza l’autorizzazione del suo capo mandamento puo’ essere messo fuori”, racconta il pentito. Greco, descritto come un ragazzino col cervello di un vecchio (“e’ molto giovane ma il cervello ce l’ha”, dice il pentito) presto avrebbe tentato di affermare l’egemonia dei clan palermitani a discapito delle famiglie dei paesi tentando di imporre una visione palermocentrica, spiegano i pm, che non sarebbe piaciuta ne’ a Colletti ne’ a Bisconti. Questi a una riunione non si sarebbe neppure presentato. Nel provvedimento di fermo i magistrati parlano delle ambizioni espansionistiche manifestate da Greco che avrebbe cercato di imporsi come “supervisore” dei mandamenti di provincia. Un atteggiamento che neppure il boss Gregorio Di Giovanni, parente del giovane rampollo, sarebbe riuscito a giustificare. L’inchiesta, oltre a confermare le dinamiche della nuova Commissione, ha svelato alcune estorsioni e il tentativo di uno degli arrestati di imporsi come unico rivenditore di pesce nei ristoranti di Mondello, frazione balneare di Palermo. Anche il taglieggiatore e’ finito in manette oggi. I boss, dicono gli inquirenti, saputo del pentimento di Colletti avevano le valigie pronte per la fuga.

Piatek verso il Milan, affare da quasi 40 mln

0

Milan e Genoa hanno trovato un’intesa di massima per il trasferimento di Krzysztof Piatek in rossonero. Mancano ancora dei dettagli per completare l’affare, ma trovano conferme alcuni aspetti dell’accordo: il polacco classe ’95 sara’ acquistato dal Milan per una cifra poco inferiore ai 40 milioni di euro bonus compresi, senza contropartite tecniche. Se in serata dovessero essere definiti i dettagli mancanti, domani Piatek dovrebbe sostenere le visite mediche e poi firmare il contratto con la sua nuova squadra.

Usain Bolt dà l’addio al calcio: “Diverrò uomo d’affari”

0

Usain Bolt dice addio al calcio. Il 32enne giamaicano, dopo avere scritto la storia dell’atletica con otto ori olimpici nello sprint, l’anno scorso si era dedicato al pallone con il sogno di diventare un calciatore professionista. Ha girato il mondo, dalla Norvegia all’Australia cercando un club che lo ingaggiasse ma ha incassato solo una doppietta in amichevole con i Central Coast Mariners non sufficiente per mettersi d’accordo sull’ingaggio. “E’ stato bello, mi sono divertito. Non voglio dire di non averci creduto, ma credo che non l’abbiamo fatto nel modo in cui avremmo dovuto. Impari la lezione, vivi e impari. La vita sportiva è finita, diventerò un uomo d’affari”.

Aereo disperso nella Manica, a bordo il bomber Sala

Una stella scomparsa nei cieli della Manica. Il bomber argentino di origini italiane Emiliano Sala e’ disperso da ieri sera, quando il piccolo aereo da turismo su cui viaggiava con altri due passeggeri nonche’ il pilota sulla tratta Nantes-Cardiff e’ sparito dai radar nei pressi del faro di Casquets. Con il calare della sera, la polizia di Guernsey, l’isola da cui da ore si coordina l’intervento di mezzi aerei e navali franco-britannici, ha annunciato l’interruzione delle ricerche, gia’ sospese una prima volta ieri notte a causa delle condizioni meteo. Materiale galleggiante e’ stato rivenuto in giornata, ma gli inquirenti non sono in grado di confermare se si tratti o meno di pezzi del Piper scomparso. E la polizia francese dice sin d’ora che le chance di sopravvivenza sono “minime”. Pessimista anche il responsabile di Channel Islands Airsearch, John Fitzgerald: “Non ci aspettiamo di trovare sopravvissuti – ha detto a meta’ giornata -. Non sappiamo come sia scomparso, e’ completamente svanito, non c’e’ stata alcuna conversazione radio”. L’allarme era stato lanciato ieri alle 19:20 (le 20:20 in Francia), quando la torre di controllo di Jersey ha segnalato che il volo era scomparso dai radar, una ventina di chilometri a nord di Guernesey. Il ventottenne italo-argentino autore di 12 gol nel girone di andata di Ligue 1 ha cominciato la sua carriera in Europa, al Bordeaux, grazie al Proyecto Crecer,la scuola calcio creata dalla squadra francese in Argentina. Firmo’ a Nantes nel 2016 per un milione di euro e proprio in questi giorni si stava trasferendo al Cardiff per una somma stimata intorno ai 17 milioni, un record per la squadra gallese di Premier League. Sabato, aveva commentato cosi’ il suo nuovo ingaggio: “Sono molto contento di essere qui. Mi fa molto piacere e ho fretta di cominciare ad allenarmi, di incontrare i miei nuovi compagni di squadra e mettermi al lavoro”. Ieri era tornato solo per qualche ora a La Jonelie’re, il campo di allenamento del Nantes, per recuperare le ultime cose prima di cominciare la nuova vita Oltremanica, poi quell’aereo inghiottito nella notte. “Sono disperato, non posso crederci”, ha detto il padre, Horacio Sala, intervistato da radio Latina, aggiungendo che il figlio era carico di “speranza: immaginate cosa significa giocare in Premier League? Non avrebbe mai pensato di raggiungere quel livello, era una cosa da pazzi”.

Aquilano campione italiano di tiro con l’arco medievale Fabio Esquilino trionfa

L’arciere aquilano Fabio Esquilino, iscritto alla compagnia aquilana Virtus Sagittae ha vinto il campionato nazionale di tiro con l’arco medievale L.A.M. – Lega Arcieri Medievali – salendo sul gradino piu’ alto del podio nella categoria “arco foggia storica senza finestra”. La premiazione si e’ tenuta il 13 gennaio a Maiolati Spontini (Ancona). “Sono entusiasta dei traguardi raggiunti e ringrazio tutti coloro che mi hanno affiancato e aiutato in questo percorso – ha commentato Esquilino – Rappresentare L’Aquila nelle varie tappe di campionato insieme agli amici arcieri della Virtus Sagittae e’ per me, anzi per noi, un grande onore”. Il tiro con l’arco medievale e’ una disciplina che riporta l’arciere alla sua dimensione originaria, perche’ ha a sua disposizione soltanto l’arco, la corda e le frecce, il piu’ delle volte costruite dallo stesso arciere. Non ci sono metalli o plastiche, ma soltanto legno, piume naturali e ferro.

Fabrizio Corona legge il suo testamento: ‘Lascio tutto a mio figlio Carlos’

0

“Ammettiamolo, non so perché sono ancora vivo, ma se dovessi morire lo farei da re”. Ha annunciato cosi’ la lettura del suo testamento Fabrizio Corona, questa sera a Milano, dove ha presenta – in un locale notturno – il suo libro “Non mi avete fatto niente”. Nel testamento, che chiude la pubblicazione, Fabrizio ha confermato che l’erede unico del suo patrimonio sarà il figlio Carlos Maria, presente durate l’intervista con Massimo Giletti. Corona ha quindi dichiarato che “il carcere e’ stato una grandissima sofferenza: sono stato arrestato per cose non gravissime e non mi meritavo tutti questi arresti”. I segni di questa sofferenza “te li porti dentro ma non li vuoi mostrare” ha aggiunto, spiegando: “Non saro’ mai più quello dei prima: ho perso la mia innocenza e non dormo mai sereno”. Tuttavia le vicende giudiziarie lo hanno rafforzato: “Sono immortale: e’ la quinta volta che mi arrestano, ma io continuo ad aprire uffici, a fare marketing, ad aprire brand: pensano di fermarmi ma in realtà mi fanno una grandissima pubblicità”.

La Finanza notifica un sequestro beni a ‘donna Celeste’ Giuliano

La Guardia di Finanza di Formia nei giorni scorsi ha notificato un provvedimento di sequestro preventivo e di perquisizione a carico di Erminia Giuliano, meglio nota come “Celeste”, per il colore dei suoi occhi o “Lady camorra”. La donna , oggi 63enne, che vive da anni a Formia è la sorella dell’ex boss ma pentito da anni, Luigi Giuliano meglio noto come o’ rre di Forcella. L’atto è stato notificato dalla Guardia di Finanza di Formia qualche giorno fa alla figlia della donna, Gemma Roberti 41 anni. La madre si trova ricoverata presso una clinica di Castel Volturno. I provvedimenti sono stati firmati dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Pierpaolo Bortone, su istanza del Procuratore della Repubblica, il dottor Carlo Lasperanza e dal sostituto procuratore, il dottor Giuseppe Miliano. Secondo i pubblici ministeri l’indagata, essendo stata condannata il 2 ottobre del 2007, con sentenza definitiva per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, 416 bis, ometteva nei termini di legge, la variazione del patrimonio successiva alla notifica della condanna in questione. In particolare la variazione dell’importo di 25mila euro che avrebbe dovuto comunicare essendo superiore alla cifra limite di 10.329, 14 centesimi. Con il decreto di perquisizione locale e personale, presso l’abitazione di via Toraldo, gli inquirenti contavano di trovare la somma cercata, o in contante o certificati di deposito, o titoli di Stato, libretti di risparmio bancari, chiavi di cassette di sicurezza, oggetti preziosi, utili da sottoporre a sequestro raggiungere l’equivalente della somma di 25mila euro, valore indicato dal gip Bortone nel decreto di sequestro. Dagli atti di indagine è emerso che con la sentenza della Corte d’Appello di Napoli del 3 aprile del 2007, divenuta irrevocabile il 2 ottobre del 2007, la Giuliano veniva condannata per il reato di associazione mafiosa. Nell’ottobre del 2018, la Guardia di Finanza del Gruppo di Formia ha effettuato alcuni accertamenti all’esito dei quali è stato verificato che al maggio del 2013, l’indagata acquistò da Giuliano Roberti, la sua parte del diritto di usufrutto su un immobile sito a Napoli al prezzo di 25 mila euro, senza mai darne comunicazione alla polizia tributaria come previsto dalla legge.