Attualità Tecnologia

Metti la pentola sul fuoco, devo ricaricare lo smartphone

Ricercatori dell’Università dello Utah hanno messo a punto un nuovo ed efficiente materiale termoelettrico in grado di produrre energia semplicemente sfruttando le differenze di temperatura. Potrà essere utilizzato in vari campi e nelle economie emergenti.

Dispositivi che generano energia elettrica sfruttando l’effetto termoelettrico – vale a dire la conversione delle differenze di temperatura in elettricità – si stanno diffondendo rapidamente in ambito “smart”, dall’‎‎abbigliamento‎‎ alle ‎‎vernici‎‎.

I ricercatori dell’Università dello Utah però sono riusciti a mettere a punto un nuovo materiale termoelettrico la cui caratteristica principale è quella di non usare sostanze chimiche tossiche comuni in altri, restando al tempo stesso molto efficiente e abbastanza conveniente per realizzare prodotti di uso quotidiano.

Anziché impiegare tellurio, cadmio e mercurio o altri materiali molto costosi e inefficienti, i ricercatori dell’Università dello Utah hanno mescolato calcio, cobalto e terbio. “Non ci sono elementi chimici tossici coinvolti” ha spiegato Ashutosh Tiwari, capo ricercatore del progetto. “È un materiale molto efficiente e può essere impiegato in molte applicazioni quotidiane”.


Si potrebbero creare ad esempio impianti biomedici in grado di alimentarsi grazie all’elettricità prodotta dalla differenza di temperatura tra l’interno del corpo e l’aria esterna. Allo stesso modo potrebbero alimentarsi anche automobili e aeroplani, e addirittura sarebbe possibile ricaricare uno smartphone grazie a pentole in grado di sfruttare la differenza di temperatura tra il fuoco usato per riscaldarle e l’acqua fredda al loro interno, una soluzione particolarmente utile nei paesi in via di sviluppo.

Il nuovo materiale infine potrebbe trovare spazio anche all’interno delle centrali elettriche, al fine di recuperare una parte dell’energia che va sprecata sotto forma di calore. “Nelle centrali elettriche si spreca circa il 60% dell’energia” ha spiegato Shrikant Saini, autore dello studio scientifico pubblicato su Nature, “con questo materiale invece potremmo recuperare una parte di quel 60%.”

I ricercatori hanno avviato le pratiche per brevettare il materiale e sono ottimisti circa l’arrivo sul mercato in tempi relativamente brevi, soprattutto nell’ambito automobilistico e in quello dei biosensori.

(fonte tomshw.it)


LINK SPONSORIZZATI




Cronachedellacampania.it è una testata giornalistica on line registrata al Tribunale di Torre Annunziata n.1301/2016 registro della stampa n. 7. Diffusione a mezzo internet autorizzata dal Tribunale di Torre Annunziata.
Copyright © 2017. Gestione e Sviluppo a cura di SVWDesign I Contenuti utilizzati sono basati su Licenza Creative Commons.
error: ATTENZIONE : CONTENUTO PROTETTO - CONTATTARE LA REDAZIONE PER INFORMAZIONI SULLA RIPRODUZIONE