
Napoli – Ha scontato la sua pena ed è tornato in libertà. Giuseppe De Rosa, noto negli ambienti criminali come ’o Buffon, elemento di spicco del clan Contini, ha lasciato il carcere dopo dieci anni di detenzione.
Il suo profilo emerge prepotentemente dalle inchieste che negli anni scorsi hanno decimato i vertici dell’Alleanza di Secondigliano, restituendo uno spaccato brutale sulla gestione del mercato dell’usura nel cuore di Napoli.
Il nome di De Rosa e del gruppo Di Carluccio si intreccia con una delle pagine più nere della cronaca giudiziaria recente: il suicidio di un avvocato civilista avvenuto nel 2014. Il professionista, inizialmente attratto dalla prospettiva di riciclare ingenti capitali del clan nel settore immobiliare, aveva dissipato le somme ricevute per spese personali.
Un errore fatale che ha scatenato la rappresaglia psicologica dei boss. Le intercettazioni agli atti descrivono un uomo ridotto allo stremo: “Ho lo sfratto, non ho i soldi per le scarpe da calcio ai miei figli… mi sono venduto la catenina per pagare l’Enel”. Nonostante le suppliche, il clan non ha mai allentato la presa, arrivando a minacciare di morte il figlio allora 17enne dell’avvocato, fino a spingere il legale all’estremo gesto.
Il potere intimidatorio dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, superava ogni limite del sacro. In un caso documentato, un imprenditore strozzato dai debiti è stato costretto a cedere al clan la cappella gentilizia di famiglia nel cimitero di Poggioreale, dovendo procedere all’esumazione e allo spostamento dei resti dei propri cari per soddisfare le pretese dei creditori.
Le conversazioni intercettate confermano un linguaggio improntato alla violenza gratuita. Anche per residui minimi, come una tranche da 180 euro, Giuseppe De Rosa non esitava a utilizzare toni ultimativi: “Non è per i soldi, è per il principio”. Messaggi ed sms offensivi ( “Sei una lota” ) servivano a ricordare alle vittime che dalla morsa dell’Alleanza non si esce vivi, se non pagando il conto fino all’ultimo centesimo o, come purtroppo accaduto in più occasioni, con la vita stessa.
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