
L’ombra dell’Epatite A si allunga su Napoli e provincia, trasformando un’allerta sanitaria in una vera e propria emergenza alimentare. Il bilancio aggiornato alla giornata di ieri parla chiaro: 133 casi complessivi registrati dall’inizio dell’anno. Un’impennata che ha spinto la Regione Campania a blindare la filiera dei molluschi bivalvi, individuando l’origine del contagio nel mercato nero della zona flegrea.
Secondo le prime ricostruzioni epidemiologiche, il “paziente zero” della diffusione virale sarebbe da ricercare nei mercati abusivi di Varcaturo, Bacoli e Nisida. È in questa fascia costiera che si sarebbe concentrata la vendita di frutti di mare non tracciati e sottratti ai controlli sanitari obbligatori.
La commercializzazione illegale di mitili provenienti da acque non sicure ha innescato la catena dei contagi, portando il virus direttamente sulle tavole dei cittadini.
La risposta delle forze dell’ordine non si è fatta attendere. A Torre del Greco, i Carabinieri hanno fermato un uomo di 73 anni che trasportava in auto 25 kg di vongole veraci destinate alla vendita, ma completamente prive di documentazione sulla tracciabilità. Il carico è stato sequestrato e destinato alla distruzione, mentre per l’uomo è scattata la denuncia.
Contemporaneamente, a Napoli città, la Polizia Locale ha setacciato i vicoli dei Quartieri Spagnoli e le piazze del centro (Carità, Bovio, San Domenico Maggiore). Sebbene nei 12 esercizi controllati non siano state riscontrate violazioni alle norme di conservazione, l’attenzione resta altissima sul rispetto del divieto assoluto di somministrazione di frutti di mare crudi.
L’allerta si è estesa rapidamente anche alla Penisola Sorrentina. Il commissario straordinario di Sorrento, Rosalba Scialla, ha firmato un’ordinanza drastica: vietato il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti non solo nei ristoranti e nei locali pubblici, ma anche tra le mura domestiche.
Cottura prolungata: Il calore è l’unico modo per inattivare il virus.
Igiene delle mani: Lavaggio accurato prima di manipolare qualsiasi alimento.
Acqua sicura: Utilizzare solo fonti controllate per lavare frutta e verdura.
Mentre i Dipartimenti di Prevenzione delle ASL e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno lavorano per mappare ogni possibile punto di contaminazione, la Direzione Generale per la Tutela della Salute ha attivato una rete tecnico-scientifica permanente. L’obiettivo è duplice: fermare il commercio abusivo lungo la costa e sensibilizzare una popolazione che, storicamente, fatica a rinunciare alla tradizione del crudo, oggi diventata un pericoloso veicolo di infezione.
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Articolo utile ma tante cose restano confuse, secondo me. La gente continuà a comprà nei mercati abusivii perche è più barato e non si fidà dei controlli pubblici, e i responsabili parlano ma non spiegano, le ordinanze spesso son scritte male e non ven applicate correttamnte, i prodotti nonsonotracciati rischiano fa ammalà la gente.