

Alfredo Migliaccio e il figlio Raffaello
Castellammare – C’è anche il padre del noto cantante neomelodico Raffaello tra i componenti della banda di rapinatori accusati del maxi colpo di prodotti Apple messo a segno nel 2024 a Castellammare di Stabia.
Alfredo Migliaccio, 64 anni, è stato arrestato due giorni fa dai carabinieri e comparirà oggi davanti al Giudice per le Indagini Preliminari per l’udienza di convalida.
Un arresto che fa rumore, non solo per la caratura del raid informatico, ma soprattutto per il forte legame di parentela con Raffaele Migliaccio, in arte “Raffaello”, voce storica del panorama musicale partenopeo.
Insieme ad Alfredo Migliaccio, le porte del carcere si sono aperte per altri tre presunti membri del gruppo criminale. Si tratta di Antonio Migliaccio (64 anni), Michele Murolo (60 anni) e il “decano” della banda, il 76enne Romeo Romano.
L’inchiesta non si ferma però agli esecutori materiali: nel mirino degli inquirenti ci sono altre due persone attualmente indagate a piede libero. Tra queste figura anche il presunto ricettatore, a cui sarebbe stata affidata la lucrosa merce sottratta durante l’assalto a Castellammare.
La vicenda giudiziaria riaccende i riflettori sulla famiglia Migliaccio e riporta alla memoria i passati guai con la giustizia del figlio d’arte. Raffaello, tornato prepotentemente in auge in queste settimane dopo che la sua celebre hit “Scivola quel jeans” ha fatto da colonna sonora alle esibizioni di Samurai Jay all’ultimo Festival di Sanremo, vanta infatti un arresto turbolento risalente al 2015.
All’epoca 28enne, l’artista fu fermato nel cuore della notte a bordo della sua Mercedes in via Stadera, nel quartiere Poggioreale, insieme alla fidanzata e a un amico.
A far scattare i controlli furono alcune infrazioni al codice della strada, ma la situazione degenerò rapidamente. Nel tentativo di evitare le sanzioni, il cantante provò a corrompere i poliziotti con un approccio fin troppo confidenziale: “Sono un famoso cantante, sono pieno di soldi, quando avete bisogno sono a disposizione. Ecco 400 euro”, dichiarò alle divise, chiedendo di chiudere un occhio.
Di fronte al fermo rifiuto degli agenti e al conseguente arresto per istigazione alla corruzione, l’esuberante neomelodico aggravò la sua posizione. Cercò lo scontro fisico con un poliziotto, minacciandolo al grido di: “Togliti la divisa ed esci fuori”.
Una reazione scomposta che gli costò un’ulteriore denuncia per minacce a pubblico ufficiale. A chiudere il quadro di quella notte agitata arrivò anche una segnalazione in Prefettura, scattata dopo che la perquisizione dell’auto portò al ritrovamento di una dose di hashish.