

Il notaio Tino Santangelo
Un salto nel vuoto, all’alba. Così è morto il notaio Sabatino Santangelo, figura di primo piano della Napoli professionale e politica, spentosi a 89 anni nel suo appartamento al corso Vittorio Emanuele.
Secondo la ricostruzione, il gesto estremo si sarebbe consumato intorno alle 5 del mattino: Santangelo sarebbe salito su una sedia, per poi gettarsi dal balcone dell’abitazione situata all’ottavo piano di uno stabile in stile liberty.
Il corpo è stato trovato poco dopo, riverso nel giardino interno del condominio. A dare l’allarme è stato un addetto di una ditta di pulizie. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, che nel corso della mattinata hanno effettuato un sopralluogo nell’appartamento, informando il pubblico ministero di turno.
Nessun mistero sulla dinamica. Il notaio ha lasciato una lettera indirizzata ai familiari, poche righe cariche di tensione emotiva, ora acquisite agli atti del fascicolo aperto in Procura. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Alessandro Milita ed è affidata al pm Fabio De Cristoforo. Disposta anche l’autopsia, fissata per questa mattina alle 12.30. Verranno formalizzate le testimonianze relative alle ultime ore di vita di Santangelo.
La sera precedente appariva tranquilla. Aveva però manifestato turbamento per una vicenda di cronaca nazionale — il dramma di Anguillara — che lo aveva profondamente colpito. Poche ore dopo, l’epilogo.
Per tutti era “Tino”. Maestro di generazioni di notai, Santangelo era considerato un punto di riferimento nel mondo forense e notarile napoletano. Accanto alla lunga carriera professionale, anche un impegno politico di primo piano: fu vicesindaco di Napoli dal 2006 al 2011, nella seconda giunta guidata da Rosa Russo Iervolino.
La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente la città. In molti, tra colleghi, allievi e amici, hanno ricordato la sua figura sottolineando un concetto ricorrente: «La sua innocenza», al termine di un procedimento giudiziario che durava da 17 anni.
Santangelo era infatti imputato nel procedimento sulla gestione di Bagnolifutura, la società partecipata del Comune di Napoli. Condannato in primo grado, era stato assolto due volte in appello. In entrambe le occasioni, la Cassazione aveva annullato le sentenze rinviando gli atti a Napoli. Il prossimo appuntamento era fissato per il 6 marzo, davanti alla Corte d’Appello, per quello che sarebbe stato il quinto round processuale.
Difeso dall’avvocato Giuseppe Fusco, penalista di fiducia, Santangelo aveva sempre rivendicato la correttezza del proprio operato sia come vicesindaco sia nella gestione della ex municipalizzata. Proprio l’avvocato Fusco, ieri mattina, è rimasto accanto alla moglie e ai figli mentre i carabinieri della scientifica completavano i rilievi nell’abitazione.
Nessuno potrà mai stabilire un nesso di causalità tra il gesto estremo e il processo, ipotesi peraltro esclusa dagli stessi familiari, che negano «qualsiasi collegamento con gli ultimissimi sviluppi delle vicende giudiziarie». Eppure, il ritorno in aula continuava a pesare. Pochi giorni prima di Natale, il notaio aveva confidato l’amarezza per l’ennesima ripartenza di un procedimento che sembrava non avere fine.
A gravare sul suo stato d’animo anche l’età avanzata, alcuni problemi di salute — una recente polmonite lo aveva costretto a letto per giorni — e l’avvicinarsi del novantesimo compleanno.
Un gesto che scuote non solo Napoli, ma anche il dibattito politico e giudiziario, in una fase segnata dalla discussione sul referendum per la riforma Nordio e sulla separazione delle carriere.
Una fine dolorosa per un uomo che ha attraversato decenni di vita pubblica, lasciando un segno profondo nella città.