Arriva la condanna dopo sette anni dall’inizio delle indagini per i fratelli Ragosta e mogli ma anche per i più stretti collaboratori. Passa la richiesta dell’accusa, il giudice del tribunale di Nola firma condanne in primo grado che vanno oltre a quanto richiesto dal pubblico ministero. “I Ragosta – scrivono i pm – ricevevano i proventi delle attività criminali del clan camorristico Fabbrocino nella consapevolezza della loro origine delittuosa e stabilmente provvedevano a reinvestirli in attività illecite e lecite, per conto del sodalizio di cui erano diventati stabili partner economici, fornendo un rilevante contributo al raggiungimento delle finalità dell’ente mafioso”. Sono 15 anni di reclusione per Francesco Ragosta, per lui una condanna per concorso esterno in associazione camorristica, bancarotta e rimpiego di denaro sporco con l’aggravante del fine mafioso. Fedele e Giovanni dovranno, invece, scontare 14 anni. I due sono stati condannati per concorso esterno in associazione. Per gli altri imputati cadono le accuse di camorra, per Concetta Adiletta, moglie di Francesco, è stata inflitta è una condanna a sette anni e 7mila euro di multa per ipotesi di reimpiego di denaro ma senza fine mafioso. La moglie di Fedele, Anna Maria Iovino, è stata condannata a sette anni di reclusione, lo stesso per la moglie di Giovanni Ragosta, Carmela Vanacore. Dovranno scontare quattro anni Ersilio Giannino, Francesco Greco e Giorgio Del Gado. Per il primo anche una multa di 4mila euro. Tre anni e quattro mesi invece per Giovanni Ambrosino, Luigi Scala e Giuseppe Virzo. I giudici hanno disposto anche la confisca dei beni sequestrati anni fa ai Ragosta.

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