Scafati, il 3 luglio i giudici del Riesame decideranno sull’arresto dell’ex sindaco Aliberti e dei boss Ridosso

Salerno. C’è un altro giorno ‘verità’. E’ quello del 3 luglio dell’anno 2017. Patto politico-mafioso e indispensabilità o meno di una misura cautelare: questo quello che dovranno decidere i giudici del Riesame di Salerno. Il rimando della Corte di Cassazione per quanto riguarda il processo nei confronti dell’ex sindaco di Scafati, Angelo Pasqualino Aliberti, dei giovani boss della camorra scafatese Gennaro e Luigi Ridosso sarà discusso il 3 luglio prossimo. La procura antimafia di Salerno è pronta a ribadire la richiesta di arresto per i tre, la difesa cerca di strappare – tra le pieghe del garantismo sulle esigenze cautelari dettato dalla Corte di Cassazione – il minor danno possibile. La partita nell’inchiesta sullo scambio di voto politico-mafioso a Scafati si gioca tutta lì. Il carcere – ritenuto indispensabile dalla prima decisione del Tribunale del Riesame – è stato messo in dubbio dagli Ermellini che hanno chiesto ai giudici salernitani di argomentare più dettagliatamente la decisione e verificare se c’è la possibilità di misure alternative a quella più dura anche alla luce della circostanza che l’ex sindaco ormai non è più in carica.
La procura antimafia e il sostituto procuratore Vincenzo Montemurro, supportati dalle ulteriori acquisizioni fatte in questi mesi dagli inquirenti e in particolare dalla Dia di Salerno, ribadiranno la richiesta della custodia cautelare in carcere, puntando – molto probabilmente – sul tentativo di inquinamento delle prove e sull’iperattività ‘politica’ di Aliberti. Non a caso tra i nuovi elementi a disposizione del pubblico ministero vi saranno anche le perizie sui telefoni cellulari e sui computer, oltre alla messaggistica e ai commenti sui social acquisiti nel corso di una perquisizione a casa dell’ex sindaco Aliberti e della moglie, la consigliera regionale Monica Paolino. In questi mesi, a partire dalla decisione della Cassazione di rimandare nuovamente al Riesame la decisione sull’arresto o su altre misure alternative, gli uomini coordinati del colonnello Giulio Pini e dal capitano Fausto Iannaccone hanno continuato a lavorare sul patto tra politica e camorra nella città di Scafati. Patto consolidatosi con le tornate elettorali del 2013 – Amministrative – e del 2015 – Regionali -, già ribadito nelle motivazioni dei giudici della sesta sezione della Corte di Cassazione. Gli Ermellini avevano mosso un duro atto di accusa nei confronti di Aliberti e della sua condotta legale solo all’apparenza, mentre ‘sottobanco’ stringeva patti con esponenti della criminalità organizzata e aspiranti boss. Aliberti – secondo la Cassazione – ha agevolato l’associazione mafiosa che voleva ottenere appalti ‘per consolidare il proprio potere economico-mafioso sul territorio’. Questo patto – secondo i giudici – è stato accettato ‘da Aliberti, e – contrariamente alle deduzioni dei ricorrenti -, per tale tornata elettorale vi è anche riscontro delle modalità mafiose utilizzate per il procacciamento dei voti”. Gli elementi dell’accusa hanno fino ad ora retto, sia dinanzi ai giudici del Riesame al quale aveva fatto appello il pm dopo il diniego del Gip all’arresto dei tre e del fratello dell’ex sindaco, Nello Maurizio Aliberti, sia dinanzi alla Cassazione.
Ora arriva il giorno della verità. Aliberti e i cugini Ridosso sapranno quale misura cautelare i giudici ritengono sia più adeguata nei loro confronti. Una decisione ‘aperta’ ad ogni soluzione. Molto dipende da quali altre argomentazioni verranno proposte dall’accusa per la tesi del carcere, e da come il Riesame recepirà le annotazioni fatte dai giudici della Corte di Cassazione che il 7 marzo scorso avevano sottolineato alcune circostanze e in particolare quella che Aliberti aveva rassegnato le dimissioni e dunque non più in carica. Il successivo scioglimento del consiglio comunale e l’insediamento della commissione straordinaria, secondo gli Ermellini, mette al riparo l’amministrazione da ulteriori tentativi di infiltrazioni mafiose o di patti politico-criminali messi in atto da Aliberti e da esponenti del clan Loreto-Ridosso.
Ma la mala pianta cresciuta negli anni in cui il sindaco Angelo Pasqualino Aliberti ha amministrato la città di Scafati potrebbe non essere del tutto morta e il pericolo che ulteriori tentativi di amministrare o gestire la ‘res publica’ scafatese con patti spregiudicati non solo con la camorra, potrebbero essere ‘censurati’ con misure pesanti da parte dei giudici salernitani. Un giudizio che spetta a loro. E il 3 luglio sarà il giorno della ‘verità’ giudiziaria. @riproduzione riservata

Rosaria Federico

La Redazione
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