“Marano, terra di mafia”, interrogazione al Governo del senatore Puglia dei Cinque Stelle

“Il comune di Marano è storicamente un territorio con la una delle più alte concentrazioni di indagini per reati di matrice malavitosa del nostro paese. Qui sono nati i più temibili cartelli criminali, sotto l’egida delle famiglie Polverino e Nuvoletta. Cartelli che per anni ha fatto affari con esponenti di primo piano di Cosa Nostra, come Totò Riina e Bernardo Provenzano. Una camorra cresciuta in potere e denaro grazie a intrecci costanti con colletti bianchi, tra esponenti della politica, delle istituzioni e dell’imprenditoria a vario livello. E non è un caso che questo comune sia annoverato tra le 10 città commissariate più volte per mafia, sia allo stato commissariato e ad un passo dal default per il grave dissesto finanziario in cui versa”. E’ quanto sottolineano il senatore del Movimento 5 Stelle Sergio Puglia, primo firmatario di un’interrogazione sul caso Marano ai ministri dell’Interno e della Difesa, e Andrea Caso, attivista del “Gruppo Meetup Amici Beppe Grillo” di Marano. 

 “Da sempre covo di pericolosi latitanti e sede per summit di mafiosi – ricordano Puglia e Caso-, negli ultimi tempi Marano è stata oggetto di clamorose inchieste giudiziarie che hanno decapitato il cartello camorristico degli Orlando, erede dei clan Nuvoletta e Polverino. L’ultima indagine ha acceso i riflettori su un giro di appalti pilotati e patrimoni illeciti ripuliti e da reinvestire nell’area industriale, che ha visto finire in manette Aniello e Raffaele Cesaro, imprenditori e fratelli del deputato di FI ed ex presidente della Provincia Luigi, anche lui coinvolto nella stessa inchiesta. Un ulteriore conferma di come, in questo comune, l’interesse pubblico può diventare un affare per pochi”. “Il tutto – concludono Puglia e Caso – in un territorio che negli ultimi anni ha fatto registrare un’incredibile escalation di omicidi ed episodi di racket, con imprenditori e commercianti vessati dagli emissari della camorra, e dove la presenza delle forze dell’ordine è di 50 unità appena, meno di un terzo di quante servirebbero in rapporto a una popolazione di 60mila abitanti e con una così elevata percentuale di reati. La sfiducia dei residenti nello Stato è totale se solo si considera che sono circa 30 i dipendenti e i funzionari comunali coinvolti in indagini della magistratura, uniti a ex sindaci ed ex amministratori con una militanza politica sotto i simboli di partiti del tradizionale sistema politico, dal centrodestra al centrosinistra”.

La Redazione
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