Inchiesta Consip, Ferrara interrogato dai pm in segreto come persona indagata

Interrogatorio in segreto per l’ex presidente di Consip, Luigi Ferrara. Gli inquirenti della Procura di Roma hanno convocato il manager nel corso del fine settimana negli uffici di piazzale Clodio, lontano da occhi indiscreti e troppo curiosi. L’atto istruttorio è avvenuto dopo l’interruzione della audizione per la contestazione del reato di false informazioni al pubblico ministero. Dopo l’incontro con i magistrati del 16 giugno, come persona informata dei fatti, la posizione di Ferrara è mutata perché lo stesso avrebbe, secondo l’accusa, cambiato versione sui fatti visto che si era ritrattato da alcuni temi del precedente verbale. In particolare Ferrara avrebbe fornito una ricostruzione diversa su quanto gli sarebbe stato riferito dal generale dei carabinieri Tullio Del Sette. Rispetto anche ad Alfredo Romeo, poi finito in carcere per concorso in corruzione. temi posti all’attenzione di Ferrara sono stati proprio gli interessi del Gruppo Romeo in Consip e la fuga di notizie dall’Arma dei carabinieri, che avrebbe indotto Luigi Marroni, ad della Centrale acquisti, a bonificare gli uffici dalle microspie. Il difensore dell’ex presidente, l’avvocato Filippo Dinacci, ha spiegato che la vicenda per cui è stato coinvolto il suo assistito potrebbe esser frutto di un mero equivoco linguistico. Ferrara era stato indicato da Marroni come una delle presunte “fonti” che gli avrebbero raccontato dell’inchiesta, all’epoca coordinata dalla Procura di Napoli. A Ferrara potrebbe esser stato chiesto conto anche di alcune intercettazioni, dalle quali emergerebbero i presunti rapporti illeciti di Romeo per ottenere lotti del maxi appalto Fm4 da 2,7 miliardi. L’iscrizione nel registro degli indagati di Ferrara rientra nel filone della presunta rivelazione del segreto d’ufficio che, secondo le ipotesi della Procura di Roma, sarebbe partita dai vertici dell’Arma per consentire a Marroni di compiere una bonifica negli uffici della spa così da rimuovere le microspie messe dagli inquirenti. In questo filone della maxi indagine del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del sostituto Mario Palazzi, sono coinvolti anche il comandante della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia e il ministro Luca Lotti. 

La Redazione
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