Fu Feliciello D’Ausilio, figlio del boss Mimì ‘o sfregiato ad uccidere l’assicuratore incensurato di Pianura, Giustino Perna, fratello del più noto Carmine. Era il 30 aprile 1999 e l’agguato, compiuto per una vendetta trasversale, fu attribuito dagli inquirenti a un commando misto Lago-D’Ausilio nell’ambito della faida con i Pesce-Marfella. Il 39enne fu assassinato proprio di fronte al cimitero di Pianura. Era appena arrivato in zona quando entrarono in azione i killer: tagliarono la strada alla vittima, a bordo di una Fiat Tipo rossa, rendendo inutile ogni suo tentativo di fuga. Contro di lui sparò una sola persona, ma i sicari erano più di due. Gli investigatori, come ricorda Il Roma, trovarono la sua vettura ancora con il motore acceso e la retromarcia innestata. Particolari utili per ricostruire la dinamica dell’attentato, scattato alle 9 e 30. La zona non era deserta, ma i venditori ambulanti e altri potenziali testimoni dichiararono di non aver visto e neppure sentito nulla. Possibile se in quel momento si erano allontanati dai luoghi abituali in cui stazionano. Eppure l’esecutore materiale del delitto fece fuoco a ripetizione, almeno per una trentina di secondi. Per quell’omicidio Felice D’Ausilio, arrestato due mesi fa dopo una rocambolesca fuga dal carcere, è stato condannato all’ergastolo. E l’assassinio di Perna scatenò la vendetta trasversale del clan Pesce-Marfella che uccisero un altro incensurato come è emerso con l’arresto avvenuto ieri di Pasquale Pesce, “ciocchiello”.
Il 48enne, già detenuto per altri reati, appena nel marzo scorso era già stato raggiunto da un’altra ordinanza. A inchiodare il presunto killer di Pianura hanno poi contribuito le dichiarazioni rese negli ultimi mesi dai collaboratori di giustizia Luigi Pesce e Giovanni Romano.
In particolare, il pool di inquirenti coordinato dall’aggiunto Filippo Beatrice ha accertato che Pasquale Pesce, cugino dell’omonimo boss 47enne ed esponente di punta del clan da sempre federato con l’egemone famiglia Marfella, dopo aver partecipato alla fase deliberativa dell’omicidio, avrebbe anche fatto parte, insieme al boss Giuseppe Marfella, del commando che ha eliminato Vincenzo De Liso. Il venditore ambulante di pane, il 1 maggio del ’99, venne così raggiunto da una vera e propria pioggia di piombo: nove colpi di pistola, due dei quali fatali, che non gli lasciarono alcuna possibilità di scampo. Per la Procura antimafia il movente del delitto va inquadrato nella decisione della cosca di rispondere all’omicidio dell’assicuratore Giustino Perna, anch’egli vittima innocente della camorra, ammazzato il 30 aprile dello stesso anno per il solo fatto di essere il fratello di Carmine, uomo in forze al clan Marfella. Insomma, fu a tutti gli effetti una vendetta trasversale. Il fermo di “Ciocchiello” finisce così per consolidare le ipotesi investigative che da tempo vedono i due delitti strettamente collegati l’uno con l’altro. Un filo insanguinato lungo diciott’anni.

(nella foto i due boss assassini: Felice D’Ausilio e Pasquale Pesce “ciocchiello”)

La Redazione
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