Maradona: «Napoli è nel cuore. Sempre»

Riscaldamento di Diego Armando Maradona prima della Partita per la Pace, Stadio Olimpico, Roma, 1 settembre 2014. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

 

Trent’anni fa la gioia di un’intera città, un popolo in festa. Un momento indimenticabile che, a distanza di tempo, forse troppo, si vuole ancora ricordare. Gli azzurri vinsero il tricolore. Era il Napoli di Ottavio Bianchi di Ciro Ferrara, Salvatore Bagni, Giuseppe Bruscolotti e Fernando De Napoli, di Claudio Garella ma soprattutto il Napoli di Diego Armando Maradona. Proprio quest’ultimo ha rilasciato un’ intervista al Mattino di Napoli che noi riportiamo.

Cosa fu quel giorno, vissuto con tutta la famiglia a Fuorigrotta? Don Diego e donna Tota in tribuna, i fratelli Hugo e Raul a bordocampo. «Il primo ricordo è il sorriso della gente. I tifosi erano felici perché potevano sentirsi i più forti d’Italia. I campioni erano stati sempre loro, quelli del Nord, e noi finalmente arrivammo al traguardo quella domenica. Mi chiesero di battere la Juve appena arrivai. La gente era orgogliosa di noi perché il Napoli in campo realizzava le sue aspirazioni».

Un successo che veniva dall’ acquisto di Maradona nell’ estate del 1984. «Vincemmo perché formavamo una squadra unita. Sapevamo per cosa lottavamo, avevamo un grande obiettivo. Giocavamo per Napoli, per una città a cui mancavano tante cose ma che aveva una grande squadra. La domenica, quando giocavamo, pensavamo ai tifosi. Dentro di me sapevo che era una cosa troppo importante per la città di Napoli ed ecco perché la volevo (la vittoria nda) con tutte le mie forze»

A conclusione dei festeggiamenti ci sarà una partita con tutto il Napoli di allora prima che gli azzurri partano per il Trentino. Maradona ci sarà: «Senz’altro. E voglio portare al San Paolo tutti i miei figli, li voglio portare tutti al San Paolo affinché possano vedere quanto amore c’è da parte di Napoli verso il loro papà e festeggiare ancora, perché quel successo è stato unico. Magari i calciatori della squadra di oggi potessero vivere da vicino, nei loro corpi, quelle emozioni».

Renato Pagano
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