Giugliano, operai ridotti in schiavitù: arrestati due imprenditori agricoli

Giugliano. La legge sul caporalato approvata da poco dal Parlamento inizia a produrre i suoi effetti. Scattano a Giugliano, in provincia di Napoli, le manette a carico di due imprenditori agricoli che sfruttavano più di dieci migranti. Sono stati arrestati dai carabinieri sulla base della nuova legge approvata dal Parlamento. Gli operai lavoravano in condizioni disumane con una paga misera. L’operazione è stata fatta dai carabinieri della Compagnia di Giugliano, guidati dal capitano Antonio De Lise, insieme ai colleghi di Qualiano e Varcaturo.

Era giunta una segnalazione anonima in caserma. Gli operai venivano prelevati lungo le strade tra la circumvallazione, via santa Maria a Cubito e via Arco Sant’Antonio a ridosso del cimitero di Giugliano. Trenta euro al giorno, era questa la paga, per più di otto ore di lavoro senza alcun tipo di tutela. L’operazione svolta a Giugliano è una delle prime sul panorama nazionale ed ha un immenso valore anche simbolico. Intanto la procura di Napoli Nord ha disposto la collocazione dei datori di lavoro agli arresti domiciliari in attesa di convalida. Non è da poco che i militari di Gigliano stanno svolgendo controlli in questa direzione. Furono identificati, già qualche mese fa, alcuni datori di lavoro ma all’ epoca la legge non era ancora in vigore. Ora invece la situazione è cambiata e chi commette sfruttamento è perseguibile penalmente. Le campagne del giuglianese e del casertano sono piene di operai sfruttati ma da oggi si può voltare pagina.

Renato Pagano
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