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Cronaca Giudiziaria

Delitto di Fornelle: chiesti 30 anni di carcere per Luca Gentile

Redazione Cronache della Campania

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Trenta anni di carcere: è questa la richiesta di condanna per Luca Gentile, il 22enne salernitano accusato di aver ucciso Eugenio Tura De Marco, padre della sua fidanzata Daniela nrl febbraio scorso nella sua abitazione di Fornelle. Il pm Elena Guarino, nella requisitoria pronunciata davanti al gup Stefano Berni Canani dove si sta celebrando il rito abbreviato, non ritiene che all’imputato possano essere concesse le attenuanti ma solo calcolare la diminuente del rito.

Secondo la Procura, Gentile era andato nell’appartamento del 62enne per ucciderlo, ma il lasso di tempo intercorso tra la formazione della volontà e la sua attuazione è troppo breve per poter configurare un’attività organizzativa tipica della premeditazione.Il delitto, avvenuto a febbraio 2016, non può essere giustificato nè dalla provocazione o dalla legittima difesa. Sulla mancata contestazione della premeditazione l’avvocato Francesco Rizzo, che rappresenta le altre due figlie della vittima (Antonella e Serena Tura De Marco) che si sono costituite parti civili, ha invitato il gup a verificare l’eventuale sussistenza della premeditazione. Al 22enne quindi non è concessa alcuna attenuante, nemmeno quella di presunte provocazioni legate o alle pressanti avance sessuali (che avrebbe subìto anche nella sera dell’omicidio) o alle minacce telefoniche con cui il carrozziere aveva cercato di imporgli l’interruzione della relazione con la figlia Daniela, ora anche lei a processo con l’accusa di concorso morale nel delitto.

La prossima udienza è prevista per il 15 giugno quando i difensori faranno le loro arringhe, poi il giudice si ritirerà in camera di consiglio per la decisione, chiudendo la prima parte di un procedimento penale che per il resto andrà avanti dinanzi alla Corte d’Assise. È in quella sede che si deciderà infatti la sorte processuale di Daniela Tura De Marco, fidanzata di Luca e figlia della vittima, che per gli inquirenti ha avuto un ruolo determinate nell’assassinio, rafforzando la volontà dell’allora fidanzato e offrendogli copertura dopo la commissione dell’omicidio. Per lei i difensori Francesco Dambrosio e Antonietta Cennamo hanno scelto il rito ordinario, contando di poter dimostrare in dibattimento che la 24enne non aveva consapevolezza dei propositi di Gentile. Secondo la tesi difensiva la ragazza non lo avrebbe preso sul serio quando, al telefono, le annunciava che quella sera avrebbe chiuso la questione con il padre con le buone o con le cattive.

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Cronaca Giudiziaria

Camorra, processo al clan Contini: chiesti 7 secoli di carcere

Redazione Cronache della Campania

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Piu’ che un clan e’ una holding del crimine che per anni ha gestito gli affari criminali non solo nei quartieri a ridosso dell’aeroporto di Napoli, ma anche in quelli limitrofi, grazie ad una fitta rete di alleanze.
E’ il clan Contini e per alcuni suoi esponenti i pm della Dda di Napoli hanno chiesto oltre sette secoli di carcere, distribuiti su novanta imputati accusati non solo di associazione a delinquere di stampo camorristico, ma anche di riciclaggio. L’inchiesta da cui prende vita il processo ha infatti portato a scoprire tutti i canali che il clan usava per poter reinvestire, ripulendoli, i milioni di euro provenienti dai traffici di droga.
I maggiori investimenti erano stati fatti a Roma e a Viareggio. Le richieste di condanna oscillano dai 30 anni per Ciro Di Carluccio, esponente di punta della cosca , ai 24 anni per Rita Aieta, moglie del boss Eduardo Contini detto ‘il romano’, per la sua spiccata capacita’ di fare affari nella capitale.
Tra gli imputati anche Ettore Bosti detto ‘il rosso’, figlio del capoclan Patrizio, che rischia una condanna a 24 anni di reclusione. Stessa pena chiesta anche per Antonio Righi, uno dei presunti “colletti bianchi” del clan. Il giudice della prima sezione penale del Tribunale di Napoli ha stabilito che ci saranno almeno dieci udienze destinate alla discussione degli avvocati difensori. La sentenza dovrebbe essere pronunciata entro fine anno.

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Cronaca Giudiziaria

Camorra, la Procura: ”Antonio Lo Russo non è stato scarcerato”

Redazione Cronache della Campania

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“Sono destituite di ogni fondamento le notizie, diffuse da organi di informazione, secondo le quali Antonio Lo Russo, già capo dell’omonimo clan camorristico e attualmente collaboratore di giustizia, sarebbe stato scarcerato”. E’ quanto si legge in una nota della Procura di Napoli.
“Antonio Lo Russo si trova ristretto in istituto penitenziario in esecuzione di condanna definitiva alla pena di 18 anni di reclusione – si legge – , nonchè di ordinanza di custodia cautelare per il delitto di organizzazione di associazione criminosa di tipo mafioso”.

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Cronaca Giudiziaria

Carabinieri infedeli al servizio del boss: tutti a processo

Redazione Cronache della Campania

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Sono stati tutti rinviati a giudizio i carabinieri “infedeli” in servizio alla compagna di Torre Annunziata accusati di aver favorito il boss di Boscoreale, Franco Casillo ‘a Vurzella.
Il pm Raffaello Falcone della Dda  di Napoli ha ottenuto il rinvio  giudizio dell’ex comandante Pasquale Sario, oggi tenente colonnello, del carabiniere Sandro Acunzo,(detto Mazinga) e già condannato poche settimane fa per la detenzione illegale di un proiettile durante la perquisizione che ha preceduto un anno fa il suo arresto, nonché l’altro carabinieri Gaetano Desiderio, all’epoca dei fatti tutti in servizio a Torre Annunziata, insieme ad Orazio Bafumi (anche lui accusato di narcotraffico, braccio detsro del boss Casillo), Luigi Izzo e Aniello Casillo, fratello del boss Franco “’a vurzella”.
I 6 saranno alla sbarra il prossimo mese di dicembre, quando è fissata la prima udienza. Secondo l’Antimafia i  carabinieri infedeli avrebbero favorito il traffico di droga al Piano Napoli di Boscoreale, in cambio di regali e soffiate, smistando addirittura carichi di stupefacenti nelle mani del boss o effettuando arresti “pilotati” contro i suoi rivali.
Hanno scelto di essere processati con rito abbreviato, sperando dunque in uno sconto di pena, il boss Franco Casillo, il suo avvocato Giovanni De Caprio, e gli altri carabinieri (alcuni dei quali in pensione) Francesco Vecchio, Antonio Formicola, Antonio Santaniello, Franco De Lisio, Catello Di Maio, Antonio Paragallo e Santo Scuderi.
Tutti accusati di aver favorito, il super boss del Piano Napoli di via Passanti Scafati, che gestiva la “Scampia del Vesuviano” con lo spaccio di droga H24 e introiti milionari.

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