Corruzione per le certificazioni Soa: torna libero l’imprenditore edile Francesco Vorro

Roma. Corruzione per le certificazioni Soa: scarcerato dal Tribunale del Riesame di Roma Francesco Vorro, l’imprenditore 49enne di Poggiomarino, finito agli arresti domiciliari per effetto di un’ordinanza del Gip del Tribunale di Roma a fine marzo.

Ieri mattina, i giudici del Tribunale del Riesame, hanno accolto la tesi difensiva degli avvocati Francesco Matrone e Luigi Peluso, annullando l’ordinanza cautelare nei confronti dell’imprenditore titolare di alcune imprese edili che – secondo l’accusa – avrebbero beneficiato delle attestazioni Soa rilasciate dalla Soa Quadrifoglio e dalla Consilia pur non avendo i requisiti, per partecipare a gare per appalti pubblici. La difesa è riuscita a dimostrare che le certificazioni erano legittime e non frutto di un patto corruttivo tra l’imprenditore di Poggiomarino, impegnato anche in grossi appalti pubblici in Ati, in Campania come il ‘Grande progetto Pompei, e le società di certificazione pubbliche.

Restano ai domiciliari, così come disposto dal Gip Simonetta d’Alessandro, del tribunale di Roma i principali protagonisti dell’inchiesta della Guardia di Finanza di Roma. Secondo gli inquirenti, le due Soa – con sede a Roma – procuravano a imprese, senza i requisiti necessari, rami di azienda di società già titolari delle attestazioni, per consentire loro la partecipazione a gare d’appalto pubbliche. I responsabili delle Soa Dario La Veglia, di Roma, ritenuto il promotore dell’organizzazione, Francesco Migliore di Caserta con funzioni apicali nella Soa Quadrifoglio, Calogero Di Caro di Agrigento che operava essenzialmente in Sicilia che si occupava in particolare di reperire i rami di azienda e fornire false perizie alle società attraverso la Consilia e Davide Pagliacelli di Roma restano agli arresti domiciliari. Il gip di Roma aveva emesso anche un’ordinanza di interdizione dalla professione sia per il direttore tecnico della Soa Quadrifoglio, Ferdinando Farina che per Mario Esposito, ingegnere di Scafati, molto noto in città e consulente della Consilia. Esposito – secondo gli inquirenti – aveva il compito di reperire le aziende che avevano i requisiti per la partecipazione agli appalti e convogliarle su quelle che chiedevano le certificazioni Soa.

Le accuse contestate agli indagati (27 le persone iscritte nel registro degli indagati) vanno dall’associazione per delinquere, al falso, alla corruzione. Il sistema era semplice la Soa Quadrifoglio, di fatto amministrata dal romano Dario La Veglia, oltre a fungere da società di certificazione per la valutazione dei requisiti delle imprese, fungeva anche da consulente – attraverso la Consilia – per il reperimento di società idonee per la partecipazione a gare d’appalto pubbliche.

Nell’inchiesta sono numerose le società coinvolte, molte della provincia di Napoli, ma anche della provincia di Salerno, Agrigento, Roma.

Rosaria Federico

La Redazione
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