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Cronaca Giudiziaria

Camorra, il boss latitante voleva incontrare l’imprenditore per “chiudere” affari con lui

Redazione Cronache della Campania

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Il boss latitante Antonio Orlando “mazzolillo” voleva incontrare l‟imprenditore Antonio Di Guida per affari ben più importanti di una ordinaria richiesta di tangente e manda suo nipote Vincenzo Lubrano che funge da emissario a parlare con il cugino Pasquale negli uffici dell’impresa. Ma Pasquale Di Guida risponde che si tratta di una richiesta che difficilmente potrà essere soddisfatta sia per gli impegni elettorali del cugino in quel periodo (campagna elettorale per elezioni Regionali della Campania del 31 maggio) sia perché sarebbe stato rischioso anche per il latitante, poiché il cugino era in quel momento oggetto di attenzioni investigative a seguito dell‟omicidio del suo socio Cesare Basile “…. lo uccisero… lui (incomp.)… e stanno sempre a fare indagini… comunque lo (incomp.)… una cosa… una cosa a Napoli fece… quello niente sa… perché alla fine… con Tonino…”. Pasquale, al fine comunque di soddisfare le richieste del latitante, si rendeva egli stesso disponibile all‟incontro con Orlando (quando è qualche cosa di questa… cerco di muovermi io… ma pure (incomp.)… hai capito?!… che poi io e lui siamo la stessa cosa… ) ma Vincenzo Lubrano ribadisce di essere un mero emissario dello zio latitante (2io voglio parlare proprio con Tonino… non per voi… non per mancanza a voi… non so che dice… cosa gli vuole dire personalmente a lui”).

A partire dal mese di gennaio 2016 e fino a luglio 2016 si registrano i tentativi dei Di Guida finalizzati ad ottenere un allegerimento della richiesta estorsiva in argomento. Tuttavia, i Di Guida non raggiungono l‟effetto sperato e nel mese di luglio 2016 Di Guida Antonio decide di denunciare, in parte, quanto accaduto. In questo periodo si registrano conversazioni da cui emerge la consapevolezza da parte dei Di Guida del modo in cui si sono evoluti gli equilibri criminali sui territori in argomento anche a causa degli arresti ed in particolare, dell‟ascesa del gruppo Orlando e degli accordi conclusi con gli uomini dei Polverino ancora liberi, primo fra tutti Ruggiero Salvatore. E’ il 23 febbraio del 2016 e all‟interno dell’ufficio dei Di Guida in via Corree di Sopra n. 6 di Marano di Napoli, si registra la conversazione tra  Antonio Di Guida ed Emilio Prisco nel corso della quale si commentano gli arresti di affiliati ai gruppi camorristici maranesi dei Polverino e Nuvoletta/Orlando con 22 arresti nel corso del blitz “Iliade”.

PRISCO Emilio: tutto a posto? Don Antonio…
DI GUIDA Antonio: bello!… allora?!…
PRISCO Emilio: tutto a posto…
DI GUIDA Antonio: (tossisce, ndr)… (incomp.) parecchi di quelli ragazzi… comunque gira gira sono sempre gli stessi nomi… ma questi scemi… tengono i padri che stanno carcerati… che non escono più… no?!… cioè si mettono a fare gli scemi pure loro… non hanno capito che non è più come prima che per lo meno i padri una ventina di anni li hanno fatti durare… questi massimo possono durare due mesi…
PRISCO Emilio: un anno se li vuoi trattare…
DI GUIDA Antonio: eh!… cioè ma hai capito?!… cioè questi…
PRISCO Emilio: (abbassa la voce, ndr)… buono!… che ce ne fotte?!…
DI GUIDA Antonio: mi (incomp.) non ho visto nessuno più…
PRISCO Emilio: ma quello… il fatto questo lo sa mezza Marano… (bestemmia, ndr)…
DI GUIDA Antonio: quale fatto?…
PRISCO Emilio: il fatto tuo con quelli là…
DI GUIDA Antonio: il fatto mio?…
PRISCO Emilio: eh!!… (breve pausa, ndr)… pure quello là sopra lo sapeva…
DI GUIDA Antonio: chi è?…
PRISCO Emilio: Michele!… (breve pausa, ndr)… (incomp.) lo sapeva… sono andati dal compagno tuo?!… gli ho detto: e io che ne so…
DI GUIDA Antonio: sono andati?!…
PRISCO Emilio: fuori dal compagno tuo (termina la frase iniziata da Antonio e che avrebbe riferito Michele a PRISCO Emilio, ndr)…
DI GUIDA Antonio: eh…
PRISCO Emilio: (abbassa la voce, ndr)… ma però mi disse… (incomp.)… a Marano non si capisce niente più… ma specialmente per voi…
DI GUIDA Antonio: eh…
PRISCO Emilio: (a bassissima voce, ndr)… Petruocelo (incomp. bisbiglia, ndr) più… (breve pausa, ndr)… DI GUIDA Antonio: mah io non lo so… perché è un fatto regolare quello che mi è capitato?!… (breve pausa, ndr)… nhé?!… (breve pausa, ndr)… cioè io non…
PRISCO Emilio: ma lo hai risolto però… lo stai risolvendo…
DI GUIDA Antonio: no… stiamo zero a zero (modo di dire, ndr)…
PRISCO Emilio: la casa a San Giovanni… so che gli dovevi pagare…
DI GUIDA Antonio: (esclamazione, ndr)!… eh eh… (pausa, ndr)… eh non è venuto nessuno… che si crede… che la casa di San Giovanni così?!…
PRISCO Emilio: quelli non hanno idea…capito?!…
DI GUIDA Antonio: che?…
PRISCO Emilio: non hanno idea di che si tratta…
DI GUIDA Antonio: ci stanno i debiti sopra… ci sta il mutuo da pagare… ci sta questo… (incomp.) ci sta quell‟altro… tu pensi prendi e (incomp.)… che?… (pausa, ndr)…
PRISCO Emilio: (sospira, ndr)… vedi… va bene tu già te ne sei fuggito… stai a fare all‟estero… hai fatto bene… che tieni da vedere… scappatene non fare niente più qua…

Di Guida commenta con Prisco come i nuovi camorristi non hanno capito che vengono arrestati subito, a differenza del passato e parla della richiesta estorsiva subita: il Prisco è la persona con cui, fin dal 17 dicembre 2015, Antonio Di Guida aveva condiviso la rabbia per la richiesta di denaro formulata dall’ambasciatore  Vincenzo Lubrano.
Emilio Prisco affermava che oramai tutti sapevano della richiesta e gli riferisce che “quello là sopra” identificato con il nome di “Michele” – che la pg individua in Michele Marchesano, cognato di  Giuseppe Pomverino, anche alla luce del riferimento di la sopra cioè lato Camaldoli sede di residenza di Polverino Giuseppe – aveva commentato l‟assenza di validi riferimenti criminali a Marano per gli imprenditori: a Marano non si capisce niente più… ma specialmente per voi…. Emilio Prisco, probabilmente riportando le parole di Michele specificava che il latitante Giuseppe Simiol (Petruocelo), affiliato di vertice del clan Polverino non contava più: (a bassissima voce, ndr)… Petruocelo (incomp. bisbiglia, ndr) più…, indebolimento che si riversava su tutto il clan Polverino favorendo l‟ascesa del gruppo Orlando. Alla richiesta se avesse risolto il contrasto con gli Orlando, Antonio Di Guida rispondeva di essere ancora in attesa di una risoluzione definitiva (no… stiamo zero a zero). Di assoluto rilievo il passaggio in cui Emilio chiede a Di Guida se aveva dato la casa a San Giovanni… so che gli dovevi pagare…” e Antonio precisa: “non è venuto nessuno… che si crede… che la casa di San Giovanni così?!… “ Il dato trova conferma nelle dichiarazioni rese al pm sia da Di Guida Antonio che dal fratello Vincenzo: quest’ultimo riferisce che gli Orlando si erano recati presso la sua abitazione per invitarlo a sollecitare il fratello a pagare l‟estorsione richiesta dicendogli che, se non aveva soldi, avrebbe potuto vendere una casa a San Giovanni e loro gli avrebbero portato l‟acquirente, cosa poi non avvenuta ….non è venuto nessuno…”.

 Antonio Esposito

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Cronaca Giudiziaria

Camorra, processo al clan Contini: chiesti 7 secoli di carcere

Redazione Cronache della Campania

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Piu’ che un clan e’ una holding del crimine che per anni ha gestito gli affari criminali non solo nei quartieri a ridosso dell’aeroporto di Napoli, ma anche in quelli limitrofi, grazie ad una fitta rete di alleanze.
E’ il clan Contini e per alcuni suoi esponenti i pm della Dda di Napoli hanno chiesto oltre sette secoli di carcere, distribuiti su novanta imputati accusati non solo di associazione a delinquere di stampo camorristico, ma anche di riciclaggio. L’inchiesta da cui prende vita il processo ha infatti portato a scoprire tutti i canali che il clan usava per poter reinvestire, ripulendoli, i milioni di euro provenienti dai traffici di droga.
I maggiori investimenti erano stati fatti a Roma e a Viareggio. Le richieste di condanna oscillano dai 30 anni per Ciro Di Carluccio, esponente di punta della cosca , ai 24 anni per Rita Aieta, moglie del boss Eduardo Contini detto ‘il romano’, per la sua spiccata capacita’ di fare affari nella capitale.
Tra gli imputati anche Ettore Bosti detto ‘il rosso’, figlio del capoclan Patrizio, che rischia una condanna a 24 anni di reclusione. Stessa pena chiesta anche per Antonio Righi, uno dei presunti “colletti bianchi” del clan. Il giudice della prima sezione penale del Tribunale di Napoli ha stabilito che ci saranno almeno dieci udienze destinate alla discussione degli avvocati difensori. La sentenza dovrebbe essere pronunciata entro fine anno.

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Cronaca Giudiziaria

Camorra, la Procura: ”Antonio Lo Russo non è stato scarcerato”

Redazione Cronache della Campania

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“Sono destituite di ogni fondamento le notizie, diffuse da organi di informazione, secondo le quali Antonio Lo Russo, già capo dell’omonimo clan camorristico e attualmente collaboratore di giustizia, sarebbe stato scarcerato”. E’ quanto si legge in una nota della Procura di Napoli.
“Antonio Lo Russo si trova ristretto in istituto penitenziario in esecuzione di condanna definitiva alla pena di 18 anni di reclusione – si legge – , nonchè di ordinanza di custodia cautelare per il delitto di organizzazione di associazione criminosa di tipo mafioso”.

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Cronaca Giudiziaria

Carabinieri infedeli al servizio del boss: tutti a processo

Redazione Cronache della Campania

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Sono stati tutti rinviati a giudizio i carabinieri “infedeli” in servizio alla compagna di Torre Annunziata accusati di aver favorito il boss di Boscoreale, Franco Casillo ‘a Vurzella.
Il pm Raffaello Falcone della Dda  di Napoli ha ottenuto il rinvio  giudizio dell’ex comandante Pasquale Sario, oggi tenente colonnello, del carabiniere Sandro Acunzo,(detto Mazinga) e già condannato poche settimane fa per la detenzione illegale di un proiettile durante la perquisizione che ha preceduto un anno fa il suo arresto, nonché l’altro carabinieri Gaetano Desiderio, all’epoca dei fatti tutti in servizio a Torre Annunziata, insieme ad Orazio Bafumi (anche lui accusato di narcotraffico, braccio detsro del boss Casillo), Luigi Izzo e Aniello Casillo, fratello del boss Franco “’a vurzella”.
I 6 saranno alla sbarra il prossimo mese di dicembre, quando è fissata la prima udienza. Secondo l’Antimafia i  carabinieri infedeli avrebbero favorito il traffico di droga al Piano Napoli di Boscoreale, in cambio di regali e soffiate, smistando addirittura carichi di stupefacenti nelle mani del boss o effettuando arresti “pilotati” contro i suoi rivali.
Hanno scelto di essere processati con rito abbreviato, sperando dunque in uno sconto di pena, il boss Franco Casillo, il suo avvocato Giovanni De Caprio, e gli altri carabinieri (alcuni dei quali in pensione) Francesco Vecchio, Antonio Formicola, Antonio Santaniello, Franco De Lisio, Catello Di Maio, Antonio Paragallo e Santo Scuderi.
Tutti accusati di aver favorito, il super boss del Piano Napoli di via Passanti Scafati, che gestiva la “Scampia del Vesuviano” con lo spaccio di droga H24 e introiti milionari.

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