Dopodomani inizierà il lungo referendum dei lavoratori Alitalia, che dovranno decidere se approvare il piano ‘lacrime e sangue’ previsto da un’intesa preliminare siglata la settimana scorsa, nella notte tra giovedì e venerdì. Se dovesse vincere il sì, si procederà con 980 esuberi e una riduzione media dello stipendio dell’8% per il personale navigante. Se a prevalere sarà il no, sarebbe inevitabile l’ipotesi del commissariamento e della liquidazione, come ha ricordato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Questa ipotesi, forse, non è così remota, come ha dimostrato recentemente la vicenda Almaviva, il colosso dei call center che aveva deciso di chiudere due sedi: di fronte alla drammatica scelta, gli impiegati di Napoli hanno accettato la mediazione promossa dall’esecutivo, quelli di Roma no.I dettagli del referendum sono stati definiti oggi in una riunione tra i sindacati. Si inizierà a votare dopodomani, giovedì 20, alle 16. In tutti gli aeroporti in cui la compagnia è attiva si continuerà a dire sì oppure no. Le operazioni si concluderano alla mezzanotte di lunedì 24. La consultazione dura diversi giorni per permettere a tutti, anche chi è all’estero, di esprimersi. Naturalmente, i lavoratori sono liberi di scegliere cosa votare, ma una loro bocciatura del compromesso li esporrebbe a forti critiche: sarebbero accusati di aver contribuito al fallimento di Alitalia, compagnia che si ritrova in questa condizione a causa di una gestione sbagliata, su cui i dipendenti hanno, in realtà, ben poca responsabilità. Secondo alcuni, sarebbe soprattutto il personale di volo ad avere interesse a rimanere alla finestra, perché avrebbe comunque l’opportunità di trovare lavoro altrove, visto che i concorrenti di Alitalia – e soprattutto le low cost – male non stanno.Alcuni sindacati hanno lasciato libertà di coscienza, mentre un’assocazione si è schierata per il no. La Uil Trasporti, per bocca del suo segretario generale Claudio Tarlazzi, ha detto di non voler dichiararsi a favore del sì o del no, lasciando la parola ai lavoratori. L’Associazione nazionale dei piloti (Anp), “dopo un’attenta valutazione dell’accordo firmato dalle organizzazioni sindacali, darà indicazioni ai piloti dell’Alitalia di votare ‘No’ al referendum”. “E’ inaudito che dopo tutti i sacrifici fatti sia nel 2008 che nel 2015, con tagli sul costo del lavoro oltre il 40%, oggi ci sia ancora un accordo firmato e posto a referendum che prevede tagli non dell’8% sulle retribuzioni ma bensì del 30% annuo”, afferma il leader dell’Anp, Marco Veneziani, che ha convocato un’assemblea dei piloti per domani.Il compromesso sottoposto a referendum prevede 980 esuberi del personale a tempo indeterminato (inizialmente l’azienda puntava ad un numero maggiore, 1.338), accompagnato da una diminuzione media della retribuzione del personale di volo dell’8% (a fronte di una richiesta originaria del 30%). Per il personale navigante, il compromesso prevede “scatti di anzianità triennali, con il primo scatto nel 2020; un tetto di incremento retributivo in caso di promozione pari al 25%; l’applicazione ai neoassunti dei livelli retributivi ‘cityliner’ (cioè di un vettore del breve raggio) indipendentemente dall’aeromobile d’impiego”.

Renato Pagano
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