Dati di vendita delle copie digitali del Sole 24 Ore falsificati. Ruota soprattutto attorno a questa ipotesi accusatoria l’inchiesta milanese sul gruppo che fa capo a Confindustria. Nel mirino dei pm Fabio De Pasquale e Gaetano Ruta sono finite circa 100 mila copie digitali multiple (vale a dire vendute “in blocco” ad aziende e poi distribuite a dipendenti, clienti o fornitori) dichiarate nel marzo 2016 dai vertici del gruppo ma relative al bilancio dell’anno precedente. Copie non conteggiate da Ads, la società che si occupa di certificare i dati di vendita dei giornali, e ritenute “copie fantasma” dai magistrati. “Le vendite sul digitale tanto enfatizzate – si legge nel decreto di perquisizione che oggi ha portato i militari della Guardia di Finanza a passare al setaccio carte e documenti nella sede del gruppo – erano false” con “una percentuale significativa” delle copie cartacee che “andava dritta al macero”. Così, sospettano i pm, “si è veicolato un messaggio largamente positivo sull’andamento economico” del gruppo. In questo contesto il direttore delle tre testate del gruppo (quotidiano, Radio24 e agenzia Radiocor), Roberto Napoletano, avrebbe rivestito un “ruolo preponderante” secondo i pm che hanno iscritto il nome del giornalista nel registro degli indagati insieme a quelli dell’ex presidente del gruppo, Benito Benedini, e dell’ex amministratore delegato Donatella Treu. L’accusa, per loro, è false comunicazioni sociali.
I magistrati milanesi indagano anche su una presunta appropriazione indebita da tre milioni di euro. Sarebbe questo l’ammontare della somma che tre ex manager del gruppo avrebbero ricevuto per la loro attività – in realtà mai svolta, stando all’ipotesi dell’accusa – legata alla distribuzione delle copie digitali del quotidiano: sono l’ex direttore dell’area digitale e ora deputato del gruppo Civici e Innovatori, Stefano Giuseppe Quintarelli, l’ex direttore finanziario del gruppo, Massimo Arioli, e l’ex direttore area vendite, Alberto Biella. In particolare, per l’accusa, i tre sarebbero stati “soci occulti” della Di Source Limited, la società britannica che gestiva la vendita di pacchetti multipli di copie digitali del quotidiano per conto del Sole 24 Ore. Tuttavia la società inglese, tra il 2013 e l’inizio del 2016, si sarebbe limitata ad acquistare le copie digitali senza poi piazzarle sul mercato, arrivando così a registrare profitti per 3 milioni di euro a danno del Sole 24 Ore che risulta dunque parte lesa in questo secondo filone di indagine. Sotto inchiesta per presunta appropriazione indebita anche Filippo Beltramini, responsabile di una società inglese controllata da Di Source Lmt, il commercialista Stefano Poretti e l’imprenditore Giovanni Paolo Quintarelli, fratello del deputato Stefano Giuseppe. Ancora ignoto il nome del decimo indagato.
I giornalisti del Sole 24 Ore hanno proclamato uno sciopero a oltranza fino a quando l’attuale direttore, Roberto Napoletano, non uscirà dal giornale. La decisione dell’assemblea è arrivata dopo la notizia che il direttore è indagato, assieme a 9 manager della passata gestione aziendale, per false comunicazioni sociali. In assemblea permanente oggi, e in sciopero lunedì, l’agenzia Radiocor plus. Mentre Radio 24 trasmette senza le firma dei giornalisti. La Federazione nazionale della stampa, insieme con l’Associazione Lombarda dei giornalisti e l’Associazione Stampa romana esprimono la massima solidarietà ai colleghi del Gruppo e chiedono, assieme a loro, massima discontinuità al vertice del giornale. È necessario che la magistratura faccia piena chiarezza su tutta la vicenda per accertare le eventuali responsabilità ma già fin da ora è fondamentale che, in attesa che l’inchiesta segua il suo corso, per salvaguardare quanto più possibile la credibilità del giornale e di tutta la redazione vengano tagliati tutti i legami con la passata gestione.

“Con riguardo alle iniziative assunte in data odierna dall’Autorità giudiziaria di Milano, i nuovi vertici del Gruppo 24 Ore – impegnati come noto nell’azione di risanamento e di rilancio della società – ribadiscono la propria volontà a fornire agli organi inquirenti la massima collaborazione per l’accertamento dei fatti, confermando che agiranno con determinazione a tutela degli interessi della società”. Lo si legge in una nota.

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