Caso De Luca, magistrato Sdino al processo disciplinare contro Anna Scognamiglio: “Unanimità sulla sospensione della legge Severino”

Napoli. La pronuncia con la quale nel luglio del 2015 la prima sezione del tribunale civile di Napoli permise al governatore della Campania di restare al suo posto, sospendendo gli effetti della legge Severino, fu adottata all’unanimità e non si trattò di una decisione inattesa. Lo ha testimoniato uno dei componenti di quel collegio giudicante, il magistrato Raffaele Sdino, al processo disciplinare a carico della collega Anna Scognamiglio, finita sotto inchiesta a Roma con altre persone, tra le quali suo marito, Guglielmo Manna. In sede penale la giudice donna è accusata di induzione alla corruzione e l’udienza preliminare ci sarà tra meno di venti giorni, il 25 gennaio prossimo. “Fummo tutti d’accordo sulla sospensione in attesa della decisione della Corte Costituzionale”, ha raccontato Sdino, sostenendo che “non si trattò di una decisione a sorpresa”: la pronuncia venne preceduta da diverse riunioni “informali e il nostro convincimento si era già formato nei giorni precedenti”. Davanti alla Sezione disciplinare del Csm, Scognamiglio – che è già stata trasferita di sede da Palazzo dei marescialli – risponde dell’accusa di non essersi astenuta dal procedimento su De Luca nonostante suo marito aspirasse a un incarico dirigenziale nella sanità campana. Le viene contestato anche di aver rivelato al coniuge notizie riservate su questo e altri procedimenti connessi; informazioni di cui questi “si avvaleva – scrive nell’atto di incolpazione la procura generale della Cassazione – per accreditare la possibilità di condizionare le decisioni della moglie e dei giudici del tribunale in favore del dott. De Luca”. L’intento era quello di “esercitare, tramite altre persone, pressioni” sul governatore,” finalizzate a ottenere , in danno di altri aspiranti, la nomina alla presidenza di una Asl nella Regione Campania”. La difesa del magistrato aveva chiesto di sospendere il procedimento disciplinare in attesa della decisione del giudice penale. Richiesta a cui si è opposto il rappresentante della procura generale della Cassazione Alfredo Viola e che è stata respinta dalla Sezione disciplinare. Il processo riprenderà il 15 maggio prossimo.

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