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Napoli, dopo le scuse i tre bel branco di Marechiaro chiedono un percorso di riabilitazione

Regina Ada Scarico

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I tre del branco di Marechiaro hanno ammesso le proprie responsabilità e si dichiarano pronti ad intraprendere un percorso per elaborare il dolore che hanno  procurato a una ragazzina più giovane di loro.
Hanno chiesto scusa alla famiglia della vittima, ma anche ai propri cari. Si sono presentati a testa bassa dinanzi al gip Draetta del Tribunale di Napoli, per confessare: “Quel giorno provammo a incentivarci a vicenda, all’inizio si trattò di una sfida o di un gioco di pessimo gusto, poi abbiamo perso completamente il controllo della nostra condotta”.
Finiti venerdì scorso in tre comunità per minori diverse, oggi i tre aggressori di Marechiaro rispondono del reato di violenza sessuale. Chiedono di intraprendere un percorso di recupero che insegni loro il rispetto della persona e, in particolare, della donna.
I loro difensore si è dichiarato disponibile ad accompagnare i tre ragazzi in un tragitto protetto e garantito, fatto di esperienze formative, sotto la guida di magistrati e assistenti sociali.
Una brutta pagina di cronaca che si conclude con un’ammissione di colpa, una confessione, una richiesta di perdono. Sicuramente passi in avanti per i tre aggressori minorenni.
Peccato non saranno sufficienti per lenire il dolore della ragazzina oggi appena quindicenne. Le sue ferite resteranno tatuate sul suo corpo come nella sua mente per tutta la vita.

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Vergogna a San Giorgio: imbrattato il murales di Troisi e Noschese appena inaugurato

Redazione Cronache della Campania

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“Questa mattina abbiamo trovato imbrattato il murales di Troisi e Noschese realizzato nella stazione Circum di San Giorgio. E non solo questo. Questa notte sono stati tre i raid ai danni di altrettanti murales tra Napoli e San Giorgio a Cremano.
Imbrattato anche quello che ritrae Totò a piazza Garibaldi”. È l’allarme lanciato dal sindaco di San Giorgio, in provincia di Napoli, Giorgio Zinno.
“Dobbiamo indignarci fortemente dinnanzi a questo gesto terribile – ha ribadito – che offende non solo la memoria di grandi artisti nostrani ma colpisce le nostre radici culturali”. “Ho parlato immediatamente con il presidente dell’Eav, Umberto De Gregorio, il quale mi ha riferito che Tutti e tre i raid sono ai danni delle opere artistiche realizzate nell’ambito del progetto dell’Eav.
Un gesto che va oltre l’inciviltà – ha concluso Zinno – , questo è un vero e proprio raid criminale sul quale faranno luce le Forze dell’Ordine anche attraverso le telecamere di videosorveglianza”.

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Napoli, al Vomero poliziotti in bici come in Scandinavia. IL VIDEO

Redazione Cronache della Campania

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Ci hanno creduto fortemente ed alla fine la loro iniziativa ha preso corpo ed oggi è divenuta realtà.Due agenti del Commissariato di Polizia “Vomero”, entrambi appassionati di ciclismo, stavano accarezzando l’idea di poter far servizio d’istituto in sella di mountain bike.
L’idea, nata nel 2014 proprio per svolgere, quotidianamente, una più attenta e capillare azione di prevenzione nel quartiere, tenuto conto della conformazione della rete viaria, in cui sono presenti molte isole pedonali ed un grande parco verde, come quello della Villa Floridiana, ha spinto i poliziotti a richiedere le dovute autorizzazioni.
Pur se l’iniziativa era da considerarsi valida, non esistendo un capitolato per l’utilizzo di biciclette di servizio, si è dovuto attendere qualche anno, affinché il progetto potesse essere realizzato. Gli agenti, nel 2014, erano riusciti anche a trovare uno sponsor, in Pignataro Interamna, in provincia di Frosinone, che fece dono di due funzionali mountain bike con i colori della Polizia di Stato, dotate di lampeggiante e caschetto protettivo.
L’esposizione universale a Milano – Expò 2015 – ove fu istituito, all’interno dell’area destinata alla fiera, un servizio della Polizia di Stato in bicicletta, ha fatto un po’ da staffetta a quella che era l’iniziativa dei due poliziotti partenopei. Il Ministero dell’Interno, dall’estate di quest’anno, avendo approvato questo progetto ha disposto l’assicurazione R.C.A. sulle due mountain bike che, finalmente, dal mese di ottobre sono state messe su strada.
L’iniziativa è stata molto apprezzata dagli abitanti del quartiere Vomero, che vedono nel poliziotto in bicicletta, una sicurezza maggiore che incarna in pieno il concetto di Polizia di prossimità, perché frutto di una maggiore vicinanza della Polizia di Stato a quelle che sono le reali esigenze della collettività.

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Cronaca Giudiziaria

Soldi in nero per pagare il boss che ospitò Gomorra, la rivelazione choc al processo

Redazione Cronache della Campania

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Torre Annunziata. “Ufficialmente dalle casse della Cattleya non sono uscite somme di denaro se non quelle rendicontate. Ma non posso escludere che possano essere stati creati fondi neri, attraverso fatture gonfiate, con i quali siano stati pagati quei camorristi”.
E’ una testimonianza chiave quella di Giovanni Stabilini, amministratore delegato della casa cinematografica che gira la serie tv Gomorra, al processo che si sta celebrando al Tribunale di Torre Annunziata contro i due ex manager di Cattleya accusati di favoreggiamento personale.
Sotto accusa ci sono Gianluca Arcopinto, organizzatore generale della prima serie di Gomorra, e il location manager Gennaro Aquino, colui che indicò alla Cattleya la villa del vero di boss di camorra Francesco Gallo, alias ‘o pisiello per ambientare “casa Savastano”. Il boss che si trova da alcuni anni al regime di 41bis è stato condannato  per estorsione ai danni della Cattleya a sei anni di carcere mentre il padre Raf­faele è stato condannato a 5 anni e 8 mesi di carcere, 5anni e 4 mesi per la madre Annunziata De Simone.
La famiglia Gallo impose a “Cattleya”, la società produttrice del­la nota serie televisiva, il pagamento di un importo maggiore rispetto a quello pattuito (30 mila euro con regolare contratto).
Stabilini nel corso dell’udienza di ieri ha anche spiegato:”Se l’avessi saputo, avrei detto di andare via subito. Alla fine della vicenda  ci siamo un po’ guardati in ufficio e facemmo una battuta. Era impossibile che una casa di quel genere potesse essere di un notaio o di una persona comune”.
Nell’udienza è intervenuto anche Riccardo Tozzi, responsabile artistico della Cattleya: “Quando il proprietario della casa fu arrestato (il 4 aprile 2013, ndr), le riprese non erano ancora iniziate, ma avevamo già fatto dei lavori. Avevo visto la villa in fotografia e dal punto di vista artistico corrispondeva a ciò che cercavamo.
Quell’arresto era un problema, solo perché rischiava di saltare l’ambiente ideale, approvato anche dal regista Stefano Sollima, uno molto esigente. Ma con i nostri legali sapemmo che c’era la possibilità di girare le scene, pagando l’affitto all’amministratore giudiziario. Quindi era tutto ok”.
Poi è stata la volta di Maurizio Tini, produttore cinematografico che ha lavorato per alcuni mesi alla prima produzione, prima di lasciare a settembre 2013. “Avevamo avuto molte difficoltà a trovare il set giusto è la versione di Tini- ha spiegato- perché a Napoli nessuno ci voleva. Ci serviva una casa pacchiana, sfarzosa e di cattivo gusto, e alla fine la trovammo a Torre Annunziata.
Sono stato nella villa durante le riprese e, vi assicuro, veramente era quella che cercavamo. Quando Arcopinto mi disse dell’arresto di Gallo, rischiavamo di dover trovare una nuova location in due giorni. Invece, trovammo la soluzione con i nostri legali e iniziarono le riprese”.

 

 

 

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